Περίπατος

Inizio una nuova giornata mentre fisso l’orologio che indica le ore quattro del mattino.
Respiro per così dire profondamente e abbozzo un sorriso. Attendo che l’ora s’attardi: il tempo trascorre in modo capriccioso con un’andatura irregolare.
Decido dunque di fare una passeggiata: le strade son deserte.
Per prima cosa mi accorgo di un bambino bellissimo che cammina impettito con lo sguardo un po’ assente, si passa una mano tra i capelli ancora folti e tira dritto per la sua strada. Lo squadro con attenzione e mentalmente mi auguro, tra le altre cose, che la sua giovane età gli consenta di osservare, quando io non ci sarò, una umanità migliore e più sincera.
Sùbito dopo occhieggio un genitore che porta a spasso la sua complessione ancora muscolosa. A poca distanza gli viene dietro sua figlia.
Fuggevolmente la guardo in tralice e penso che non potrebbe mai appartenere a me: sarebbe ingiusto, non essendo io mai riuscito a provare sufficiente affetto per il sesso femminile.
Lì accanto c’è anche la madre che a tutta prima non avevo nemmeno scorto: la sua bellezza icastica non è particolarmente eloquente per i miei occhi, ma — sessualmente parlando — mi fa ricordare che anche le donne mi erano piaciute fino all’età di diciannove anni.
Ora invece smetto di osservarla e continuo ad esplorare i dintorni. Mentre cammino mi accorgo che l’umore è piatto, insensibile, anestetizzato: tutto sommato, però, non posso sentire la tristezza, l’ansia o altre emozioni negative, quindi per forza, per forza dev’essere una bella giornata.
Acquisto allora in un negozio alcune birre che più tardi berrò di gusto e proietto in avanti lo sguardo: ci sono tre ragazzi estremamente attraenti che non ho mai incontrato precedentemente. Uno di loro ha un culo scolpito e ben sporgente che sembra invitare ad una sessualità naturale e disinibita.
Li fisso negli occhi e stentoreamente affermo:
“Carini tutti e tre!”
Da parte loro essi immagazzinano il messaggio ma non rispondono.
La passeggiata intanto prosegue allietata da diversi avvenimenti che candidamente si dispiegano nei miei paraggi. Per dirne una, tanti piccoli uccellini mi cinguettano melodiosamente attorno, intonando un motivo ancestrale e fascinoso: quasi sembra che il loro piumaggio variopinto teneramente ne assecondi il ciangottìo.
Da essi sgorga un canto giubilante che allieta le mie orecchie e mi rammenta di quando anch’io potevo modulare la voce e dedicarmi per isvago all’arte di Clio.
Poi, poco più in là, due signore berciano in dialetto stretto: si tratta, senza dubbio, della vecchia Napoli verace ed autentica che per fortuna fatica a morire. E a poca distanza intravedo il chiosco di un granitaio che espone il cartello “cold water“.
La sua bellezza è inoltrata negli anni, ma ancora riesco a percepirla integralmente.
Infine, prima di rincasare, adocchio una libreria ben fornita: tuttavia mi sa che ancora non posso leggere, non è finora giunto quel tempo, ho altre cose a cui pensare.
Ad esempio dovrei appassionarmi di cucina, botanica, calcio, e persino geografia, perché evidentemente ho qualche lacuna in queste discipline e in tutte le attività che richiedono una certa prassia.
Ora però indugiare in strada non sembra più opportuno. Allora mi gratto il naso con le mani perfettamente levigate, e percorro a malincuore con un po’ d’affanno le scale che odorano appena percettibilmente di uno sterile afrore chimico.
Arrivato in camera mia, incrocio le dita e penso che questa sera incontrerò un ragazzo, anche se non potrò pienamente soddisfarlo con il mio organo. Eppure una volta esso sparava anche cinque cartucce al giorno e sfoggiava erezioni migliori e più lunghe.
Però, magari, ci dedicheremo a quel che resta del sesso, soffermandoci poi a discutere se tra noi dovesse dal nulla crearsi un’intesa.
Per adesso, comunque, è meglio restare ancora a lungo in solitudine.

Alea

Ripensavo poco fa al me liceale che aveva piacere, allora e sempre, nell’approfondimento delle lingue.
A quell’epoca accettai dunque di redigere la traduzione di un testo che parlava di entropia, ed amai questa parola.
Coloro che hanno creato — con immaginazione e con lavoro — le leggi della fisica, la definiscono come la misura del disordine e della casualità di un sistema. Gli scienziati ci raccontano insomma che nell’universo tutto procede in maniera spontaneamente disordinata, casuale, confusionaria. E questa teoria mi piacque subito molto, forse perché bastava guardare il subbuglio della mia stanza in cui la mia mente eppure prosperava.
Anche oggi credo vi sia un valore nell’aleatorietà, il quale in effetti viene ammazzato da tutto ciò che è architettato, costruito. Ai miei nipoti auguro di esistere in un mondo fortuito ed imprevedibile.
E poi pensavo a come le azioni di taluni finiscano con lo scrivere e con il disegnare un sorriso, una lacrima od un’emozione sul volto degli altri. Si tratta di gente altruista che ha compreso l’immenso potere che deriva dall’aiutare il proprio fratello e dal regalare ad ogni membro dell’umanità una ragione per migliorare sé stesso.
Per costoro io desidero che creino cose belle e positive, facendo nascere nell’animo altrui sentimenti costruttivi nell’interesse di tutti. Agire diversamente comporterebbe che il baratro morale in cui il mondo si crogiola divenga imissimo abisso, e che esso come tale attragga, distrugga e divori irreversibilmente quel poco di bello ch’è rimasto.

La mia esistenza è sempre stata piuttosto defilata, quindi non ho mai avuto il piacere di guidare i miei sodali verso un futuro migliore. Mi figuro che eseguire moralmente questo cómpito mi sarebbe piaciuto. Al contempo sono consapevole della sconfinatezza di questo potere che si scontra con la natura sbricia ed egotista che appartiene un poco a tutti, sia pure in gradi e misure differenti.
Avendo ricevuto ingiustamente del male, il pensiero di far del bene lusinga e nobilita i miei pensieri, e questo lo dico sinceramente.
Quando poi mi rendo conto che forse ho sognato troppo, inverto la scena, e mi balocco nell’almanaccare un mondo giovane che mi venga incontro e m’aiuti.
Perché all’eguaglianza sul piano ontologico degli uomini io credo davvero.

I was mulling back to my high school days when delving into languages was the greatest source of my contentment.‭
‬At that time I accepted the translation of a text about entropy,‭ ‬and I fell in love with this word.
Those who created the laws of physics‭ ‬—‭ ‬through the use of imagination and hard work‭ ‬—‭ ‬define this concept as the measure of disorder within a system.‭ ‬Scientists narrate that everything in the universe flows in an haphazard and disorganized way,  and I liked this theory a lot,‭ ‬maybe because I knew that my mind could thrive in the slovenliness of my room.
Even today I am convinced that life is more precious when events unfold with randomness,‭ given that‬ everything artificial and factitious smothers their significance.‭ ‬That is why I hope that my nephews will exist in an unpredictable world.
And then again my mind lingers on how,‭ ‬at times,‭ ‬some people’s deeds can draw a smile on‭ ‬others,‭ ‬make them shed a tear,‭ ‬or even stir up their innermost feelings.
This is the power of altruism that teaches us how lending a hand to our next of kin‭ ‬can give every member of our society a reason to improve.

And so I wish these folks to engender something positive,‭ ‬sowing construnctive seeds and acting in everyone’s interest.‭ ‬A divergent course of action would precipitate us‭ ‬at the very bottom of a somber abysmal chasm,‭ ‬and the moral meagerness in which we already wallow would end up devouring the remnants of our earthly beauties.

In my case though, I‭ ‬have always dodged the public eye,‭ ‬so that I could never relish in driving my comrades towards a better future.‭ ‬I assume that carrying this burden in a moral way would have met my preferences.‭ ‬I also savvy that‭ ‬this faculty is‭ ‬actually almost unconfined and brawls against the egotistical and debased nature that we all share,‭ ‬albeit in varying degrees.

In my case I’ve been wronged many times, and thus the prospect of acting ethically profoundly ennobles my thoughts — never have I been more sincere.
But then I comprehend that my dreams have far exceeded the reasonable expectations and I turn the tables,‭ depicting‬ a young world that comes to my rescue.
Because after all I believe that, from an ontological perspective, human beings are equal.

A mio figlio

Caro figlio mio,
tu non esisti e non so se lo farai. Le condizioni devono essere adeguate perché tu ci sia: il mondo deve tramutarsi in un posto in cui valga la pena trovarsi, ed io devo sentirmi in grado di trasmetterti un messaggio, un insegnamento in cui credere ciecamente.
L’altro giorno ammiravo i tratti del tuo viso mentre guardavo la schermata di un’applicazione per gay. C’erano i tuoi occhi azzurri azzurri come i miei che mi parlavano, così sono rimasto a fissare i tuoi capelli, anch’essi simili a quelli che mi restano sul capo.
La tua fotografia continuava ad essere impressa nel mio sguardo, allora mi sono soffermato a pensare alle cose che avresti trovato ad attenderti.
Era difficile prevederle: a dare retta agli istinti primordiali, il pensiero correva spesso alla distruzione ed al nichilismo che talune circostanze portano con sé.
Però poi il tuo volto era bello, e quindi si produceva uno stridore dentro me, che mi spingeva a domandarmi se la grazia del tuo sembiante potesse convivere con il suo preciso opposto, cioè lo stato lamentevole della società odierna. Pareva di sì, altrimenti non sarei potuto restare a guardarti, mentre mi figuravo tu dovessi essere a tutti i costi protetto.
Così, per un poco, ho seguitato a fissare i tuoi occhi appena vacui ed impauriti, ed avrei voluto rimediare a quella tristezza, fin quando essa è divenuta propriamente la mia quand’ho compreso che mio figlio non eri tu.
Ma dopotutto vorrà dire che ti parlerò senza che tu abbia un volto, sussurrandoti nell’orecchio cosa vorrei per te. Forse la cosa più importante sarebbe che tu potessi liberamente diventare ciò che maggiormente ti piacerà. Non farò pressioni su di te, ma ti incoraggerò senza tregua una volta convintomi che hai imboccato la strada giusta.
Il tuo volere sarà esitante, a volte mutevole, e sarà facile che tu sia preda di indebiti condizionamenti, quindi lo rispetterò quasi con deferenza affinché io possa conoscerlo nella sua autenticità, distillarne puramente le intenzioni, e quando possibile esaudirle.
Ma alla fine so bene che per la maggior parte non dipenderà da te, ma dal contesto in cui crescerai e sarai educato. Possiedo la certezza che se assorbirai insegnamenti discutibili essi immancabilmente torneranno a presentarsi nelle tue azioni in un circolo infinito.
E questi sono i frutti di un mondo in cui lo spazio per l’interesse comune è miserrimo e torreggiano invece le prevaricazioni ed il culto delle proprie meschinità.
Alla mia età ho trovato il tempo per impararlo: se invece avessi potuto procrearti il dono più prezioso dell’esserci sarebbe stato mio.

My dear son,
you don’t exist and I don’t know if you ever will. That’s because I decided that if you want to be part of my journey, life must be good enough, the world needs to be a decent place, and I need to steadfastly believe in a set of values and pass them on to you.
Anyway the other day I was admiring your countenance through the screen of a gay app on my mobile. Your eyes, exactly like mine, were filled with a deep shade of blue. I was trying to fathom the message they wanted to convey when I decided to avert my attention to your hair because it bore a resemblance with what was left of my scalp.
With your picture still engraved in my mind, I took the time to envision the future that was in store for you.
It really was a tall order: my primeval instincts conjured up visions of havoc and annihilation that reasonably could be expected on the ground of the unassailable evidence.
Your cute face, on the other hand, clashed with every negative facet of the universe, so I couldn’t help but ask myself if two antonyms could cohabit under the same roof. And your opponent, on the other side of the pond, was the deplorable state of our society.
I was there, looking at you, so there could be no other explanation. And I needed to protect you before anything else.
Your eyes were laden with fear and void, so I yearned I could fix things up, but then your sadness clung to my soul when I realized that you weren’t my son.
So, well, your face is not important. Just hear me whisper my desires for you. You need to become who you want to be. I won’t condition your choices, but I’ll spur you on — relentlessly — if I sense that you’re on the right path.
You will falter in your decisions, sometimes you’ll be fickle, it’ll be easy to alter your convictions, so I’ll try to distill your volition with deference and help you achieve it whenever possible.
But, in the end, I know that your upbringing and your surroundings will play a big role. I also know that if you’re taught the wrong lessons you’ll commit the wrong deeds. It’s a neverending catch.
What do you expect from a world where common good has scant place and prevarications and miseries loom on this existence?
Learning these untoward principles has been tough on me. If on the other hand I could procreate you the gift of your life would have saved me.

Ai leader della Terra

 

Egregi leader degli Stati di questa Terra,
apparentemente avete tra le mani un potere fondamentale, ossia quello di governare un pianeta oggi molto diverso da quello che apparteneva ai nostri nonni, e auspicabilmente anche da quello in cui, nella migliore delle ipotesi, esisteranno i nostri nipoti.
Oggi, purtroppo, la dimensione libera ed autentica dell’esistere è stata scombussolata per sempre, ma al contempo ci troviamo in un’epoca cardine per il destino dell’umanità, nella quale, improrogabilmente, debbono assumersi decisioni dall’enorme momento politico e sociale, per cui diventa ragionevole il supporre che essa non ritorni più e finisca in ultima analisi con il determinare quale destino riservare all’umanità.
In questo tempo, purtroppo, la verità è messa in vendita al banco dei migliori offerenti, ed essere sicuri di conoscerla è davvero impresa inottenibile e parecchio ardimentosa per chiunque, soprattutto per chi riveste un ruolo importante: questi corre infatti il rischio accresciuto che il suo agire sia soggetto a pastoie inaccettabili.
Vi auguro dunque di poter decidere la strada più adeguata da intraprendersi. Esprimo quest’auspicio in conseguenza della mia personale esperienza in questo mondo, il quale mi ha riservato, sotto diversi aspetti, un trattamento atroce e pregiudizievole.
Mi rivolgo in ispecial modo alle donne, creature di immenso valore che fino ai diciannove anni hanno anche loro fatto parte della mia sfera affettiva ed erotica. Mi rivolgo altresì ai loro bambini che su di essi accentrano le speranze di ciò che verrà e che vanno massimamente rispettati nella loro individualità. Mi rivolgo infine agli strati una volta emarginati della popolazione, come gli amici che, come me, non hanno scelto di essere gay, e ai lavoratori sessuali che sento molto vicini al mio cuore per via di alcune personali doglienze peniene negli ultimi anni insorte.
Scrivo tali parole con la coscienza immacolata e l’animo scevro dalle paure e dai legacci terreni dell’esistere. Le scrivo nella consapevolezza che siamo parte di un mondo interconnesso che, nella sua unità, forse può scegliere se salvarsi o integralmente dannarsi.
Con esse mi auguro e vi auguro che la razionalità torni ad avere un ruolo precipuo, scalzando i biechi interessi miopi degli accentratori di potere e desiderando che al favor del maggior numero sia conferito adeguato rilievo: “for the many, not the few“.


Respectable leaders of the Earth,
it looks like you wield in your hands a crucial power, that is ruling a planet which is very different from the one in which our forebears used to live. Furthermore, our descendants will happen to dwell in yet another set of circumstances.
Today, unfortunately, freedom and authenticity have been quashed and, more importantly, we should be cognizant that these days are pivotal for the fate of mankind. Therefore, taking momentous decisions is undeferrable, especially in consideration of the likelihood that this epoch will not return very soon.
When truth is up for sale, the certainty of its knowledge becomes a courageous and forlorn feat, in particular for the ones in a position of command who are at augmented jeopardy of an inacceptable tethering of their actions.
My words are uttered with an untarnished conscience, hoping that the majority of denizens of this interwoven village will be able to appease their inalienable needs: “for the many, not the few”.

Un uomo venuto da molto lontano

Quando da adolescente ascoltavo Radio Maria mi colpiva molto questo brano, salmodiato di frequente da un’ignota voce soavissima durante un programma pomeridiano di saluti e dediche.
Al brano è stata in seguito data notorietà da Amedeo Minghi, e su Internet si trova la versione da lui interpretata nel concerto romano del 22 maggio 2003. Ogni volta che la ascoltavo, io divenivo preda d’una forte commozione che mi umettava gli occhi senza che ne conoscessi il percome.
Immagino che la figura di questo pontefice che portava nel cuore il vento di Auschwitz e stringeva il dolore e un libro in una mano avesse un impatto notevole sulla mia persona dell’epoca. Inoltre sono sicuro che già da allora condividevo l’assoluta necessità della fratellanza tra gli uomini e presentivo fosse necessario che il mondo smarrito ritrovasse la libertà e l’autenticità dell’esistere.

When I heard this song, during my adolescence, my eyes watered with no apparent reason.
Probably I was enthralled by the figure of this Pope with the wind of Auschwitz in his heart and a book in his hands. Even back then, I had the unfettered belief that human brotherhood was seminal and that this strayed world needed to gain back freedom and authenticity.

Suffering is one very long moment

Non vi è razionalità alcuna nella tortura, nella sofferenza, nella cattiveria: danneggiare gli altri significa al postutto depauperare il valore di ciò che ci circonda, e a cui tutti a piene mani attingiamo per esistere nel miglior modo possibile.
Vi sono tuttavia dei sostrati biologici che indicano le circostanze in cui si assumono certi errati comportamenti, ed anche alcune ottime ragioni per ritenere che il concetto di colpa debba fortemente essere stemperato da considerazioni di ordine autobiografico, biochimico, ambientale, di modo che esso ne risulti grandemente ridimensionato, e forse quasi annullato.
Se tale premessa sembra però adeguata per stornare gli eccessi del giustizialismo, non lo è invece per ordire un alibi, ovvero per abbandonare quell’afflato che spinga all’automiglioramento.
La verità, infatti, è che in noi custodiamo anche istinti bassi e miserevoli: l’umanità ne è stata provvista dalla notte dei tempi, e vieppiù ne dispone ora che agisce in modo macchinale ed invasato.
Si tratta di meccanismi posti molti secoli fa dalla natura a difesa di predatori e pericoli di vario genere. Utilizzarli oggi con l’intento di perseguire finalità egemoniche, materialiste e dominatrici fatalmente equivarrebbe al percorrere un sentiero unidirezionale verso la disfatta.
Nel mio caso, tuttavia, sono almeno confortato da una coscienza assolutamente limpida.

There is nothing rational in torture, in suffering, in evil deeds: hurting other people is tantamount to impoverishing the milieu by which we are surrounded and from which we derive our glee in life.
However, our biological patterns provide us with an insight into our deviant behaviors, so that we can esteem with good reason that the very idea of culpability must be matched against autobiographical, biochemical and societal motives. In the wake of this comparison, we can hardly find little room for placing the blame.
And that is why we should be wary of a mere and pedantic application of justice, but still bear in mind that we cannot acquit ourselves, unless we actively pursue the amelioration of who we are.
It is true that our befouled instincts reside within us, and that nature has bequeathed them to us since ancient times, but nowadays, in this mechanical and deranged universe, they seem to be magnified.
Those mechanisms were meant to protect us from predators and sundry dangers of every ilk. If we were to use them with hegemonic and materialistic intents we would be bound to the doom and gloom of our society.
In my case, though, my unblemished conscience is my utmost relief.

Francesco Gabbani – Per tornare liberi

Questa canzone mi fa pensare a tutto ciò che, in questo mondo, ci imprigiona l’essere.
Affronta tra l’altro il tema dei desideri minimi indispensabili talvolta non soddisfatti, e della resilienza dell’anima per chi la possiede, qui simboleggiata dal fenomeno della risacca.
Al centro di tutto si ritrova però l’affermazione ossimorica per cui «siamo tutti liberi di restare legati così, ai nostri limiti peggiori». Tuttavia ci si domanda quale sia il conto da pagare per una società che, sotto molti aspetti, attivamente agisce per deumanizzarci. Probabilmente, volendo azzardare un’ipotesi, si potrebbe finire, prima o poi, per correre incontro all’annichilimento.
Allora a gran voce si invoca — io credo con giusta ragione — una modifica dei comportamenti immorali, oppure in subordine che ciascuno salvi sé stesso come può, e se può. L’esortazione è però bonaria e scevra da condanne e giudizi perché, quelli no, non aiutano.

Cette chanson me fait penser à tout ce que, dans ce monde, nous emprisonne l’être.
On y parle, entre les autres choses, des désirs minimaux essentiels insatisfaits et de la résistance de l’âme pour ceux qui la possèdent, ici symbolisée par le phénomène de la ressac.
Au coeur de tout cela, on y trouve l’oxymore selon lequelle “nous sommes tous libres de rester liés à nos pires limites”. Cependant, on peut nous demander quel soit le prix à payer pour vivre dans une société qui agit activement, en plusiers regards, pour nous dépouiller de notre humanité. Probablement, si je devais m’avancer à deviner, je dirais qu’on coure le risque de nous anéantir.
Alors on doit réclamer à cor et à cri — ce serait très juste — d’abandonner l’immoralité de l’agir ou autrement de penser à nous-mêmes, en pouvant le faire. Et c’est une exhortation bienveillante, sans jugement, parce que la condamnation ne pourrait pas nous aider.

Gli attributi dell’umanità

Le parole hanno una funzione: propriamente quella di comunicare chi siamo e come ci sentiamo.
Quando questo potere incommensurabile si deteriora, l’umanità è perduta, poiché non più in grado di trasmettere messaggi significativi, ma solo di ricavarli servendosi dell’inferenza. Tuttavia, così facendo, le probabilità di incorrere in errori ermeneutici aumentano vertiginosamente, soprattutto se la peculiarità ci contraddistingue.
Questo perché il discorrere è un attributo irrinunciabile del nostro essere, come del resto ve ne sono tanti. Tra di essi precipuamente possiamo enumerare la fiducia, poiché senza di questa il vivere diviene fattualmente impossibile. Quindi misero è colui che ha buone ragioni per dubitare di nutrirne.
Anche l’omeostasi umorale, sebbene normalmente non menzionata nelle interviste, non può tralasciarsi: un individuo a cui venga infatti sottratta di sicuro non darebbe la migliore impressione di sé.
Ci sono poi molti altri modi attraverso i quali la nostra identità personale si sviluppa: ad esempio il ricevere sotto un profilo endogeno o esogeno segnali contraddittori, atroci o deumanizzanti non ci garantisce esattamente di manifestare la versione più incantevole di noi stessi.
Il problema giace nel fatto che possiamo fare solo ciò che da noi dipende, e non altro. Né perlopiù dovremmo arrogarci diritti che non ci spettano, precisamente in virtù della nostra rettitudine morale.
Impreteribilmente però dobbiamo poter trasformarci proprio nelle persone che vogliamo essere, ed assumere tutte le tutele necessarie a difesa della nostra libertà personale e della salute. E queste cose potrebbero essere raggiungibili a prescindere dal luogo in cui ci troviamo e dal nome a cui rispondiamo.
Solo allora la vita acquisterà valore e continuerà a serbarlo presso sé, potendo noi scansare la follia alionormata ed i gioghi che opprimono la nostra identità.

Words are there for a reason, that is communicating who we are and how we feel.
When this incommensurable power withers away, mankind is lost, since meaningful messages can no longer be conveyed, but only inferred. But, in doing so, the odds of producing hermeneutical errors grandiosely levitate, especially if peculiarity is our birthmark.
The necessity of carrying a conversation is interwoven within us, along with many others. Trust, for example, has seminal importance if we consider that, when it is lacking, we cannot viably exist. Woe betide him who has good reason to be skeptical in that regard.
Even mood homeostasis, although not often mentioned, cannot be easily dismissed. Fickle people are in fact not well regarded.
Moreover, our personal identity develops in several ways, and when we receive opposing signals, that are at once atrocious and dehumanizing, both endogenously and exogenously, we are not guaranteed to showcase the most beguiling version of ourselves.
The problem lies in that we can only do what is dependent on us, and should not claim to have rights we are not entitled to, exactly in virtue of our moral rectitude.
We cannot help, though, but be allowed to morph ourselves into the best version of ourselves and protect, with every means, our personal freedom and health. And this could be achieved no matter where we are and how we are called.
Only then will life find and cherish its taste, when we will be able to eschew provoked folly and yokes which downtrod our identity.

Cranberries – Zombie

 

This song reminds me of the times when I went to high school. It was continually broadcast back then, and I remember discussing about its meaning with my friends.
I was very different when I was a teenager, quite the opposite of what I am now, but I was engrossed by these lyrics.
It’s not me” “In your head, in your head, they are fighting” “What’s in your head, in your head, zombie, zombie, zombie-ie-ie, oh“. These sentences are frightening and astounding because they make you wonder how powerful our brain is.
I am frankly passionate about medicine, so I know that this organ can shape and mold our identity in infinite ways. As you know, when we feel friendship, appreciation, trust or suspicion, this is brain dependent. When we feel like acting in selfish or evil ways, this is brain dependent. Our tastes and preferences hinge exactly on that. What we feel like doing during the day, if we want to stay home, take a walk or have sex stems precisely from the chemistry of our bodies. If we remember something, we must pay heed to the fact that every memory is encoded in a precise location inside us.
The list is countless and a philosophical question arises: how can we possibly know that we actually want what we think we want in any given moment?
But music, of course, is simply for fun and we live in an amiable and amicable society, so we can dismiss these conundrums with a shrug of our shoulders.
After all, who cares? And why should we be worried about these petty theoretical trifles? Most people deserve to be trusted, don’t they?

In tema di valutazioni etiche

In questi giorni ho comunicato con diverse persone, e ho percepito (perché ora posso percepirlo) varie domande indagatrici, poiché la gente è avida di conoscerti e giudicarti secondo schemi predefiniti. Il problema sorge quando tu, pur avendo agito in modo enormemente etico, conservi qualche elemento distintivo.
Allora mi sono domandato quali siano le caratteristiche che dovrebbero suscitare stima in un essere umano in confronto ad un suo simile ed eguale, in quanto anche lui appartenente alla stessa razza.
Forse l’accesso alla conoscenza, per cui uno che disponga di certe informazioni diviene migliore di un altro? Be’, anche se essa è sicuramente arma di potere e soggiogazione delle masse, nulla aggiunge agli attributi morali di un individuo.
Forse allora il suo carattere, la sua indole spigliata ed insolente, oppure goffa, impacciata ed introversa? Se per esempio sia portato a porre in essere azioni grette od altruiste? Ma no: queste sono caratteristiche che, diciamo così, ci concede Madre Natura.
Ciò che invece, se dovessi dire la mia, dà valore ad un individuo è la sua aspirazione a comportarsi nel modo più nobile, morale e filantropico di cui sia capace. Ognuno lo farà a modo suo, in accordo con la peculiare situazione in cui si trova e le sue personali caratteristiche, ma, per me, il metro fondamentale di giudizio resta questo.
E dagli sforzi concordi di tanta gente che in questo senso agisce potrebbe scaturire un fato migliore per noi e per i figli di chi avrà figli, mentre invece una condotta antitetica finirebbe col condannare immedicabilmente l’umanità.

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