Una canzone notturna

Una canzone notturna e colma di poesia. Voglio sia presente tra queste pagine.
Me l’ha suggerita Youtube, che ha dedotto mi piaceva ascoltare la voce di Josh Groban.

Scorrendo il testo, particolarmente adoro l’immagine dell’uomo perso nel buio mentre fluttua nelle eppur luminose stelle, e – in ugual misura -  l’accostamento tra conchiglie e volti del nostro passato.

Come in altre circostanze, accludo un breve clip in cui canticchio anch’io. Non vuol dire che m’attribuisco qualche merito, solo che lo faccio di buon grado.

 

Un pensiero

In questi mesi qualche volta ho pensato: «sono stato ingannato».

In effetti, anche se generalmente mi sento abbastanza sereno, talvolta mi càpitano dei momenti di tristezza o scoramento.
In uno di questi riflettevo su come, quando ho iniziato ad accettare la mia omosessualità, avevo un’idea molto diversa di ciò che la vita m’avrebbe riservato. Certo, è vero: sono appena alla soglia dei trent’anni, quindi in teoria dovrei avere ancora molte occasioni per scrivere le pagine del destino.
Però, nello stesso modo, non mi aspettavo che gli ultimi tempi trascorressero così.

Vedete, quando avevo vent’anni ed entravo in chat gaia, osservavo i trentenni interagire tra loro e mi sembravano in massima parte vuoti, superficiali e tristi.
Be’, no: oggi non penso di essere diventato proprio così. Però anche è vero che un po’ mi sono avvicinato a questo modo d’essere: ho imparato a vivere molte vicende con estrema leggerezza, ad evitare di proiettarmi nel futuro, a ridurre insomma a pressoché zero le mie aspettative.

Talvolta un pochino fa male. Ma passa presto, alla fine: in questo momento, ad esempio, mi è sufficiente pensare a tre cose per sentirmi meglio.

La prima riguarda un vecchio amico di chat che poco tempo fa ha perso la madre ed ora anche il padre. Dunque gioisco di non essere per il momento totalmente solo.

La seconda è la gratitudine per ciò che di bello ho vissuto fin ora. Anche se il futuro sarà lugubre (ma penso e spero di sbagliare almeno un po’) sono contento di tante cose che il passato mi ha riservato. Ho avuto un ragazzo tutto per me, ad esempio: pur se ora sono solo, non me la sento per niente di sminuire la bellezza di ciò ch’è accaduto.
Mai potrò dire di essere stato totalmente sfortunato in amore, e non sembra faccenda di poco momento; ne ho conosciute di persone a cui questo lusso non è realmente appartenuto.

La terza è il pensare che, dopotutto, sono poche le cose che ora possono davvero nuocermi, visto che ho imparato a bastarmi. E vi sono riuscito molto meglio di tanti altri: forse ho una certa vocazione per l’eremitaggio, ma, alla fin fine, sembra quasi un colpo di fortuna.

Un po’ di karaoke

Quale modo migliore di provare la nuova webcam con microfono incorporato, se non canticchiando un po’ qualcosa?

Eccone i frutti.

PS: Mi sono capitate queste canzoni a portata di mano nella mia playlist, ma non voglio uccidermi. Sono al contrario molto tranquillo e di buon umore.

 

Autoscatto con braccio

Je t’écris

Continuo, ogni tanto, a riversare pensieri su questo blog. Oggi voglio scrivere qualcosa per me stesso, quindi non mi interesserà il fatto che vi sto annoiando a morte, parlandovi sempre di Grégory.

Je t’écris è stata la canzone che me ne ha fatto infatuare: infatti, quando la sentii per la prima volta, non ne afferrai con precisione ogni parola, però iniziai a sentirmi molto triste, sul punto di piangere.

Ne cercai allora il testo: inizialmente ne fui deluso.
Sembrava una mera elencazione, sia pure provvista di un buon lirismo, di luoghi, persone e stati d’animo: non comprendevo però quale filo logico li unisse.
Ma nondimeno seguitavo ad essere sballottato da emozioni sferzanti ed implacabili.

Poi, nella mente, si stagliò un’idea.
Ho capito. Almeno, ho creduto profondamente di aver capito, se non altro d’essermi imbattuto in un motivo personale per cui quelle parole mi colpivano.

Ma non mi sento pronto ad aggiungere altro.

Je ferai le tour du mond d’un jour très ordinaire.

 

Nuove perle della chat, con precisazione

Iniziamo con una precisazione:
Caro amico G., che hai commentato così sgarbatamente il mio ultimo videopost, non pubblicherò quello che dicevi.

Stavo semplicemente improvvisando una riflessione sulla difficoltà di innamorarsi nuovamente alle soglie dei trent’anni, ed avevo ottimi motivi personali per considerare tale eventualità.
Questo non mi rende per niente meno sereno, quindi rispàrmiati certi consigli.

Ed ora veniamo a noi.
In questo post smaltisco un po’ di “fondi di magazzino” con alcuni screenshot divertenti, tratti dalla chat e dai siti gay. Eccoli.

Coerenza

Tra cinque minuti non è sùbito…

Richieste di valutazione

Amore eterno

“Sono tamarro anche in chat”

Però bisogna friggermi con poco olio!

Cercasi master rispettoso della mia famiglia

In conclusione, vi lascio con la porno-pubblicità più trash e disgustosa che io conosca. Credo che, fossi etero, mi farebbe diventare gay.

Saluti.

“It’s easy to fall in love”

I saw a link in my Facebook timeline. It said that ‘it’s easy to fall in love, the special thing is to stay’.
Here’s my two cents on the topic.

Con te partirò

La bravura di un artista si inferisce anche dal modo in cui se la cava alle prese con brani di svariata fattura.
Ed ecco, dunque, il piccolo principe interpretare questo classico di Andrea Bocelli.

Più sotto, nel secondo clip, potrete ascoltarmi canticchiare assieme a lui.

La signorina Else

Conoscevo già Arthur Schnitzler: avevo particolarmente apprezzato Doppio sogno; così, quando Mister Dalloway mi ha consigliato di leggere La signorina Else, ho accettato con lena.
Non parlerò della trama di questo romanzo breve: in rete la si può trovare in più luoghi e, comunque, averne cognizione non vale quanto il diretto fruirne. Voglio invece esporre brevemente alcune impressioni personali che lo scritto ha in me stesso suscitato.

La prima, naturalmente, è un confronto con l’altra opera nominata: l’atmosfera onirica e rarefatta di quelle pagine è di fatto irripetibile, e qui nemmeno vi si accosta. Ciò nonostante, il flusso di coscienza (l’intero romanzo si snoda come tale) è perfettamente riuscito, e raggiunge sovente vette di profonda suggestione. Mirabile, ad esempio, il figurarsi del proprio funerale, incantevole la precisione psicologica con cui si ritraggono i traccheggiamenti e le dicotomie interiori della protagonista (e del resto lo stesso Freud era stupefatto da alcune intuizioni del Nostro).

Non è l’unica spigolatura degna di nota: per esempio, nel riferire i pensieri e di séguito le parole, non vi sono dubbi che Else tenacemente indossi una maschera, per costrizione impostale dalla temperie storico-sociale del periodo di riferimento. Il contrasto, insomma, tra le percezioni reali e quelle verbalmente professate è reso con magistrale destrezza, e sortisce in qualche punto effetti surreali.

E difatti, a mio avviso, è della tecnica del paradosso di cui Schnitzler si serve per denudare l’ipocrisia borghese, l’attenzione all’apparenza, il dissolversi di vincoli morali. L’esito è reiteratamente meraviglioso (Non mi venderò mai. Mi concedo gratis, piuttosto [...] Voglio essere una sgualdrina, non una puttana; Com’è possibile guardare in questo modo una persona morta! Che mancanza di tatto; Oh, signor von Dorsday, sapesse che paura mi fa. Vuol essere tanto cortese da permettermi di portare un buon amico?).

Dopotutto, Else riporta al pensiero gli inetti di sveviana memoria; però, ripetutamente, ella tenterà di trovar la forza di rinnegare la sua famiglia, il modo d’agire richiestole, la stessa società che l’ha vista nascere e formarsi.
Si tratta d’uno sforzo titanico, che postula la completa frantumazione dell’Io, e pertanto destinato a fallire. Else morirà per avere, appena appena, immaginato di compirlo.

Autoscatto

Prove tecniche di autoscatto, aspettando l’estate, viste le richieste.
Sono sul pc vecchio, quindi non ho nemmeno Photoshop: solo un misero Irfanview ed una fotocamera a bassa risoluzione,
E devo ancora smaltire per bene gli eccessi della Pasqua.

 

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