Je t’écris

Continuo, ogni tanto, a riversare pensieri su questo blog. Oggi voglio scrivere qualcosa per me stesso, quindi non mi interesserà il fatto che vi sto annoiando a morte, parlandovi sempre di Grégory.

Je t’écris è stata la canzone che me ne ha fatto infatuare: infatti, quando la sentii per la prima volta, non ne afferrai con precisione ogni parola, però iniziai a sentirmi molto triste, sul punto di piangere.

Ne cercai allora il testo: inizialmente ne fui deluso.
Sembrava una mera elencazione, sia pure provvista di un buon lirismo, di luoghi, persone e stati d’animo: non comprendevo però quale filo logico li unisse.
Ma nondimeno seguitavo ad essere sballottato da emozioni sferzanti ed implacabili.

Poi, nella mente, si stagliò un’idea.
Ho capito. Almeno, ho creduto profondamente di aver capito, se non altro d’essermi imbattuto in un motivo personale per cui quelle parole mi colpivano.

Ma non mi sento pronto ad aggiungere altro.

Je ferai le tour du mond d’un jour très ordinaire.

 

Nuove perle della chat, con precisazione

Iniziamo con una precisazione:
Caro amico G., che hai commentato così sgarbatamente il mio ultimo videopost, non pubblicherò quello che dicevi.

Stavo semplicemente improvvisando una riflessione sulla difficoltà di innamorarsi nuovamente alle soglie dei trent’anni, ed avevo ottimi motivi personali per considerare tale eventualità.
Questo non mi rende per niente meno sereno, quindi rispàrmiati certi consigli.

Ed ora veniamo a noi.
In questo post smaltisco un po’ di “fondi di magazzino” con alcuni screenshot divertenti, tratti dalla chat e dai siti gay. Eccoli.

Coerenza

Tra cinque minuti non è sùbito…

Richieste di valutazione

Amore eterno

“Sono tamarro anche in chat”

Però bisogna friggermi con poco olio!

Cercasi master rispettoso della mia famiglia

In conclusione, vi lascio con la porno-pubblicità più trash e disgustosa che io conosca. Credo che, fossi etero, mi farebbe diventare gay.

Saluti.

“It’s easy to fall in love”

I saw a link in my Facebook timeline. It said that ‘it’s easy to fall in love, the special thing is to stay’.
Here’s my two cents on the topic.

Con te partirò

La bravura di un artista si inferisce anche dal modo in cui se la cava alle prese con brani di svariata fattura.
Ed ecco, dunque, il piccolo principe interpretare questo classico di Andrea Bocelli.

Più sotto, nel secondo clip, potrete ascoltarmi canticchiare assieme a lui.

La signorina Else

Conoscevo già Arthur Schnitzler: avevo particolarmente apprezzato Doppio sogno; così, quando Mister Dalloway mi ha consigliato di leggere La signorina Else, ho accettato con lena.
Non parlerò della trama di questo romanzo breve: in rete la si può trovare in più luoghi e, comunque, averne cognizione non vale quanto il diretto fruirne. Voglio invece esporre brevemente alcune impressioni personali che lo scritto ha in me stesso suscitato.

La prima, naturalmente, è un confronto con l’altra opera nominata: l’atmosfera onirica e rarefatta di quelle pagine è di fatto irripetibile, e qui nemmeno vi si accosta. Ciò nonostante, il flusso di coscienza (l’intero romanzo si snoda come tale) è perfettamente riuscito, e raggiunge sovente vette di profonda suggestione. Mirabile, ad esempio, il figurarsi del proprio funerale, incantevole la precisione psicologica con cui si ritraggono i traccheggiamenti e le dicotomie interiori della protagonista (e del resto lo stesso Freud era stupefatto da alcune intuizioni del Nostro).

Non è l’unica spigolatura degna di nota: per esempio, nel riferire i pensieri e di séguito le parole, non vi sono dubbi che Else tenacemente indossi una maschera, per costrizione impostale dalla temperie storico-sociale del periodo di riferimento. Il contrasto, insomma, tra le percezioni reali e quelle verbalmente professate è reso con magistrale destrezza, e sortisce in qualche punto effetti surreali.

E difatti, a mio avviso, è della tecnica del paradosso di cui Schnitzler si serve per denudare l’ipocrisia borghese, l’attenzione all’apparenza, il dissolversi di vincoli morali. L’esito è reiteratamente meraviglioso (Non mi venderò mai. Mi concedo gratis, piuttosto [...] Voglio essere una sgualdrina, non una puttana; Com’è possibile guardare in questo modo una persona morta! Che mancanza di tatto; Oh, signor von Dorsday, sapesse che paura mi fa. Vuol essere tanto cortese da permettermi di portare un buon amico?).

Dopotutto, Else riporta al pensiero gli inetti di sveviana memoria; però, ripetutamente, ella tenterà di trovar la forza di rinnegare la sua famiglia, il modo d’agire richiestole, la stessa società che l’ha vista nascere e formarsi.
Si tratta d’uno sforzo titanico, che postula la completa frantumazione dell’Io, e pertanto destinato a fallire. Else morirà per avere, appena appena, immaginato di compirlo.

Autoscatto

Prove tecniche di autoscatto, aspettando l’estate, viste le richieste.
Sono sul pc vecchio, quindi non ho nemmeno Photoshop: solo un misero Irfanview ed una fotocamera a bassa risoluzione,
E devo ancora smaltire per bene gli eccessi della Pasqua.

 

Per dirvi

Questo blog nasceva soprattutto con il fine di fissare su carta (virtuale) ricordi e considerazioni attinenti al mio essere gay: c’erano infatti un po’ di episodi che non volevo smarrire nell’oblio; e poi mi piaceva lanciare il famoso messaggio nella bottiglia: magari qualcuno poteva apprezzarlo e per questo contattarmi o conoscermi.
Ho ricevuto, in effetti, diverse email e commenti molto gratificanti: di questo vi ringrazio. Ora però sento di aver detto le cose importanti, quindi tornerò a postare soltanto quando e se l’ispirazione me lo consentirà. Dopotutto i feed esistono per questo motivo.
E io ho voglia di vivere, piuttosto che di scriverne. Però sono anche molto sereno. E trovo questa forza in me stesso, e di ciò mi compiaccio di più.
Ossia: non ho bisogno di oggetti, viaggi, eventi o quant’altro per sentirmi appagato.
Direi che non ho bisogno manco di un ragazzo ed in effetti sarebbe vero, anche se sento che forse sarei pronto a mettermi di nuovo in gioco, e un po’ mi guardo flemmaticamente in giro.

Voglio infine rispondere a coloro che mi chiedevano privatamente in merito a nuovi autoscatti: cari miei, preferisco eventualmente mostrarvi dei progressi adeguati, e di ciò si parlerà a suo tempo, magari con l’avvicinarsi dell’estate.

State tutti bene. Inshallah ci sentiremo presto. In ogni caso – me ne raccomando – curate d’esser felici, com’io vi auguro.

Ascoltando il piccolo principe Grég

Di nuovo, sto vivendo uno di quei periodi in cui non riesco a smettere di ascoltare Grégory Lemarchal.
Il giorno in cui riuscirò a sentirlo cantare per più di mezz’ora senza versare una lacrima vi prego di uccidermi, perché non sarò più io.
La sua voce e il suo sguardo mi perforano completamente anima, cuore e cervello.

E dunque, anche se ho parlato spesso di lui, torno a farlo, questa volta pubblicando alcuni video delle sue esibizioni in diretta alla Star Ac.

Ne ho scelte tre perché trovo siano particolarmente intense.
La rivière de notre enfance, soprattutto, è davvero da brividi, particolarmente la frase: “Ce n’est pas sa mort qui me fait d’ la peine. C’est de n’ plus voir mon père qui danse“.

 

Sonni e sogni

Ho la febbre. Di nuovo.

Mi sono appena svegliato da un sonno molto agitato. Evidentemente, alla condizione patologica del mio organismo, si assommano le tante preoccupazioni della mia vita in questo momento.

Ho molte cose per la testa e cerco di risolverle nel miglior modo possibile. Ma spesso è difficile, spesso sono abbandonato nella lotta, spesso non capisco perché le cose vadano in un certo modo.
Insomma, provo sempre a trovare una logica ed un bandolo, ma a volte sembra non esserci nessuno dei due.

Poco fa sognavo una persona scomparsa, a me molto cara, che mi diceva di fare attenzione, che avrei affrontato pericoli molto gravi, con esito infausto, completamente da solo.
Ho cercato di interpretare: forse ho capito, forse no. Ricordo che nel sonno ho chiesto spiegazioni ed ho ricevuto da ultimo la risposta: tu vieni da me.
Io ho ribattuto in conclusione: se fossi sicuro che sei lì, verrei, verrei subito.

Poi mi sono riscosso e ridestato: le immagini ancora vivide mi pulsavano dentro, ma mi sentivo stordito. Così come ora. E mi meraviglio di averne potuto scrivere, ma ho quasi dovuto farlo.

Still I wonder

One of my earliest recollections goes back to when I was about four.
Sat on the floor, I was playing with something. My parents came to ask:
- Would you like a little brother?
My answer was:
- But what about my toys? You give ‘em to him, do you?
- We do.
- No way! – was my final word.

I hope that this verbal exchange hasn’t altered my story. But, in the process of growing, I often pondered what it would have been like if I had started acting up and pestering I did want a little brother.

And more importantly, I wonder about the relationship we would develop.
In the past I was absolutely certain that a blood tie would have meant that we would have loved each other without a doubt. Now I know it doesn’t have to be that way, but still I wound up thinking it would offer more than the external world.

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