Fiorella Mannoia e Ivano Fossati – Oh, che sarà

In tendenza su Twitter questa mattina c’era Fiorella Mannoia, così ho ricordato che, tra le cassette che mio padre m’aveva registrato da bambino, vi era questa canzone che letteralmente mi mandava in estasi ogni volta che la ascoltavo.
Sarà stato per la musica che mi riempiva l’animo, sarà stato per le voci che nel canto sembravano consumare un arcano rituale ieratico, o forse il motivo è da rinvenirsi in quel profluvio di domande irrisolte che sfuggivano alla mia comprensione fanciullesca, purtuttavia insinuandovi un seme d’inquietudine, una sensazione a stento percepita che magari le cose, nel mondo, non fossero esattamente perfette.
Oggi che riascolto quelle parole, sicuramente riesco a percepire alcune ascose implicazioni, ma il brano indubbiamente custodisce un sostrato ermetico per cui il discettarne resta difficile.
Però la mia interpretazione personale mi induce a ritenere che il fulcro di esso sia il divario tra l’essere e il dover essere di kantiana memoria, ossia quello iato incolmabile tra lo stato effettivo delle cose e quello ideale. Tale abisso discende dal propagarsi in seno all’animo dell’uomo di forze ingovernabili che spesso concedono la supremazia a fomiti indecorosi e meschini.
Ciò nonostante, appartengono altresì alla nostra indole altre più nobili pulsioni, come quelle generate dalla bellezza, dall’amore, dalla sensualità.
E forse il tutto si riduce ad un conflitto escatologico tra questi due opposti, da cui ineludibilmente scaturirà la salvezza o la dannazione dell’umanità.
Tuttavia, mentre si resta in attesa che si imbocchi l’una strada o l’altra, ammettendo che una scelta sia ancora possibile, continua ad avere senso domandarsi quale futuro stiamo costruendo.

Grégory Lemarchal – En chantant

Uno dei parametri per giudicare una canzone è il numero di emozioni provate, talvolta proporzionale alla quantità di pensieri che essa evoca.
Questo brano di Sardou (di cui adoro l’interpretazione di Grégory Lemarchal) mi fa pensare a moltissime cose e sembrano tutte, più o meno, in accordo con il mio sentire.
Ad esempio tra esse vorrei ricordare:

 la necessità di approcciarsi all’esistenza in modo ottimista, propositivo, determinato;
 l’ingenuità delle prime esperienze e dei primi amori che aggiunge ad essi una patina di fascino;
 il concetto di sincretismo religioso e filosofico per cui la cosa più importante diviene l’agire altruista e apportatore di bene;
  un approccio tranquillo con la morte e finanche con la propria sepoltura, senza patemi, perché quando è necessario è necessario;
  il legame con i nostri genitori e l’ideazione immaginifica di un incontro metafisico con loro;
  l’idea di filiazione per cui un giorno dovrebb’essere possibile mettere al mondo ed amare qualcuno che discenda da noi;
  l’amicizia, i bons copains, e tutti gli interrogativi connessi con la loro eventuale esistenza;
  la vita, intesa come continuum che ci conduce dall’infanzia all’estremo termine.

Gianluca Capozzi – E mi ricordo ancora

Ho un ricordo bellissimo legato a questa canzone: quando uscivo con il mio ex, alla fine della serata ci appartavamo per baciarci e coccolarci.
A volte attendevamo che facesse mattino: poi, ad un certo punto, lui si decideva a mettere in moto. Dopo essere partiti, schiacciava il tasto play del lettore, e more often than not questo era il brano che s’ascoltava per primo.
Bisognava a quel punto percorrere per qualche minuto alcune strade solitarie, così approfittavo del fatto che la sua guida non fosse impegnativa per tenergli la mano mentre canticchiavo.
Ci trovavamo allora in una zona panoramica della città, quindi ogni tanto noi si dava uno sguardo al paesaggio, maestosamente impregnato di alba e silenzio. Poi giungevamo sotto casa mia: ci attardavamo a parlare, soprattutto perché avevo voglia di restare ancora un po’ con lui.
Quindi finalmente rientravo e mi adagiavo a letto, pronto per dormire un tantino, nonostante ormai fosse giorno inoltrato. Mentre attendevo che il sonno mi intorpidisse, talvolta mi soffermavo a pensare che, in bocca, ancora conservavo il sapore dei suoi baci.

Ripensavo a queste cose quando qualche giorno fa ho voluto riascoltare Capozzi. Nel risentire quella musica, non ho potuto fare a meno di concludere che sono riconoscente per avere vissuto quei momenti.

Ascoltando Madonna

Nonostante manchino tante cose importanti, stamattina mi sono svegliato di buon umore, e sono riconoscente per questo.
Allora ho pensato di ascoltare un po’ di musica; da bambino adoravo tante voci femminili, oggi che i miei gusti sono cambiati preferisco le maschili, però quella di Lady Ciccone si lascia sempre apprezzare.
Io ho tanti ricordi connessi con le sue canzoni, soprattutto quello di averle ascoltate in macchina con un amico e nient’altro più di questo. All’epoca ero un ragazzo spensierato: lui passava a prendermi, ed io accanto a lui lo guardavo cantare questi brani; a volte invece di rivolgere lo sguardo verso il parabrezza lo indirizzavo verso il suo volto, e quelle note assieme alla sua presenza mi facevano compagnia.
Anche per questo motivo una delle ultime volte che ho guidato la mia 600 decisi di ripetere con lui l’esperienza al contrario, e fui io a scegliere di riprodurre un cd di Madonna.
Nel suo repertorio ci sono tante canzoni che mi piacciono molto, ma voglio citarne tre che mi comunicano qualcosa in modo particolare.

La prima, “X-Static Process“, mi fa pensare a tutte le forze che influiscono su di noi al di là del nostro controllo, ed anche a quelle volte che, sopraffatto da un improvviso eccesso di romanticismo, iniziavo a pensare ai miei desideri inappagati.

La seconda, “I’d be surprisingly good for you“, mi lasciava davvero sognare: e quando nel sogno la cantavo, cambiavo le parole, immaginando di vivere alcune scene, e tra me e me dicevo: “I don’t always rush in like this, twenty years after saying hello“. E poi i versi che citano una “hurried night, a frantic tumble, then a shy goodbye” come qualcosa preferibilmente da evitare trasponevano esattamente in parole l’anima che avevo.

La terza, “Like a prayer“, mi ricorda le preghiere adolescenziali e il concetto ungarettiano per cui «ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di Sole: ed è subito sera». E dopotutto tante volte, quando la mia voce era un po’ meno monocorde di ora, mi sono sfrenato a cantare: “I have no choice, I hear your voice“.

Le lusinghe

Quando ero bambino, uno dei miei passatempi preferiti era passeggiare con mio zio.
Nonostante lui fosse un ottuagenario ed io un frugoletto, lo consideravo una specie di amico, forse perché non ne avevo altri, o fors’anche perché mi faceva discorsi più grandi di me che mi spalancavano la mente.
Un giorno, commentando una notizia di cronaca che parlava di corruzione, mi disse qualcosa del genere:
“Anche se accettare dei compromessi potrebbe essere inevitabile, cerca di non farti lusingare troppo dal denaro e dalla menzogna: non ti converrebbe perché rischieresti di non essere più un uomo libero. Se qualcuno ti fa un favore poi ne vuole un altro in cambio, e tu saresti costretto ad acconsentire. La tua vita, allora, diverrebbe frutto delle decisioni altrui”.
Questo discorso mi colpì molto. Non fu l’unico perché lui mi raccontava, sovente in modo elusivo, tantissime cose: anche se sarebbe impossibile ricordarle tutte e io avevo rimosso molti di quei dialoghi, alcune tra esse mi sono tornate alla mente.
È chiaro comunque che avrei potuto essere educato in molti modi, o aver vissuto ben altre esperienze, ed avrei in quel caso sviluppato pensieri ed opinioni diverse: anche per questo mi astengo sempre dall’emettere giudizi irrevocabili di condanna nei confronti di altri.
Però oggi, visti gli avvenimenti che hanno caratterizzato la mia vita, non posso esimermi dal pensare che paradossalmente sono stato fortunato, in quanto almeno limitatamente a quest’aspetto mi sono state imparite le lezioni giuste.
Come quella per cui il male potrebbe ritorcersi contro chi lo commette, anche se non è ciò che auguro o desidero io.

I had a dream

I had a dream. That’s weird because I don’t always remember my dreams. Maybe I dreamed to be dreaming.
I dreamed that the world could be trusted and there were many paths ahead of me, and I could take every single one of them. I was free and in control of my destiny.
Many people appeared before my eyes, and I tried to hold them back, but to no avail. Then I saw a child, and felt a peculiar connection to him. I tried to exchange some words, but realized he was forced to play a role. I wanted to give him a perfect life where he could always be himself and his soul was untarnished and happy and naive in a good way. A child is best placed to appreciate that kind of life, and he was no more than a child. But there was not much that I could do, despite my will.
And then other people turned up. Among them I could recognize another guy, and I remembered having slept beside him and kissed his lips many times.
I wished him well, and in that moment a heap of books materialized itself. I wanted to read and study them all, but the words were scrambled and I could not retain enough information. One of these books was still in the process of being written, so I got nearer to its author and stopped to ask him a few questions, suddenly recalling that a new year was about to start.
“Do you think this year will be a happy one?”
“Of course, sir.”
“As happy as the year just gone by?”
“Much happier.”
“As happy as the year before last?”
“Very much happier, sir.”
“As happy as what other year? Wouldn’t you like the new year to be like one of the past few years?”
“No, sir. I don’t think I would.”
“Can’t you remember any year in the past that you think was really happy?”
“To tell the truth, I can’t, sir.”
“But life is beautiful, isn’t it?”
“Everyone knows that.”
“But would you like to live exactly the same kind of life you have led — nothing more than that — with the same joys and the same sorrows?”
“I wouldn’t like that.”
“Oh…whose life would you like to live, then? my life? or a prince’s? or who else’s? Don’t you think that I, and the prince, and anyone else, would answer just as you have. Don’t you think that no one would go back if he had to live the same kind of life again?
“I don’t think so.”
“And would you, if you had no other choice?”
“No, sir. I’d never go back.”
“So, what kind of life would you like to have?”
“I’d like to have a life just as God sends it to me, without any other agreement.”
“A life of chance? A life you know nothing about, just as you don’t know anything about the new year?”
“That’s right. That’s what I’d like myself if I were to live again. And that’s what everyone would like. But this means that fate has ill-treated everyone so far. If no one would like to be born again if his life was given back to him with the same amount of good and evil, it is plain that everyone thinks that his sorrows have either outnumbered or outweighed his joys. That life, which everybody believes to be a beautiful thing, is not the life we know, but the life we don’t know; not the past life, but the life yet to come. And then a vast and horrible abyss awaits us, where plunging headlong we forget our suffering and our strife. And perhaps in every state beneath the sun, or high, or low, in cradle or in stall, the day of birth is fatal to us all”.
And so, after having uttered those words, he took my hand and we just vanished into thin air.

This post is partially written by me but contains an adaptation of some excerpts from Giacomo Leopardi’s works.

In difesa

In difesa della propria salute non si può certo assumere un atteggiamento passivo, soprattutto in presenza di certi umori e certe condizioni di vita. Scrivere e comunicare diventano allora concetti fondamentali, ma ci si limita a quello (almeno quello!).
La mancata conoscenza di alcuni meccanismi, quando vi sia consapevolezza di simulazioni in atto, non consente di dare ascolto al parlare altrui quando le affermazioni siano in contrasto con il proprio sentire.
Si sa, comunque: tutto è possibile, anche se da bambino mi ripetevano sovente che è meglio pensar male.
Non è questa però l’unica ragione che spinga ad essere guardinghi: c’è anche il ripercorrere con la mente ciascuna sofferenza patita nel corso della propria esistenza, da quelle neonatali, a quelle infantili, a quelle più recenti, e il ricordarsi che esse sono accadute davvero, e hanno causato i loro danni.
Quindi, ci si domanda: cosa si può escludere? Quale rassicurazione sarebbe a sufficienza disinteressata?
Forse aiuterebbe sperare nell’aiuto di chi disponga degli elementi sufficienti, ammesso che qualcuno davvero abbia una visione genuina d’insieme. Improvvido però sarebbe affidarvisi completamente.

Donne, donne, donne

Oggi mi definisco gay, ma non è stato sempre così. A 15 anni (ma anche a 19) avevo desideri nei confronti del corpo femminile.
Lo scrivevo nel 1997 nel mio diario quando parlavo di scoprire i sentimenti ed anche il sesso con una donna, immaginando che l’unione delle due cose avrebbe dato luogo ad un rapporto davvero saldo.
Per quanto riguarda il presente, comunque, non credo di essere pronto a rinunciare al lato omosessuale, né a limitarlo in modo a me sconveniente.
Mi piacerebbe reimpossessarmi di ciò che ero perché faceva parte di me, ma allo stesso tempo mi sento molto cambiato. Inoltre certe conquiste possono richiedere elementi che io non sono disposto a concedere.

Trascrizione:
L’amore è un qualcosa che nasce e si sviluppa lentamente e in ognuno in maniera diversa: sarà molto più bello e soddisfacente scoprire tutte queste cose â ‘ntrasatta (N.d.A. d’improvviso) con la stessa donna: tra i due si istaurerà un rapporto così saldo che non potrà essere spezzato.

Consiglio ad un amico

La domanda che mi ponevo è come deve agire una persona che:
 cerca di tutelare sé stessa, la sua salute, la sua libertà
non ha scelto di essere nel ruolo in cui è
non è stata preparata a trovarvisi, anzi l’opposto
non è mai andata contro nessuno, ma si è limitata a scrivere i suoi pensieri al computer.

Sinceramente io credo che costui, se non fosse completamente soddisfatto, avrebbe diritto a scegliere soluzioni eccezionali. Inoltre penso che, anche se lo fosse, potrebbe ugualmente ravvisare la mancanza di talune condizioni essenziali.
Pare opportuno notare che, in ogni caso, le decisioni si prendono alla fine, non a metà del percorso. Comunque io penso che egli dovrebbe andare avanti per tutto il tempo necessario al totale appagamento d’ogni suo desiderio, ad ogni costo, nei limiti dell’etica che lui rispetta.
Tutto ciò tenendo a mente che con la forza, il complotto, la congiura, la menzogna e la corruzione si può incettare molto. Per questo motivo egli dovrebbe ricordarsi che, di fronte al mondo, egli è impotente.
Idealmente dovrebbe essere in grado di disporre del suo destino, ma — se non gli fosse consentito — avrebbe da comportarsi in modo da ottenere, cosa nemmeno questa garantita, di comandare su altri più impalatabili aspetti che lo riguardino.

Tiziano Ferro – Potremmo ritornare

Ho saputo che quest’oggi è in uscita l’album “Potremmo ritornare” di Tiziano Ferro, così sono corso ad ascoltarlo su Spotify.
Non l’ho fatto interamente perché la musica bisogna godersela a pieno, però ho ugualmente sentito qualcosa.
E anche se oggi non credo di esprimermi al meglio, volevo lo stesso radunare qui sopra alcune considerazioni.
Ho dovuto cercare il testo scritto per concentrarmi adeguatamente sulle parole, ma dunque:

∙ “Il conforto” sembra esattamente voler lenire e cullare, e ci riesce benissimo. Ecco, allora non sono l’unico a cui il sonno non è amico, e poi «per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio».

∙ “Potremmo ritornare” ha sicuramente un tono intimista, ed io sulle emozioni degli altri non metto bocca. Però, talvolta, anche se parzialmente, esse si sovrappongono alle mie.
Il brano infatti mi ha ricordato:

1) che, da adolescente, scrivevo e recitavo preghiere, alla cerca di emozioni e desideri mai esauditi;
2) che, in tema di perdono e odio, magari può esser vero per qualcuno che i sentimenti negativi a volte preludano a quelli positivi, ma — per quanto mi riguarda — anche se la rabbia mi tenta e ghermisce ordinariamente, essa mai si trasforma in un sentire annichilente o distruttivo;
3) che ho pianto in passato con qualcuno, ma non con un essere umano con cui mi ritenessi profondamente legato;
4) che la vita travolge e subissa all’improvviso, come io so bene;
5) che in un’altra esistenza ho anelato l’altrui approvazione, ed oggi mi accorgo di quanto fatuo questo placet sia;
6) che quando c’infliggono delle ferite non è mai agevole soppesarle in gravità e numero (“tornerai ferito grave“, si canta in quest’album);
7) che avrei voluto imparare a canticchiare “a voce alta” queste parole, ma oggi purtroppo non ce la faccio;
8) che mi domando se abbia senso parlare di troppo amore, oppure se — forse — questo sentimento nella sua forma più genuina include in sé stesso l’iperbole.

closeup

Se si pesa il cuore con entrambi le mani cosa succede? Io, piuttosto, nel 2013 mi son fatto una ecografia cardiaca, e questi sono i risultati. Mi chiedo che significato abbia la zona rossa, ma comunque servirebbe ripetere l’esame.

Pagina 1 di 3212345...102030...Ultima »