Ascoltando Madonna

Nonostante manchino tante cose importanti, stamattina mi sono svegliato di buon umore, e sono riconoscente per questo.
Allora ho pensato di ascoltare un po’ di musica; da bambino adoravo tante voci femminili, oggi che i miei gusti sono cambiati preferisco le maschili, però quella di Lady Ciccone si lascia sempre apprezzare.
Io ho tanti ricordi connessi con le sue canzoni, soprattutto quello di averle ascoltate in macchina con un amico e nient’altro più di questo. All’epoca ero un ragazzo spensierato: lui passava a prendermi, ed io accanto a lui lo guardavo cantare questi brani: a volte invece di rivolgere lo sguardo verso il parabrezza lo indirizzavo verso il suo volto, e quelle note assieme alla sua presenza mi facevano compagnia.
Anche per questo motivo una delle ultime volte che ho guidato la mia 600 decisi di ripetere con lui l’esperienza al contrario, e fui io a scegliere di riprodurre un cd di Madonna.
Nel suo repertorio ci sono tante canzoni che mi piacciono molto, ma voglio citarne tre che mi comunicano qualcosa in modo particolare.

La prima, “X-Static Process“, mi fa pensare a tutte le forze che influiscono su di noi al di là del nostro controllo, ed anche a quelle volte che, sopraffatto da un improvviso eccesso di romanticismo, iniziavo a pensare ai miei desideri inappagati.

La seconda, “I’d be surprisingly good for you“, mi lasciava davvero sognare: e quando nel sogno la cantavo, cambiavo le parole, immaginando di vivere alcune scene, e tra me e me dicevo: “I don’t always rush in like this, twenty years after saying hello“. E poi i versi che citano una “hurried night, a frantic tumble, then a shy goodbye” come qualcosa preferibilmente da evitare trasponevano esattamente in parole l’anima che avevo.

La terza, “Like a prayer“, mi ricorda le preghiere adolescenziali e il concetto ungarettiano per cui «ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di Sole: ed è subito sera». E dopotutto tante volte, quando la mia voce era un po’ meno monocorde di ora, mi sono sfrenato a cantare: “I have no choice, I hear your voice“.

Le lusinghe

Quando ero bambino, uno dei miei passatempi preferiti era passeggiare con mio zio.
Nonostante lui fosse un ottuagenario ed io un frugoletto, lo consideravo una specie di amico, forse perché non ne avevo altri, o fors’anche perché mi faceva discorsi più grandi di me che mi spalancavano la mente.
Un giorno, commentando una notizia di cronaca che parlava di corruzione, mi disse qualcosa del genere:
“Anche se accettare dei compromessi potrebbe essere inevitabile, cerca di non farti lusingare troppo dal denaro e dalla menzogna: non ti converrebbe perché rischieresti di non essere più un uomo libero. Se qualcuno ti fa un favore poi ne vuole un altro in cambio, e tu saresti costretto ad acconsentire. La tua vita, allora, diverrebbe frutto delle decisioni altrui”.
Questo discorso mi colpì molto. Non fu l’unico perché lui mi raccontava, sovente in modo elusivo, tantissime cose: anche se sarebbe impossibile ricordarle tutte e io avevo rimosso molti di quei dialoghi, alcune tra esse mi sono tornate alla mente.
È chiaro comunque che avrei potuto essere educato in molti modi, o aver vissuto ben altre esperienze, ed avrei in quel caso sviluppato pensieri ed opinioni diverse: anche per questo mi astengo sempre dall’emettere giudizi irrevocabili di condanna nei confronti di altri.
Però oggi, visti gli avvenimenti che hanno caratterizzato la mia vita, non posso esimermi dal pensare che paradossalmente sono stato fortunato, in quanto almeno limitatamente a quest’aspetto mi sono state imparite le lezioni giuste.
Come quella per cui il male potrebbe ritorcersi contro chi lo commette, anche se non è ciò che auguro o desidero io.

I had a dream

I had a dream. That’s weird because I don’t always remember my dreams. Maybe I dreamed to be dreaming.
I dreamed that the world could be trusted and there were many paths ahead of me, and I could take every single one of them. I was free and in control of my destiny.
Many people appeared before my eyes, and I tried to hold them back, but to no avail. Then I saw a child, and felt a peculiar connection to him. I tried to exchange some words, but realized he was forced to play a role. I wanted to give him a perfect life where he could always be himself and his soul was untarnished and happy and naive in a good way. A child is best placed to appreciate that kind of life, and he was no more than a child. But there was not much that I could do, despite my will.
And then other people turned up. Among them I could recognize another guy, and I remembered having slept beside him and kissed his lips many times.
I wished him well, and in that moment a heap of books materialized itself. I wanted to read and study them all, but the words were scrambled and I could not retain enough information. One of these books was still in the process of being written, so I got nearer to its author and stopped to ask him a few questions, suddenly recalling that a new year was about to start.
“Do you think this year will be a happy one?”
“Of course, sir.”
“As happy as the year just gone by?”
“Much happier.”
“As happy as the year before last?”
“Very much happier, sir.”
“As happy as what other year? Wouldn’t you like the new year to be like one of the past few years?”
“No, sir. I don’t think I would.”
“Can’t you remember any year in the past that you think was really happy?”
“To tell the truth, I can’t, sir.”
“But life is beautiful, isn’t it?”
“Everyone knows that.”
“But would you like to live exactly the same kind of life you have led — nothing more than that — with the same joys and the same sorrows?”
“I wouldn’t like that.”
“Oh…whose life would you like to live, then? my life? or a prince’s? or who else’s? Don’t you think that I, and the prince, and anyone else, would answer just as you have. Don’t you think that no one would go back if he had to live the same kind of life again?
“I don’t think so.”
“And would you, if you had no other choice?”
“No, sir. I’d never go back.”
“So, what kind of life would you like to have?”
“I’d like to have a life just as God sends it to me, without any other agreement.”
“A life of chance? A life you know nothing about, just as you don’t know anything about the new year?”
“That’s right. That’s what I’d like myself if I were to live again. And that’s what everyone would like. But this means that fate has ill-treated everyone so far. If no one would like to be born again if his life was given back to him with the same amount of good and evil, it is plain that everyone thinks that his sorrows have either outnumbered or outweighed his joys. That life, which everybody believes to be a beautiful thing, is not the life we know, but the life we don’t know; not the past life, but the life yet to come. And then a vast and horrible abyss awaits us, where plunging headlong we forget our suffering and our strife. And perhaps in every state beneath the sun, or high, or low, in cradle or in stall, the day of birth is fatal to us all”.
And so, after having uttered those words, he took my hand and we just vanished into thin air.

This post is partially written by me but contains an adaptation of some excerpts from Giacomo Leopardi’s works.

Consulta anche:
Il tumore di Pablo
La storia dei miei momenti difficili
She is mad
Avrò avuto un piccolo ictus?
Lezioni di vita
Alcuni momenti brutti dell’infanzia
Altri momenti sgradevoli?
Cardiovascular disease

In difesa

In difesa della propria salute non si può certo assumere un atteggiamento passivo, soprattutto in presenza di certi umori e certe condizioni di vita. Scrivere e comunicare diventano allora concetti fondamentali, ma ci si limita a quello (almeno quello!).
La mancata conoscenza di alcuni meccanismi, quando vi sia consapevolezza di simulazioni in atto, non consente di dare ascolto al parlare altrui quando le affermazioni siano in contrasto con il proprio sentire.
Si sa, comunque: tutto è possibile, anche se da bambino mi ripetevano sovente che è meglio pensar male.
Non è questa però l’unica ragione che spinga ad essere guardinghi: c’è anche il ripercorrere con la mente ciascuna sofferenza patita nel corso della propria esistenza, da quelle neonatali, a quelle infantili, a quelle più recenti, e il ricordarsi che esse sono accadute davvero, e hanno causato i loro danni.
Quindi, ci si domanda: cosa si può escludere? Quale rassicurazione sarebbe a sufficienza disinteressata?
Forse aiuterebbe sperare nell’aiuto di chi disponga degli elementi sufficienti, ammesso che qualcuno davvero abbia una visione genuina d’insieme. Improvvido però sarebbe affidarvisi completamente.

Donne, donne, donne

Oggi mi definisco gay, ma non è stato sempre così. A 15 anni (ma anche a 19) avevo desideri nei confronti del corpo femminile.
Lo scrivevo nel 1997 nel mio diario quando parlavo di scoprire i sentimenti ed anche il sesso con una donna, immaginando che l’unione delle due cose avrebbe dato luogo ad un rapporto davvero saldo.
Per quanto riguarda il presente, comunque, non credo di essere pronto a rinunciare al lato omosessuale, né a limitarlo in modo a me sconveniente.
Mi piacerebbe reimpossessarmi di ciò che ero perché faceva parte di me, ma allo stesso tempo mi sento molto cambiato. Inoltre certe conquiste possono richiedere elementi che io non sono disposto a concedere.

Trascrizione:
L’amore è un qualcosa che nasce e si sviluppa lentamente e in ognuno in maniera diversa: sarà molto più bello e soddisfacente scoprire tutte queste cose â ‘ntrasatta (N.d.A. d’improvviso) con la stessa donna: tra i due si istaurerà un rapporto così saldo che non potrà essere spezzato.

Consiglio ad un amico

La domanda che mi ponevo è come deve agire una persona che:
 cerca di tutelare sé stessa, la sua salute, la sua libertà
non ha scelto di essere nel ruolo in cui è
non è stata preparata a trovarvisi, anzi l’opposto
non è mai andata contro nessuno, ma si è limitata a scrivere i suoi pensieri al computer.

Sinceramente io credo che costui, se non fosse completamente soddisfatto, avrebbe diritto a scegliere soluzioni eccezionali. Inoltre penso che, anche se lo fosse, potrebbe ugualmente ravvisare la mancanza di talune condizioni essenziali.
Pare opportuno notare che, in ogni caso, le decisioni si prendono alla fine, non a metà del percorso. Comunque io penso che egli dovrebbe andare avanti per tutto il tempo necessario al totale appagamento d’ogni suo desiderio, ad ogni costo, nei limiti dell’etica che lui rispetta.
Tutto ciò tenendo a mente che con la forza, il complotto, la congiura, la menzogna e la corruzione si può incettare molto. Per questo motivo egli dovrebbe ricordarsi che, di fronte al mondo, egli è impotente.
Idealmente dovrebbe essere in grado di disporre del suo destino, ma — se non gli fosse consentito — avrebbe da comportarsi in modo da ottenere, cosa nemmeno questa garantita, di comandare su altri più impalatabili aspetti che lo riguardino.

Tiziano Ferro – Potremmo ritornare

Ho saputo che quest’oggi è in uscita l’album “Potremmo ritornare” di Tiziano Ferro, così sono corso ad ascoltarlo su Spotify.
Non l’ho fatto interamente perché la musica bisogna godersela a pieno, però ho ugualmente sentito qualcosa.
E anche se oggi non credo di esprimermi al meglio, volevo lo stesso radunare qui sopra alcune considerazioni.
Ho dovuto cercare il testo scritto per concentrarmi adeguatamente sulle parole, ma dunque:

∙ “Il conforto” sembra esattamente voler lenire e cullare, e ci riesce benissimo. Ecco, allora non sono l’unico a cui il sonno non è amico, e poi «per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio».

∙ “Potremmo ritornare” ha sicuramente un tono intimista, ed io sulle emozioni degli altri non metto bocca. Però, talvolta, anche se parzialmente, esse si sovrappongono alle mie.
Il brano infatti mi ha ricordato:

1) che, da adolescente, scrivevo e recitavo preghiere, alla cerca di emozioni e desideri mai esauditi;
2) che, in tema di perdono e odio, magari può esser vero per qualcuno che i sentimenti negativi a volte preludano a quelli positivi, ma — per quanto mi riguarda — anche se la rabbia mi tenta e ghermisce ordinariamente, essa mai si trasforma in un sentire annichilente o distruttivo;
3) che ho pianto in passato con qualcuno, ma non con un essere umano con cui mi ritenessi profondamente legato;
4) che la vita travolge e subissa all’improvviso, come io so bene;
5) che in un’altra esistenza ho anelato l’altrui approvazione, ed oggi mi accorgo di quanto fatuo questo placet sia;
6) che quando c’infliggono delle ferite non è mai agevole soppesarle in gravità e numero (“tornerai ferito grave“, si canta in quest’album);
7) che avrei voluto imparare a canticchiare “a voce alta” queste parole, ma oggi purtroppo non ce la faccio;
8) che mi domando se abbia senso parlare di troppo amore, oppure se — forse — questo sentimento nella sua forma più genuina include in sé stesso l’iperbole.

closeup

Se si pesa il cuore con entrambi le mani cosa succede? Io, piuttosto, nel 2013 mi son fatto una ecografia cardiaca, e questi sono i risultati. Mi chiedo che significato abbia la zona rossa, ma comunque servirebbe ripetere l’esame.

A me stesso

Lungi da me il giudizio morale inappellabile, soprattutto verso altri esseri umani. Se non si conosce a sufficienza sé stessi, figuriamoci se ci si può calare negli altrui panni, nell’altrui vita, o nelle esperienze e nella biochimica di individui che non siamo noi.
Però magari certe azioni, anche dopo un lungo rimuginìo, rimangon frutto di compromesso e sollevano perplessità etiche, pur rinunciando ad emettere stigmi definitivi.
Ed alla fine credo che molte sventure da me sperimentate possano essere riassunte come la conseguenza di qualcuno che è venuto a patti con la propria coscienza per ragioni che non spetta a me sondare.
Quindi oggi il mio sentire, da sempre attento all’etica, vorrebbe ancor più provare a raggiungere la migliore moralità che possa ottenersi, ed avere anche il coraggio di fare rinunce a dispetto dei propri egoismi.
Oltre alla salute, auguro questo a me stesso. Per voi, scegliete voi.

El amor engendra el amor

 


Me gustaba escribir también cuando era niñito: cada vez que un cuaderno se terminaba se lo daba a mi padre que lo entregaba a su colega de Palermo.
Él contestaba a través de una larga carta en la que analizaba mis preferencias de estilo y disertaba sobre mi concepción de la vida, generalmente con palabras muy lisonjeras.
Yo me quedaba deslumbrado: de veras mis escritos escondían significados tan profundos? Pero, sin embargo, si alguien los encontraba, puede ser que estuviesen allí, lo que me animaba a aplicarme más.
Pensaba en eso porqué me acordé del proverbio inglés ‘love begets love’ (‘el amor engendra el amor’) y creí con una ráfaga de esperanza que a veces eso occurre.
Y ojalá las buenas obras hallen una forma de devolver lo bueno que hicimos en maneras inimaginables.
Quizás en aquella ocasión la vida nos agradece porqué la ayudamos a afirmarse.
Y yo también agradezco a quien me ayude.

In italiano qui.
English version here.

Fedez e Mika – Beautiful disaster

Conobbi questa canzone di Fedez e Mika sbirciando sul mio Spotify.
Notai che qualcuno la ascoltava, e allora mi precipitai a farlo anch’io.
C’è un qualcosa di travolgente in questa musica, in queste voci, in queste parole: è come se il brano ti portasse sull’orlo di un precipizio, al di là del quale s’intravede baluginare una speranza.
L’idea che mi faccio è quella di avvenimenti che siano burattinati da un “destino malevolo. Lo dice la parola stessa disastro che etimologicamente più o meno vuol dire «stella avversa».
E questo mi riporta alla mente gli «star-crossed lovers» della tragedia shakespeariana: in quel caso, come si sa, la sorte «pietosa e turbinosa» (nella traduzione di Goffredo Raponi) culminò con la morte.
Ci sono altri esiti per le sventure che oltrepassino una certa soglia? Tutto è possibile, ma allo stesso tempo non si può escludere che prima o poi si scelga la strada intuitivamente più agevole.

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