‘A cunfessione ‘e Taniello

Mi è capitato tra le mani un libro di poesie che comprai quand’ero al liceo.
Ricordo che la nostra classe era in uscita, ed incrociammo sul nostro cammino una bancarella con vari testi.
All’epoca la lingua napoletana era una delle mie principali ossessioni, perciò fui sùbito attratto da questo tomicino azzurro.
Si parlava di erotismo ed anche quest’argomento mi intrigava, data l’età che avevo.
Quando lessi ‘A cunfessione ‘e Taniello ne fui sinceramente divertito, ma cominciai a riflettere sul metasignificato.
Partiamo dal testo: in quei versi Taniello – peccatore inveterato – confessa i suoi misfatti al frate in confessione, ma al contempo si sente rassicurato nel valutare il suo agire perché segue sterilmente altri precetti religiosi, e la seconda cosa compenserebbe la prima (chello va pe cchesto).
Il colmo è che intrattiene una tresca persino con la sorella del religioso. Quest’ultimo però, con una salace punchline, conclude affermando di far l’amore con la madre di Taniello.
Il pensiero che ne scaturisce è il seguente: il concetto di compensazione è davvero moralmente inappuntabile? Ad esempio, posto che fosse etico far esperimenti sugli animali, potenziare l’udito giustificherebbe un peggioramento della vista? Un’abilità particolarmente sviluppata discolperebbe per la causazione di uno o più handicap IRREVERSIBILI ad un essere vivente che non abbia colpa alcuna né libertà di scelta in materia? Immaginiamoci poi l’arrecare danni e basta, di modo che la vita divenga un insieme di limitazioni!
Sembrerebbe dunque che il mio ragionamento regga, e che questi versi riescano a spiegare un concetto così complesso, eticamente parlando, attraverso l’utilizzo di immagini familiari per chiunque, in quanto afferenti alla dimensione dell’eros.
La nostra esistenza, ovviamente, è sempre dettata dalla casualità (la quale però è magistra vitae) e ciò è a tutti enormemente lampante, ragion per cui mi interrogo su cosa il fato m’abbia voluto comunicare facendomi incappare in questo componimento.

‘A cunfessione ‘e Taniello

Taniello, ch’ave scrupolo,
mo’ che se vo’ ‘nzurà,
piglia e da Fra Liborio
va pe se cunfessà.
– Patre, – le dice, – io roseco
e pe niente me ‘mpesto;
ma po’ dico ‘o rusario,
e chello va pe cchesto…
Patre, ‘ncuollo a li ffemmene
campo e ‘ncopp’a ‘o bburdello;
ma sento messe e prèreche
e chesto va pe cchello.
Jastemmo, arrobbo… ‘O prossimo
spoglio e lle dongo ‘o riesto;
ma po’ faccio ‘a llemmosena…
e chello va pe cchesto.
– E mo’, Patre, sentitela
st’urdema cannunata:
‘a sora vosta, Briggeta,
me l’aggio ‘nzapunata… –
Se vota Fra Liborio:
— Guaglió, tu si Taniello?
Io me ‘nzapono a mammeta,
e chesto va pe cchello!

(Marchese di Caccavone)



Questo è un post di admin scritto in data 3 agosto 2016 alle ore 21:53 e appartiene alla categoria Litterae, Napulitano. Puoi seguire i commenti a quest'articolo attraverso un feed apposito. Sei invitato a lasciare un commento. Non è consentito il ping.

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