A mio figlio

Caro figlio mio,
tu non esisti e non so se lo farai. Le condizioni devono essere adeguate perché tu ci sia: il mondo deve tramutarsi in un posto in cui valga la pena trovarsi, ed io devo sentirmi in grado di trasmetterti un messaggio, un insegnamento in cui credere ciecamente.
L’altro giorno ammiravo i tratti del tuo viso mentre guardavo la schermata di un’applicazione per gay. C’erano i tuoi occhi azzurri azzurri come i miei che mi parlavano, così sono rimasto a fissare i tuoi capelli, anch’essi simili a quelli che mi restano sul capo.
La tua fotografia continuava ad essere impressa nel mio sguardo, allora mi sono soffermato a pensare alle cose che avresti trovato ad attenderti.
Era difficile prevederle: a dare retta agli istinti primordiali, il pensiero correva spesso alla distruzione ed al nichilismo che talune circostanze portano con sé.
Però poi il tuo volto era bello, e quindi si produceva uno stridore dentro me, che mi spingeva a domandarmi se la grazia del tuo sembiante potesse convivere con il suo preciso opposto, cioè lo stato lamentevole della società odierna. Pareva di sì, altrimenti non sarei potuto restare a guardarti, mentre mi figuravo tu dovessi essere a tutti i costi protetto.
Così, per un poco, ho seguitato a fissare i tuoi occhi appena vacui ed impauriti, ed avrei voluto rimediare a quella tristezza, fin quando essa è divenuta propriamente la mia quand’ho compreso che mio figlio non eri tu.
Ma dopotutto vorrà dire che ti parlerò senza che tu abbia un volto, sussurrandoti nell’orecchio cosa vorrei per te. Forse la cosa più importante sarebbe che tu potessi liberamente diventare ciò che maggiormente ti piacerà. Non farò pressioni su di te, ma ti incoraggerò senza tregua una volta convintomi che hai imboccato la strada giusta.
Il tuo volere sarà esitante, a volte mutevole, e sarà facile che tu sia preda di indebiti condizionamenti, quindi lo rispetterò quasi con deferenza affinché io possa conoscerlo nella sua autenticità, distillarne puramente le intenzioni, e quando possibile esaudirle.
Ma alla fine so bene che per la maggior parte non dipenderà da te, ma dal contesto in cui crescerai e sarai educato. Possiedo la certezza che se assorbirai insegnamenti discutibili essi immancabilmente torneranno a presentarsi nelle tue azioni in un circolo infinito.
E questi sono i frutti di un mondo in cui lo spazio per l’interesse comune è miserrimo e torreggiano invece le prevaricazioni ed il culto delle proprie meschinità.
Alla mia età ho trovato il tempo per impararlo: se invece avessi potuto procrearti il dono più prezioso dell’esserci sarebbe stato mio.

My dear son,
you don’t exist and I don’t know if you ever will. That’s because I decided that if you want to be part of my journey, life must be good enough, the world needs to be a decent place, and I need to steadfastly believe in a set of values and pass them on to you.
Anyway the other day I was admiring your countenance through the screen of a gay app on my mobile. Your eyes, exactly like mine, were filled with a deep shade of blue. I was trying to fathom the message they wanted to convey when I decided to avert my attention to your hair because it bore a resemblance with what was left of my scalp.
With your picture still engraved in my mind, I took the time to envision the future that was in store for you.
It really was a tall order: my primeval instincts conjured up visions of havoc and annihilation that reasonably could be expected on the ground of the unassailable evidence.
Your cute face, on the other hand, clashed with every negative facet of the universe, so I couldn’t help but ask myself if two antonyms could cohabit under the same roof. And your opponent, on the other side of the pond, was the deplorable state of our society.
I was there, looking at you, so there could be no other explanation. And I needed to protect you before anything else.
Your eyes were laden with fear and void, so I yearned I could fix things up, but then your sadness clung to my soul when I realized that you weren’t my son.
So, well, your face is not important. Just hear me whisper my desires for you. You need to become who you want to be. I won’t condition your choices, but I’ll spur you on — relentlessly — if I sense that you’re on the right path.
You will falter in your decisions, sometimes you’ll be fickle, it’ll be easy to alter your convictions, so I’ll try to distill your volition with deference and help you achieve it whenever possible.
But, in the end, I know that your upbringing and your surroundings will play a big role. I also know that if you’re taught the wrong lessons you’ll commit the wrong deeds. It’s a neverending catch.
What do you expect from a world where common good has scant place and prevarications and miseries loom on this existence?
Learning these untoward principles has been tough on me. If on the other hand I could procreate you the gift of your life would have saved me.



Questo è un post di admin scritto in data 12 luglio 2017 alle ore 13:35 e appartiene alla categoria English, Personale. Puoi seguire i commenti a quest'articolo attraverso un feed apposito. Sei invitato a lasciare un commento. Non è consentito il ping.

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