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A sedici anni (We were sixteen)

A sedici anni, mentre ti ostinavi a motteggiarmi con le solite facezie da dozzina, di nascosto ho sbirciato dentro i tuoi occhi: ho scoperto un ragazzino che ancora possedeva l’allegria per scherzare, ma oltre la maschera indossava un animo turbato dal mondo che gli gravava sulle spalle.

Allora t’ho fatto qualche domanda in più, e tu sei stato rapito da un inconsueto raptus di sincerità durato soltanto un attimo: in quel momento sono stato sopraffatto dalla tua profonda inquietudine, così quando sono rincasato mi sono chiesto se ci fosse qualcosa che potessi fare per te. A voler dar retta alla mia fantasia t’avrei trascinato lontano da tutto, e regalato senza parsimonia ciò che ti mancava; ma io non avevo quel potere, così con rammarico ho lasciato perdere.
Però continuavo celatamente ad osservare il modo in cui eri attratto dai lati più nobili della mia persona, ed allora non avevo più dubbi che tu fossi portatore di un sentire prezioso.
C’è stato un tempo in cui mi hai quasi confidato che un giorno remoto sarebbe sopraggiunto un presente diverso e saremmo stati legati da un rapporto particolare. Mi sono sentito il cuore nella bocca ed ho cercato di assicurarmi che avessi compreso bene, ma il momento era già volato via e non c’è stato più modo di riacciuffarlo.
Poi gli anni sono passati, ed io ogni volta che ti vedevo cercavo di rinvenire sul tuo volto quello sguardo di bambino dispettoso che si divertiva immensamente a pestarmi i piedi. Era bello lasciartelo fare perché sentivo d’essere artefice della tua gioia proprio come desideravo.
Però, con mia delusione, qualcosa ha iniziato a corroderti e non sono stato più in grado di accedere alle latebre del tuo essere. Ci provavo ogni volta ma non eri più lì.
Tanti anni dopo tante cose sono cambiate, anche se qualcosa non lo ha fatto: quella stessa sensazione, anticamente sperimentata, per cui sarebbe bello poterti rapire, anche soltanto per qualche ora, è ancora lì. E proprio come una volta sono consapevole che la cosa non è fattibile.
Così ti lascio sedimentare in corpo e reagire con le mie interiora: oggi non so chi sei diventato né a quali dettami la tua mente obbedisce, ma non è importante. Ti porto dentro in maniera incondizionata, come un’illusione che forse non esiste. Continuerò a farlo anche nel momento dell’addio (e forse ci è già appartenuto).


We were sixteen. You used to mock me with your trivialities, so I once took the chance to peep into your eyes.

I saw a jovial kid wearing a mask, and beyond that mask you could discriminate the contours of a troubled soul. And unfortunately the world in its entirety seemed to downtrod that precise spot.
So I asked some more questions, and you winced and fell prey to an odd but swift bout of sincerity.
Your patent discomfort reached my body. On that day, when I came back home, I wondered if I could help you in some way.
My fantasy was conveying a clear message: you had to be abducted and dragged to a secluded and safe place.
And there my gifts would have swamped your being with no parsimony. But of course it wasn’t a practical route, so I wistfully dropped the idea one second later.
Still I kept scrutinizing your attraction for the noblest nooks of my persona. And I had no misgivings: your innards were blessed with some precious sentiments.
One day you almost revealed that in the distant future we would be united by a special bond. My heart skipped a beat, so I wanted to test the waters and figure out what you really meant. But the opportunity fleeted before my eyes in the snap of a finger.
And then many years went by, and every single time we were together I tried to awaken that same spiteful kid who couldn’t help having some fun when he stepped on my feet. I liked when you were naughty because I was chastely quelling your wishes.
But to my disappointment, something started gnawing at your essence, and whenever I tried to summon your old self he was nowhere to be found.
And now so many things are different, all but one. That very feeling I once nurtured is still there, I still want to take you away, maybe just for a little while — and even now I’m aware it’s not feasible.
So you might have the permission to brood and mold my soul. But, to be honest, I don’t know your identity anymore, and not even your ethics. It doesn’t matter though.
You live inside my system unconditionally, even if you look a lot like a chimerical delusion of my brain. So if one day we part ways you’ll still keep me company.
But maybe we already said our goodbyes.

*