Dipendenza e ipofrontalità

Mi allontano quest’oggi dagli argomenti abituali di questo blog per presentarvi un frammento di un documentario che trovo davvero fatto bene.
Tratta delle modifiche cerebrali indotte dalla dipendenza di sostanze chimiche, un tema che negli ultimi anni mi ha molto interessato, in quanto complesso ma meravigliosamente affascinante.

Cerco di riassumerne alcuni punti per favorire la vostra comprensione.
Lo svilupparsi della tecnologia alla base della risonanza magnetica cerebrale ha reso possibile esaminare cosa succede nel cervello dell’individuo dipendente. Nell’esempio si parla di alcol ma, come appare chiaro guardando il documentario, il discorso è equivalente per altre sostanze.

In questo frammento il dottor Kevin McCauley ci mostra il risultato delle ricerche di Kalwas e Volkow in tema di ipofrontalità.

In estrema sintesi si tratta di questo: la dipendenza è una malattia cerebrale, nella fattispecie è una malattia che coinvolge tra l’altro le aree del cervello deputate alla capacità di scegliere e prendere decisioni: la corteccia orbitofrontale e la corteccia anteriore cingolata.
Si tratta di uno stato in cui il sistema nervoso funziona in modo anomalo, è ipoattivo in alcune regioni ed iperattivo in altre. Una conseguenza di questa condizione è il craving, qui definito come “una esperienza ossessiva-emotiva intensa”, in cui il cervello continua a riportare la droga al centro dei pensieri, a prescindere dalla volontà dell’individuo.

Si tratta infatti di un avvenimento totalmente involontario e che provoca autentica sofferenza. McCauley ci tiene a precisare come sia la presenza del craving che contraddice le tesi di chi propugna una volontarietà del comportamento.

In genere costoro sostengono: se si punta una pistola alle tempie di un alcolista e gli si dice di non bere, costui è in grado di trattenersi.
La verità, però, è che a differenza di una persona non dipendente, egli continuerà a trovarsi in una fase di craving e inoltre il suo cervello formulerà pensieri deliranti provocati dalla sua malattia.
Ad esempio potrebbe congetturare: magari l’arma è scarica e, comunque, forse sarebbe il caso che io provi ugualmente a bere perché dopotutto a costui potrebbe scivolare il dito mentre preme il grilletto, e così mi sarei garantito un ultimo sorso prima di morire.



Questo è un post di admin scritto in data 19 ottobre 2011 alle ore 12:12 e appartiene alla categoria Personale. Puoi seguire i commenti a quest'articolo attraverso un feed apposito. Sei invitato a lasciare un commento. Non è consentito il ping.

Un commento

  1. Ilario ha detto:

    È tutto vero. Su google c’è un articolo che parla della dipendenza da pornografia. È lo stesso meccanismo. Diminuisce la capacità di giudizio e il cervello collega porno e piacere rendendoli un’unica cosa. La droga è sempre chimica. Solo che in questo caso le sostanze chimiche (testosterone, serotonina, dopamina) sono prodotte naturalmente dal cervello. Però non è uno stimolo reale a secretarle, ma la visione di un porno.
    Conclusione: il porno diventa una droga a tutti gli effetti che serve a raggiungere lo stato di benessere indotto dall’orgasmo. Mentre da soli dopo un po’ la fantasia soltanto non ci darebbe più lo stesso livello di goduria e saremmo costretti a cercare un parter (ciò che dovrebbe accadere), col porno avremo sempre a portata di mano una “droga visiva” dal quale è facile diventare dipendenti, cadendo così nell’ipofrontalità e degradando la qualità della nostra vita. Questo è solo uno dei tanti aspetti negativi del porno. Ce ne sono molti altri tra cui l’abbassamento del livello delle nascite, perversione, istigazione alla pedofilia ecc…
    Non sottovalutate il porno solo Perchè è una cosa semplice.
    Le cose semplici sono quelle che riescono meglio….

Scrivi un commento

Protected by WP Anti Spam