Grégory Lemarchal – Sos d’un terrien en détresse

Adoro questa canzone e soprattutto la sua interpretazione dolcissima ad opera del piccolo principe Grégory Lemarchal, che riposi in pace.

Le parole sono taglienti, cariche di pathos, un po’ tristi: pourquoi je vis, pourquoi je meurs.

Soprattutto sento mio il messaggio di alienazione: J’ai jamais eu les pieds sur terre, j’aim’rais mieux être un oiseau, j’ suis mal dans ma peau, j’ voudrais voir le monde à l’envers.

Mi immagino nei panni del protagonista che non si riconosce in ciò che lo circonda: allora coltiva il suo orticello che probabilmente all’esterno apparrebbe sconveniente, tanto utopico, parecchio folle.

Dopotutto, questa è una società che si nutre di convenzioni; di scelte obbligate e necessarie; di priorità e subordini; di rapidità e cicli esistenziali che pure si esauriscono; una società in cui tanti sensi unici spingono unicamente verso un avanti sempre nuovo e diverso.

Allora la fantasia di librarsi in volo, osservare tutto dall’alto, fino al punto in cui ogni cosa diverrebbe soltanto una minuscola piccinerìa, prende corpo e vigore. Plus beau vu d’en haut.
Ma se volare non si può, talvolta bisogna obtorto collo adeguarsi ai tempi, ai cicli, alle volontà del mondo.

 

Adoro questa canzone e soprattutto la sua interpretazione

dolcissima ad  opera del piccolo principe Grégory

Lemarchal, che riposi in pace.
Le parole sono taglienti, cariche di pathos e un po’ tristi:

pourquoi  je vis, pourquoi je meurs.

Soprattutto sento mio il messaggio di alienazione con cui la

canzone si conclude:
J’ai jamais eu les pieds sur terre
J’aim’rais mieux être un oiseau
J’suis mal dans ma peau
J’voudrais voir le monde l’envers

Mi immagino nei panni del protagonista che non si riconosce

in ciò che lo circonda: allora coltiva dentro di sé il suo

mondo e vi ci si racchiude dentro perché probabilmente i

suoi sogni sarebbero sconvenienti, tanto utopici, parecchio

folli.

E’ questa una società che si nutre di convenzioni; di scelte obbligate e necessarie;  di priorità e di subordini; di cicli esistenziali che si esauriscono e poi si succedono rapidamente tra loro; una società in cui

tanti sensi unici spingono unicamente verso un avanti

sempre nuovo e sempre diverso.

Allora la fantasia di librarsi in volo, osservare tutto dall’alto,

lì dove ogni cosa diventa soltanto una minuscola piccinerìa, prende corpo e vigore. Plus beau vu d’en haut.
Ma se volare non si può, talvolta bisogna adeguarsi ai tempi ed ai cicli del mondo.



Questo è un post di admin scritto in data 18 giugno 2011 alle ore 04:05 e appartiene alla categoria Chiave di violino. Puoi seguire i commenti a quest'articolo attraverso un feed apposito. Sei invitato a lasciare un commento. Non è consentito il ping.

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