La signorina Else

Conoscevo già Arthur Schnitzler: avevo particolarmente apprezzato Doppio sogno; così, quando Mister Dalloway mi ha consigliato di leggere La signorina Else, ho accettato con lena.
Non parlerò della trama di questo romanzo breve: in rete la si può trovare in più luoghi e, comunque, averne cognizione non vale quanto il diretto fruirne. Voglio invece esporre brevemente alcune impressioni personali che lo scritto ha in me stesso suscitato.

La prima, naturalmente, è un confronto con l’altra opera nominata: l’atmosfera onirica e rarefatta di quelle pagine è di fatto irripetibile, e qui nemmeno vi si accosta. Ciò nonostante, il flusso di coscienza (l’intero romanzo si snoda come tale) è perfettamente riuscito, e raggiunge sovente vette di profonda suggestione. Mirabile, ad esempio, il figurarsi del proprio funerale, incantevole la precisione psicologica con cui si ritraggono i traccheggiamenti e le dicotomie interiori della protagonista (e del resto lo stesso Freud era stupefatto da alcune intuizioni del Nostro).

Non è l’unica spigolatura degna di nota: per esempio, nel riferire i pensieri e di séguito le parole, non vi sono dubbi che Else tenacemente indossi una maschera, per costrizione impostale dalla temperie storico-sociale del periodo di riferimento. Il contrasto, insomma, tra le percezioni reali e quelle verbalmente professate è reso con magistrale destrezza, e sortisce in qualche punto effetti surreali.

E difatti, a mio avviso, è della tecnica del paradosso di cui Schnitzler si serve per denudare l’ipocrisia borghese, l’attenzione all’apparenza, il dissolversi di vincoli morali. L’esito è reiteratamente meraviglioso (Non mi venderò mai. Mi concedo gratis, piuttosto […] Voglio essere una sgualdrina, non una puttana; Com’è possibile guardare in questo modo una persona morta! Che mancanza di tatto; Oh, signor von Dorsday, sapesse che paura mi fa. Vuol essere tanto cortese da permettermi di portare un buon amico?).

Dopotutto, Else riporta al pensiero gli inetti di sveviana memoria; però, ripetutamente, ella tenterà di trovar la forza di rinnegare la sua famiglia, il modo d’agire richiestole, la stessa società che l’ha vista nascere e formarsi.
Si tratta d’uno sforzo titanico, che postula la completa frantumazione dell’Io, e pertanto destinato a fallire. Else morirà per avere, appena appena, immaginato di compirlo.



Questo è un post di admin scritto in data 30 aprile 2012 alle ore 11:16 e appartiene alla categoria Litterae. Puoi seguire i commenti a quest'articolo attraverso un feed apposito. Sei invitato a lasciare un commento. Non è consentito il ping.

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