La storia dei miei momenti difficili

Cari amici,
ritorno a scrivere su queste pagine per documentare alcune cose che mi sono successe in questi anni.
La principale novità, per quanto spaventosa possa essere, è che ho avuto dei problemi di salute mentale. Questo ha sconvolto la mia vita e, anche se ne porto ancora addosso i segni, sono fortunatamente riuscito a superare i tempi difficili.
Il cervello è un organo curioso: è possibile che all’improvviso smetta di funzionare come dovrebbe, e allora diventa un problema. Nel mio caso, stavo vivendo un periodo abbastanza fruttuoso e positivo nella mia vita quando ho iniziato a credere che diverse persone mi stessero perseguitando. In realtà non stava accadendo nulla di tutto questo, ma io interpretavo le cose diversamente.
Uno psichiatra, Shitij Kapur, ha descritto questo fenomeno parlando di “salienza aberrante“. In poche parole, “la disregolazione della dopamina nel sistema mesolimbico genererebbe un aumento di salienza ovvero un eccesso di attribuzione di significato a stimoli altrimenti ritenuti neutri che si trasformerebbero in entità avverse, pericolose o misteriose che portano il paziente ad attuare sforzi interpretativi aberranti e, di conseguenza, scorretti sul piano della normale percezione della realtà e del suo rapporto con le nostre capacità di analisi”.
Questo si chiama “episodio psicotico“, e popolarmente si dice impazzire: è quello che mi è successo.
Convinto di essere perseguitato, come dicevo, mi sono chiuso in casa e ho iniziato a sragionare. Questa perdita di contatto con la realtà è durata a lungo, dal mese di novembre 2012 al settembre 2013, ma il picco si è raggiunto a maggio, quando esasperatissimo ho fatto alcune telefonate frenetiche, millantando di volermi suicidare.
Non volevo davvero farla finita, ma ero al colmo della disperazione e chiedevo aiuto nell’unico modo che riuscissi a concepire.
Così sono stato portato dalla polizia in un ospedale psichiatrico per 21 giorni, ed ho iniziato un cocktail micidiale di farmaci. Ora, se vogliamo consolarci, potremmo dire che sono tanti gli intellettuali, come ad esempio Alda Merini, che hanno vissuto esperienze del genere.
Io però ricordo poco di quei giorni perché i medicinali erano così forti che il cervello aveva difficoltà a formare nuove memorie.
Vi posso dire tanto per sdrammatizzare che diverse ragazze ci hanno provato con me, ed io ero addirittura compiacente nei loro confronti :D
Però facevo il filo a un ventunenne barbuto che parlava in modo a volte sconnesso e che mi ero illuso potesse essere gay. Lui da parte sua ha chiarito che non lo era, ma non si è dimostrato omofobo, quindi buon pro gli faccia.
La realtà, comunque, era tragica, perché ero in preda ai miei deliri, ossia convinzioni errate che sembrano irremovibili. Mi sovviene che tanti ricordi mi affollavano la mente, e nessuno di questi era veritiero. Io onestamente non immaginavo minimamente che potessi sbagliarmi, e quindi mi trovavo a fare i conti con una realtà molto confusa.
Ho sperimentato sulla mia pelle i cosiddetti deliri di grandezza, ossia credere di avere ad esempio una missione importante, i deliri di persecuzione, ossia ritenere vi sia un complotto a proprie spese, e i deliri di riferimento, ossia pensare che le cose più assurde si riferiscano a noi in prima persona. Non ho avuto invece nessuna allucinazione, per fortuna.
Non sono stato trattato male, devo dire, tranne per due episodi: il primo, quando mi sentivo molto agitato, ma non facevo nulla di male, fuorché straparlare, e l’agitazione era farmacologicamente indotta: in quel caso sono stato legato al letto; il secondo, quando sono stato costretto a ingurgitare delle pillole che erano finite per terra.
Inoltre non ci era consentito disporre di un telefono cellulare, anche se qualche volta sono riuscito ad utilizzarlo fugacemente mentre mia madre era in visita, chiedendolo a lei e restituendoglielo immediatamente.
Quei ventuno giorni mi sono sembrati infiniti, ma sono passati. Ricordo pure che non potevo far nulla se non aspettare, ed era un tormento: volevo leggere, ma non ci vedevo da vicino (i farmaci, ovviamente!).
Tornato a casa, ho continuato a curarmi. Ho avuto la fortuna si fa per dire di sperimentare l’acatisia tra gli effetti collaterali, una agitazione fortissima che si placa soltanto camminando o muovendosi. Immaginate di essere costretti a non fermarsi mai (nemmeno sedersi, nemmeno di notte!) sennò si sta male.
E poi, qualche mese dopo, ho finalmente capito e tutte le mie convinzioni mi sono apparse errate: da quel momento in poi, non ho più sperimentato un singolo pensiero fuori posto. Tutto scomparso repentinamente, così come dal nulla era venuto.
Ho dovuto però sottopormi ad una cura farmacologica che è durata due anni, anche in assenza di ulteriori sintomi. E sono stati due anni tremendi in cui ho assunto tra gli altri EN, Serenase, Largactil, Invega, Akineton e Depakin.
Ho sofferto particolarmente di svariati effetti collaterali: un’ansia incredibile, un ottundimento intellettivo, una disfunzione sessuale, un diverso modo ed orario per dormire (nei primi tempi mi addormentavo alle 18.30 ogni sera), una forte mancanza di motivazione di fare qualunque cosa. Addirittura, spesso non riuscivo a mandar giù il cibo e mi svegliavo in continuazione bagnato dalla mia bava.
Inoltre, queste medicine si legano ai recettori della dopamina e diminuiscono la capacità di provare piacere: ricordo infatti di avere sperimentato una completa anedonia nella masturbazione e durante un pompino, per non parlare dell’anorgasmia.

Ora, comunque, il tempo della cura è passato, e la maggior parte delle cose è tornata alla normalità: non tutte, ci sto ancora lavorando sopra.
Cosa mi è rimasto di questa esperienza orrenda? Vediamo:

– una disistima nei confronti di me stesso, che prima non avevo
– i chili di troppo che i farmaci e la vita sedentaria mi hanno fatto accumulare, che contrastano molto con l’immagine di me stesso come bodybuilder che mi stavo costruendo qualche anno fa
– un’ansia di guidare, che prima non avevo, e che limita molto la mia vita perché, volendo rinunciare all’auto, tendo a muovermi poco. Considerando che guidare era uno dei pochi piaceri della mia vita e che ho anche fatto un’esperienza in pista, direi che è grave, ma non so come superarla
– una voglia di restare protetto in casa mia e muovermi solo per necessità o, comunque, con molto più sforzo di prima
– una paura di essere diventato meno intelligente e di non potermi più concentrare intellettivamente come una volta, dovuta a questi anni in cui i farmaci mi rendevano difficile perfino leggere o ascoltare una conferenza
– qualche insicurezza sessuale, visto che ancora non son ritornato quello di un tempo. Mi è capitato qualche incontro (due, a dire il vero) ed i miei partner hanno scelto di non lamentarsi, ma io ho ben presente che negli ultimi anni il mio funzionamento sotto quel profilo è stato nullo o scadente
– una paura enorme di ricadere, considerato che ciò che ho avuto nel caso più grave potrebbe essere schizofrenia, patologia spesso (ma non sempre) recidivante.

Ad ogni modo, voglio essere ottimista: il peggio è passato, le medicine mi son state tolte, e pian piano cerco di riconquistare la vita che avevo prima, anche se con qualche significativa differenza.

Inoltre, ho approfittato di quest’ultimo anno per dedicarmi alla lingua inglese, una delle mie passioni da sempre, e ho conseguito con un buon voto il Certificate in Advanced English della Cambridge University. Adesso mi mancherebbe sconfiggere le mie paure e magari fare qualche nuova conoscenza interessante.
Come si dice: non conta il non cadere mai, quanto la capacità di rialzarsi. Più facile a dirsi, ovviamente.

PS: Non so se riprenderò a scrivere questo blog, ma  se avrò nuove cose da raccontare  magari lo farò. Nel frattempo, potete seguirmi su Twitter.

farmaci

Ascolta l’intervista a mia madre sul tema.



Questo è un post di admin scritto in data 26 luglio 2015 alle ore 17:09 e appartiene alla categoria Personale. Puoi seguire i commenti a quest'articolo attraverso un feed apposito. Sei invitato a lasciare un commento. Non è consentito il ping.

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