Lady Gaga, l’Europride e la Chiesa

Hanno suscitato in me un certo grado di perplessità, ma anche qualche riflessione più articolata, le parole di Rocco Buttiglione che commentava in merito alla scelta di invitare Lady Gaga all’Europride di Roma.
Comincerò con il riportarle:

«Il mondo gay non si sente rappresentato da chi gira dei video offendendo Gesù, come quello della canzone Judas.
Milioni di lesbiche e omosessuali non si riconoscono in chi attacca il Papa e le istituzioni. Se Lady Gaga sabato dovesse rivolgere, dal pulpito del suo “comizio”, attacchi al Santo Padre o alla Chiesa Cattolica, milioni di gay moderati non si riconoscerebbero in quelle frasi […]
È sempre pericoloso l’odio contro qualcuno. Si può essere in disaccordo con la Chiesa, ma sarebbe grave se si incitasse all’odio contro il Papa

La mia prima reazione è stata quella di rinvenire una buona dose di comicità in questa faccenda: Buttiglione che parla a nome del mondo gay!
Non so, è un po’ strano. Vorrei anche sapere, a questo punto, che ne pensa a proposito dell’ultima puntata di Glee (che non seguo, ma mi risulta abbia successo nel mondo GLBT).
Ed è anche fuori di dubbio che, in altre occasioni, il suddetto individuo abbia espresso posizioni alquanto omofobe e, a mio giudizio, discutibili in merito alla loro capacità di essere frutto di un articolato lavorìo di sinapsi cerebrali.
Però, in questo caso, non trovo palesi attacchi alla logica. E ne approfitto, così, per togliermi dallo stomaco un grosso peso.

Non sono mai stato ad un pride e mi piacerebbe esserci: almeno per poter comprenderne meglio i meccanismi, prima di lanciarmi in analisi ben definite.
Magari tutti quelli che pontificano al riguardo si attenessero a questa elementare precauzione razionale.

Sicuramente, comunque, ritengo che sia un bene attrarre l’attenzione della società sull’esistenza di una folta schiera di individui non eterosessuali.
Però trovo assolutamente poco opportuna, e politicamente sconveniente, la tecnica della provocazione. E Lady Gaga, almeno fin ora, è stata sicuramente una provocatrice (vere od artefatte che si giudichino le sue boutades, secondo la capacità di discernimento di ciascuno).
Se lo scopo della manifestazione vuol essere quello di ottenere una maggiore accettazione da parte della nostra società, si dovrebbero evitare, secondo me, sia la provocazione che l’anticlericalismo.
C’è una certa parte del mondo cattolico che sta aprendo gli occhi sull’esistenza di individui GLBT e comincia del resto a guardarli sotto una luce migliore, diradando così un poco quel folto velo di ignoranza che fin ora la contraddistingueva.
Si tratta di una fetta importante della nostra società: quella che, a mio modo di vedere, andrebbe conquistata. Perché, invece, allontanarla?

In secondo luogo: c’è omofobia nella Chiesa? Spesso sì. Però non vuol dire che ci debba essere clerofobia da parte dei gay. Aborro gli scontri ideologici in questo caso perché diventano soltanto catalizzatori di odio.
Io credo che non si possa criticare una religione per i dogmi che professa: si può non condividerli, certamente. Però sono pur sempre convincimenti che non obbediscono alla razionalità ma ad una sfera intima e personale dell’individuo – e come tale insindacabile.

L’odio contro il Papa e contro la Chiesa sono perciò in questo senso da censurare: soprattutto in quanto si tratta di sentimenti distruttivi che finiscono, in ogni caso, per ritornare al mittente più forti di prima.
Se dall’altra parte sbagliano non è un buon motivo per cadere anche noi nello stesso errore.

La politica e la religione sono due cose diverse: in sede politica si agisce per favorire le idee che riteniamo più simili alle nostre e screditare quelle che non ci convincono; per la religione, ognuno deve poter ritenere ciò che crede giusto, senza per questo essere oggetto di offese, nemmeno se le sue convinzioni finiscono per offendere altre persone. Io la penso così.

È chiaro che, però, sono anche convinto che determinati individui, pur liberissimi di sostenere qualsivoglia credenza morale e religiosa, basino gran parte della loro ideologia non su rivelazioni mistiche, bensì semplicemente su presupposti sbagliati e sulla semplice non conoscenza di alcune realtà. E che perciò mi auguro stiano, al contrario di quanto accade, il più lontano possibile dalla cosa pubblica.

Vorrei, in ultima analisi, che ci fosse un dialogo, o quantomeno una reciproca tolleranza, e non uno scontro tra jihad contrapposte. E auspico che gli appartenenti alla comunità GLBT abbiano l’intelligenza di portare avanti un obiettivo del genere, anche quando dall’altra parte arrivano esternazioni di segno opposto.



Questo è un post di admin scritto in data 11 giugno 2011 alle ore 12:38 e appartiene alla categoria Gay life. Puoi seguire i commenti a quest'articolo attraverso un feed apposito. Sei invitato a lasciare un commento. Non è consentito il ping.

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