Piero

Piero è un ragazzo di origini latinoamericane; l’ho conosciuto dieci anni fa ed incocciato l’ultima volta, per casualità, l’altroieri: si aggirava in libreria, io ero fermo a consultare un testo, e mi ha intercettato. Ho dovuto constatare che è caruccissimo vestito da studente modello.

Ci conoscemmo, dunque, tanto tempo fa: a volte andavamo nei parchi della città per scambiare qualche semplice abbraccio.

Fin dai tempi antichi, e periodicamente ad intervalli biennali, ho costantemente ricevuto proposte di fidanzamento da lui.
E a me è sempre dispiaciuto rifiutarle tutte, ma la verità è che non trovo sufficiente una forte attrazione sessuale per cominciare una storia.

La sua caratteristica fondamentale, comunque, è sempre stata quella di sbucare dal nulla e materializzarsi improvvisamente nella mia vita per poi tornare a dissolversi dopo poco.
Infatti, anche la prima sera che ebbi un appuntamento con Elle, lui comparve, seduto su un divanetto del locale in cui ci eravamo recati.

Oggi si potrebbe dire che siamo amici con qualche piccolo benefit occasionale; alla fine è senz’altro una bella persona: gli voglio bene.

Elle, il mio ex

No, non posso parlare diffusamente del mio ex: mancherebbe lo spazio. Ma qualcosa voglio scriverla egualmente.

C’erano due lati che costituivano la persona di Elle: a giudicare dal primo, si potrebbe dire ch’era il più azzurro dei prìncipi azzurri che uno possa figurarsi. Credo siano pochi i ragazzi capaci di amare in modo così tenero, profondo ed intenso.
Il secondo invece era egoista, calcolatore, vendicativo.

Una persona – senz’altro aggiungere – va accettata nella sua interezza: ma il nocciolo della questione, a mio modo di vedere, è sempre nelle dosi di ciascun ingrediente. E purtroppo negli ultimi mesi la sfaccettatura negativa era alla base, diciamo, di un buon 80% del suo comportamento.
Per questo la nostra storia è finita – ne sono convinto – non tanto perché i sentimenti fossero realmente venuti meno, quanto soprattutto perché, per un insieme di fattori, abbiamo iniziato a distruggerci a vicenda (anche se, secondo me, in questo lui era abbastanza più bravo di me – ma è un’opinione di parte).
A quel punto, per stare “bene”, l’unica era imporci la separazione.

Sono stato lasciato, dopo oltre due anni e mezzo, in chat – ma non lo biasimo per questa scelta: era l’unica che aveva. Dal vivo sarebbe bastato che gli stringessi la mano perché le sue intenzioni capitolassero in un abbraccio: era successo così tante volte.

Mi piace dire che abbiamo anche pagato il prezzo di colpe non nostre; a prescindere dalle nostre diversità caratteriali e personali, l’inesperienza e l’asprezza ruvida della prima gioventù le han portate tutti con sé: noi due, assieme abbiamo imparato ad amare, assieme ne abbiam pagato il fio.

La nostra passione aveva un vigore ed una forza ineffabili, così da non essere facilmente compresa all’esterno: se ne risentono gli echi ancor oggi. E talvolta mi chiedo se, dopo questi anni, saremmo maturati abbastanza per scrivere un finale diverso.

Forse non esistono risposte, ma spero lo stesso di non perderlo totalmente di vista, anche se è forte il timore che questo accada.
Sì, è probabile che non siamo fatti per stare assieme, ma vorrei tanto privatamente rivederlo.

Gay test in palestra

Ho trovato un modo semplice per scoprire chi è gay in una palestra. La butto così, per scherzare, ma lasciate che vi racconti.

Dunque, in sala attrezzi, appoggiato in un cantuccio, c’è lo strumento per le estensioni del busto.
Non lo usa quasi nessuno perché il trainer dimentica sempre di inserire l’esercizio, però oggi ho deciso che dovevo assegnarmelo: dopotutto, si tratta di un allenamento efficace nella tonificazione di lombari e gluteo.

Allora ho tirato fuori l’arnese (no, non quello! cerco solo di evitare le parole già utilizzate) e mi son messo ad eseguire le ripetizioni necessarie.

Ebbene, ho la fortuna di avere un esteso campo visivo posterolaterale, per cui ho notato distintamente tre ragazzi che hanno interrotto il loro workout, cominciando invece a fissarmi, nell’illusione di non essere visti.
Ecco, ho pensato sorridendo, questo è un ottimo gay test.

Vabbè che due dei tre già erano risultati idonei, per così dire. Perché uno che ti saluta canticchiando:

– …ferenza tra me e te, me e te Ciao! me e te…

non può essere etero.

L’altro, invece, è un tipo troppo dolce. Non è bellissimo ma ha un modo di fare parecchio timido e davvero gentile: cerca sempre di attaccare bottone con me, chiedendomi in continuazione se i pesi pesano.
Oggi si è lasciato andare, accomiatandosi con un a domani! invece del meno intimo ciao!
E, quando il proprietario ci ha chiesto se eravamo stanchi, lui ha ripetuto paro paro la frase: suonava come se mi stesse dando del voi – e si è imbarazzato.
Bene: la dolcezza autentica è decisamente un turn on (motivo di eccitazione) per me, anche più della bellezza.
Vedremo come va a finire.

I soliti idioti

“I soliti idioti” provoca in me un profondo moto di ripulsa.
Il problema non è che non mi fa ridere, quanto piuttosto il fatto che suscita nella mia persona un fastidio viscerale ed acuto talmente intenso che faccio fatica a scriverne.
E allora sono andato a leggere, in giro per la rete, soprattutto le opinioni di coloro che lo difendevano a spada tratta, per cercare di afferrare cosa mi sfuggisse.

Sul web infatti è sorta una gran polemica a partire dall’articolo di Concita De Gregorio, che condivisibilmente argomentava:

«Alla fine resta un senso di sgomento e di sconfitta, una specie di incredulità: ci si può arrendere al fatto che la canzoncina “omosessuale, lo capisce anche mia nonna che è lo stesso che esser donna senza il ciclo mestruale” stia per diventare il ritornello dei prossimi mesi? Perché un ragazzo coi soldi del biglietto in tasca dovrebbe entrare a vedere un tipo truccato da vecchio marpione con la faccia di plastica che cambia il motivo di “Besame mucho” in “besaje er bucio”?»

Aldo Grasso le ha risposto parlando di una «incapacità» della giornalista «di leggere I soliti idioti per quello che sono, un racconto volutamente esagerato di vizi e manie del paese» e di una sua «miopia nel confondere le regole di un genere narrativo (la satira) con un declino morale».

Gli hanno fatto eco molti altri. Per esempio, secondo Stefania Carini, «il terribile padre di Gianluca fa ridere. E rappresenta tutto il paese: un uomo benestante che sa come funziona la vita, e vuole svegliare il suo figliolo, spiegargli cioè che vince la truffa, il magheggio, l’arroganza, la sorca».

Ecco, cercherò di essere sintetico: il mio moto di stizza nasce esattamente da questo.
Ai miei occhi il padre di Gianluca incarna soltanto il conformismo e l’ottusità di chi pensa di possedere verità universali.
In altre parole la stupidità estrema di chi sostiene che si debba agire in un determinato modo soltanto perché «così fan tutti» ed ignora che, secondo questa logica, il cibo che ha più degustatori è la merda, la quale è apprezzata da un’infinità di mosche.
La conseguenza è: chi si discosta dalla mentalità dominante merita le risatine e le offese di tutti gli altri.

Ora a me non interessa se le cose funzionano davvero così nel mondo. Ed è totalmente irrilevante, secondo me, sapere se questa rappresentazione sia fatta all’insegna di una comicità leggera senza pretese, oppure per incanalare un messaggio positivo o negativo.
Resta il fatto che, sebbene lo negheranno recisamente anche a sé stessi, ai miei occhi la maggioranza di coloro che si divertono osservando certe scene sono gli stessi che riderebbero di un diverso o di un emarginato.
E francamente a questo spettacolo, già comunissimo di suo, io non ho punta voglia di assistere anche a pagamento.

American gay guys in Naples

I’ve got a thing for American guys. They sum up two of my fave passions, males and English language.
Here in Naples though, finding one isn’t quite a walk in the park but, over the years, I did manage to meet three.

The first one, Will, was a black skinned soldier and wore braces.
He bragged to me that someone with an orthodontic apparatus like his would give the most spectacular blowjob ever.
But he didn’t get to demonstrate his theory, since I was not looking for anything sexual with him.

Nathan, instead, was a student, and I don’t exactly recall why he left U.S. – I suppose that was because of his father’s job, if I got that correctly.
We hung out several times. Nothing ever happened between us, but he became somewhat affectionate with me, he even tried to bribe me with a present.
The other thing about him I can’t forget was that he had a gay brother who was HIV poz, probably because of an unprotected fling when he was 16.

The third guy was called Dylan. After hooking up online, we agreed that he would pick me up at the station, and off we went to his place.
It was really cozy there and we cuddled up and jerked off in his bed.
It was fun to stroke his circumcised penis and I do remember it felt awesome to moan in English. I had so much fun in doing so, it felt like being in a porn movie, haha.
In the end, we had a bit of a chitchat and he related to me his story. He wound up in a long term relationship that went rotten because of the distance. They were now a continent apart, but kind of grew up together.
Anyhow we had a nice time, albeit – like it was to be expected – I never heard from him afterwards.

Yes – that’s it, so far. But if you are a cute young foreigner in Naples you could be the fourth one, LMAO.
Just drop me a line here.

Nando

Conobbi Nando in modo inusuale.
Infatti un pomeriggio cercai su Google “ragazzo gay napoletano” e tra i primi risultati mi apparve il suo blog. Scambiammo qualche mail e decidemmo di vederci: avevamo solo venti anni a testa.

Passeggiammo dunque attraverso la città di Napoli un intero pomeriggio, rivolgendoci le domande di rito.
Ricordo che ci fermammo in villa comunale e che, frattanto, prima aveva imbrunito, poi s’era fatta sera bell’e inoltrata.
Noi continuavamo a chiacchierare ed era chiaro che ci piacevamo: ma io non avevo nessuna esperienza completa, mentre lui si divertiva un sacco a raccontare e magnificare le sue.
E lo mise subito in chiaro: voleva fidanzarsi con me, però dovevo muovermi ad avere la mia prima volta. Con lui, ovviamente.
Mi sorpresi a rispondergli che sì, d’accordo, stavamo assieme: avrei fatto il possibile.
Decidemmo allora di rincasare. Abitavamo parecchio vicini, quindi il pullman da prendere era lo stesso.

Ormai era notte. Ci sedemmo nelle ultime file mentre davanti a noi si accalcava tanta gente, tra cui molti ceffi poco raccomandabili.
Mi porse la mano e, sebbene la situazione fosse alquanto rischiosa, decisi di tenergliela. Arrivammo alla fine alle nostre destinazioni.

La mattina successiva mi scosse lo squillo del telefono: mi mandava un messaggio per invitarmi a casa sua, voleva sùbito rivedermi.
Ed allora mi ci avviai immediatamente, a piedi.

Si fece vivido il mio timore quando ebbi a bussare al campanello di quell’abitazione sconosciuta. Però dopo poco mi tranquillizzai perché ci mettemmo a scherzare al computer, sia pure interrotti sporadicamente dalla sua famiglia.

Poi, ad un certo punto, mi disse: ora siamo soli.
E quasi mi buttò sul letto e si accomodò con forza sopra di me. Posò sul mio corpo qualche bacio appassionato ed iniziò a toccarmi con sapienza.

Ora non trascorsero che una manciata di minuti quando mi sussurrò all’orecchio con mia grande sorpresa:
“So che vuoi farlo con me: abbiamo poco tempo prima che tornino i miei.”
Io rimasi come imbambolato, senza che alcuna risposta mi sgorgasse dalla bocca. E se non avessi trovato il coraggio di obiettare l’esito era scontato. Stavo per cedere, vi ero vicinissimo.
Complice la forte eccitazione, accarezzavo il pensiero di concedermi per la prima volta e me ne meravigliavo con me stesso: che fine avevano fatto i miei sogni?
E perché generalmente non trovavo difficoltà nel declinare certe offerte ma in quel momento – con lui – era diverso?
Dopo un lasso brevissimo si udì il citofono. Fui quasi scaraventato a terra ed ebbi pochissimo tempo per rivestirmi.

Il giorno dopo Nando volle chiarire che un altro tipo si era fatto avanti, dovevamo lasciarci. Io ero più bello, così disse, però era meglio che non soffrissi a causa sua.

Restammo in contatto per diversi anni e quella passione estemporanea si trasformò in una sorta di amicizia: per un bel pezzo continuammo a condividere qualche passeggiata oppure un po’ di cazzeggio al pc.

Autoscatto con letto

Roberto Cacciapaglia – Un’ora

Questo brano di Roberto Cacciapaglia non è adatto a tutti gli orecchi.
Io però lo trovo stupendo, soprattutto quando lo ascolto di notte mentre percorro strade solitarie.
Si ispira ad uno dei passi più poetici della Bibbia, che per l’esattezza dice:

Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.    
C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.    
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire.    
Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via.    

Un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace.
(Ecclesiaste 3: 1-8)

Volete sapere perché mi piace?
Essenzialmente perché infonde in me la speranza, ravvivando il sogno di preziosi attimi da assaporare quando sarà l’ora giusta.
E se per convenzione siamo soliti disporre il tempo su di una circonferenza, ecco che possiamo figurarcene la rotazione ed il moto sempiterno.
Qui compreso, da qualche parte lungo il cerchio, un cantuccino di gioia.

Silvestro

Silvestro è un ragazzo toscano, conosciuto in chat un decennio fa.

Prendemmo a sentirci ogni giorno a telefono: solo qualche anno dopo decidemmo di vederci.
Mi ospitò a casa, eravamo soli.
Fui trattato con riguardi inimmaginabili: mi lasciò dormire in camera sua e lui si sistemò altrove.
Ma non mi sfiorò con un dito, aveva troppa paura.
Per cercare di trovar coraggio, mi propose allora di giocare a carte con l’accordo di scoprirci ad ogni mano perduta. Osservandolo, si notava che s’era intabarrato con sciarpe e cappelli vari, di modo da restar vestito sino alla fine.
Io invece, mi ritrovai in slip, in istato di evidente erezione. Ma lui nuovamente si spaventò.

Ci reincontrammo qualche mese dopo, in albergo: ci toccammo e parlammo tutta la notte, ma niente di più. Nei mesi successivi fui riempito di doni e pensieri gentili.

Solo l’estate susseguente ci rivedemmo.
Di quel tempo ricordo soprattutto una sera a Piazza del Campo perché quella volta il cielo era madido di una tinta meravigliosa di bluetto che non ho mai più rivista.
Camminavamo senza sosta attraverso le città per poi rintanarci quando scuriva.
Con lui ho avuto la mia prima volta, è stato l’unico ragazzo con cui ho praticato bareback e di lui soltanto ho assaggiato lo sperma.

Ancora oggi ogni tanto ci sentiamo: per anni ho ricevuto i suoi regali. Non è facile descrivere la sua disposizione d’animo introversa, solitaria, estremamente originale ma capace di veementi slanci affettuosi.
Se ci fossero più persone come lui a questo mondo, non si starebbe mica male.

La monogamia è naturale?

Il post di oggi nasce da un tweet di PPS che esprimeva le sue opinioni in tema di monogamia.
Anche io spesso mi sono interrogato in proposito e quindi sono giunto a ricavarne alcune idee. Però, come spesso avviene per ciò che mi riguarda, esse sono in continua evoluzione e domani potrei rendermi conto di essermi almeno parzialmente sbagliato.

Partiamo comunque dalle definizioni. In etologia, secondo quel che dice il dizionario, per monogamia si intende «l’abitudine dei maschi di certe specie animali ad accoppiarsi e a convivere con un’unica femmina». Credo che l’uomo sia, soprattutto in relazione ai suoi istinti, un animale anche lui e perciò penso che tale enunciato possa andar bene anche per noi – tralasciando la generalizzazione eterosessista.

Ecco dunque che mi chiedo se noi siamo naturalmente fatti per accoppiarci con un’unica persona.
La mia risposta è: dipende!

Sono giunto infatti alla conclusione che ogni essere umano è differente e vive la propria sessualità in modo unico e peculiare.
Quindi penso che vi sia chi ha impulsi più forti verso la poligamia e chi, invece, no.

In secondo luogo, ritengo che i bisogni di ciascun individuo varîno a seconda del periodo della vita e delle circostanze che egli sta attraversando.

Da queste due premesse discende allora il mio credo per cui sia la monogamia che la poligamia sono due opzioni parimenti naturali per l’uomo: secondo me dipende dai singoli individui, dalle fasi in cui si trovano e dalle dinamiche che ciascuna coppia pone in essere.
Sintetizzando, però, penso sia possibile per un essere umano:

  • Provare attrazione sessuale esclusivamente nei confronti di un individuo.
  • Provare attrazione sessuale in misura maggiore nei confronti di un individuo e in misura minore nei confronti degli altri.
  • Provare attrazione sessuale indiscriminata nei confronti di una moltitudine di individui.

Certo, sicuramente si può sempre scegliere di attenersi ad un certo comportamento a prescindere dagli impulsi che si provano.
Ad ogni modo, la maggioranza degl’individui, io credo, rientra nella seconda e terza categoria.

Però, a mio modo di vedere, vi sono alcuni esseri umani in cui l’attrazione fisica discende da un sentimento che provano, ossia: “desidero fare sesso con te soltanto perché ti amo”.
Per costoro una persona con determinati parametri estetici potrebb’essere piacevole da guardare ma non scatenerebbe nessun forte desiderio dal punto di vista istintivo e lussurioso poiché mancherebbe qualcosa di importante.

Personalmente:

  • Mi trovo attualmente nella fase 3 con alcune importanti limitazioni. Ossia: ora come ora, qualunque persona esteticamente rispondente ai miei canoni suscita in me desidèri sessuali.
  • Le limitazioni sono rappresentate dal fatto che ho un desiderio molto basso di praticare sesso anale con una persona che per me non ha nessun valore. Inoltre il mio impulso sessuale continua ad essere molto amplificato dall’affetto, al punto di provarlo nei confronti di persone che, forse, se le conoscessi oggi, non mi piacerebbero esteticamente.
  • Quando in passato sono stato innamorato, c’è stato per circa due anni un periodo in cui provavo attrazione sessuale pressoché esclusiva nei confronti di un individuo. In quel periodo forse avrò visto soltanto uno o due pornazzi, visto che soltanto pensare a lui riusciva ad eccitarmi sessualmente.

Per quanto mi riguarda, non so ovviamente cosa mi riserverà il futuro: tantopiù, non so se potrò mai più riprovare ciò che ho vissuto, e nemmeno se invece mi sorgerà il desiderio di trombare qualunque essere umano attraente che mi capiterà d’incrociare in istrada.

Comunque, probabilmente, io non appartengo alla maggioranza degli individui, soprattutto in àmbito gay. Però, ciononostante, ne ho conosciuti diversi che, ad esempio, non desideravano baciare o abbracciare persone sconosciute, mentre non avevano nessun problema nello scoparle.
Io invece non avrei alcuna difficoltà nel coccolarmi intimamente con un perfetto estraneo.

Ritengo che quant’ho scritto dimostri che gli uomini siano tutti tra loro diversi e non esista una natura umana unica, universale e immutabile. Probabilmente il fatto è che siamo animali infinitamente più complicati.

Detto questo, reputo che l’amore monogamico, quello in cui davvero non si desidera nient’altro al mondo, possa essere estremamente appagante.
Però, in ultima analisi, penso anche che non sta a noi scegliere quali sono gli impulsi che avvertiamo: io stesso non so se mi capiterà mai più di rivivere certe esperienze.

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