Videopost: alcuni libri importanti che ho letto

Sto continuando nel puntiglioso lavoro di catalogazione dei miei libri ed ho voluto cogliere l’occasione per parlarvi di alcuni testi importanti nella mia crescita personale.

Ho scelto la forma del videopost per potermi esprimere più spontaneamente, anche se noterete che audio e video sono camuffati. Scusate i disagi, però adoro la riservatezza.

In ogni caso, buona visione.

Impression, soleil levant

Qualche ora fa mi sono levato, aprendo gli occhi al nascente 2012.
Ho bevuto un po’ di latte e preso il caffè, accompagnando il tutto con una fettina di panettone, l’ultima superstite dopo queste feste.

Poi ho messo su un 33 giri (comperato ieri, con gli amici in giro per Napoli) dove sono ricompilati alcuni successi musicali italiani a cavallo tra gli anni ’30 ed i ’40.
Sono brani delicati, amorosi, ineffabili – ultimo baluardo di un’èra che fu.

E alla fine mia madre è venuta a portarmi una grande cartella, contenente alcune stampe di quadri famosi. Gliel’avevo chiesta io, visto che si è ridipinta e un pochetto rinnovellata la mia stanza.

Così ho scelto di appenderne una: si tratta di Impression, Soleil levant di Claude Monet.
Vuoi perché l’impressionismo mi comunica qualcosa di particolare (mi sembra ieri quando, dodici anni fa, ero alla National Gallery di Londra a restar folgorato da quei capolavori), ma – anche e soprattutto – come atto propiziatorio nei confronti di un altro segmento di vita che sopraggiunge.

Auguri a tutti: che la vita sia per noi lieve e benevola.

Love, nuances, lines of thought

When you hang out with a mate, freshly dumped from his boyfriend, and – what’s worst – after several years, you can’t help but wonder many questions, once you get back home.

Love is irrational, as they say. But why on earth should a person in the right frame of mind choose to make his happiness contingent on someone else’s behavior?
‘Cause it happens just like that. When you’re single you can be happy just because you put your mind to it. But, when in a relationship, even if you’re on your best mood and whatnot, if your significant other screws up, your happiness goes south.
You just get snared, that’s it. And I won’t deny it’s a godsend on so many levels.  And though…

And then I wonder how many kinds of love exist, and how many nuances and differences there are.
If I was jealous that my ex has found someone new, I could say that’s just because I’m still in love with him – and almost no one would argue with that.
And by the way I do agree, too – it’s how it goes. But, on second thought, isn’t that jealousy a matter of selfishness?
And what if I wanted him to be happy with someone else? Should I imply that I love him no more? Or maybe has my giving up made my love somewhat deeper?
Well, in the end I feel that, about love, many nuances exist. We can be bound by so many things that we fall short of words.

My mother says on occasion, you’ll end up alone since you’re gay.
And I definitely don’t agree, but part of me – maybe mistakenly – thinks that we’ll have to fight harder for happiness.

Amore, sfumature, ragionamenti

Quando esci con un amico che è stato appena lasciato dal ragazzo, tra l’altro dopo svariati anni, non puoi fare a meno di porti mille domande una volta rincasato.

L’amore è irrazionale, come si sa. Perché mai uno che sia in pieno possesso delle proprie facoltà mentali dovrebbe scegliere di condizionare la sua felicità al comportamento di un’altra persona?
Perché è quello che avviene. Da single puoi essere felice semplicemente perché lo hai deciso, se sei in coppia puoi anche avere il miglior umore del mondo e stabilire ciò che ti pare, ché se poi il tuo lui ti tratta male tutta l’allegria se ne va a puttane per forza.
Ci si trova invischiati, insomma, voglio dire; e vabbè, non nego che per molti aspetti sia un bene e un dono del cielo. Però…

E poi mi chiedo anche quanti tipi d’amore vi siano, quante sfumature, quante differenze.
Se fossi geloso perché il mio ex sta con un altro potrei dire di esserlo perché lo amo ancora, e quasi nessuno metterebbe in discussione questo ragionamento.
Alla fine sono d’accordo anch’io, in genere càpita così, però – se devo rifletterci meglio – non è forse un atto di egoismo quella gelosia?
E ad esempio se, avendo compreso che il mio ex non fa per me, volessi che fosse felice con un altro, davvero dovrei giungere alla conclusione che non lo amo più? E se invece, avendo abdicato al desiderio che stia con me, il mio sentimento fosse al contrario divenuto più puro?
Magari secondo me la verità sta nell’affermare che esistono infinite sfumature nel sentire che può legarci ad una persona e ci vorrebbero altrettante parole per definirle.

Ogni tanto mia madre mi dice: siccome sei gay, rimarrai da solo.
Io non condivido affatto questo ragionamento, però purtroppo c’è una parte di me che, forse sbagliando, pensa che per noi sia un po’ più difficile trovare un happy ending.

Esiste l’amore?

Sono i giorni di Natale: la palestra è semivuota, tutti a brindare e festeggiare, magari soltanto per la consuetudine di farlo.

Come fosse una sorta di imperativo kantiano, insomma; proprio come quello che, a volte, aggrega vaste tavolate di sconosciuti che si definiscono parenti (ma non si ritrovano mai in altre occasioni).

Mario è di buon umore stavolta: ride e scherza, con me e con tutti, mentr’io ignoro ogni individuo, al di fuori di lui e di coloro che mi sono particolarmente simpatici, e mi concentro nell’esecuzione degli esercizi.

E così, di lontano, lo ascolto mentre racconta:
– Non sono innamorato di lei, però ci sto bene.
Davide, che è un ragazzone grande e grosso ma pieno di bonomìa, sembra quasi risentirsene per quest’uscita.
Così lo rintuzza:
– Ma come?
– Non esiste niente, l’amore non esiste, c’è solo…
E poi seguono qualche gesto osceno ed un sorriso un po’ forzato.
Solo una volta ho perso la testa – continua Mario – ma lei ha detto di no.
E con questa precisazione, dopotutto, si è già contraddetto.

Io frattanto sono ai cavi ad allenarmi. Mi chiedono di intervenire sulla questione scabrosa, ossia se l’amore esista o meno.
E mi viene soltanto da dire, e Mario concorda, esiste pecché t”o ccrire, ossìa esiste dal momento che ci credi.

Non è insomma un’entità tangibile e tantomeno immutabile, ma piuttosto si avvicina alla categorìa delle cose ch’io definisco stati mentali, come la felicità.
Che materialmente nemmeno c’è, però prende vita nel momento in cui uno, più o meno stupidamente, inizia a raccontarsi d’essere al settimo cielo.

Pornocommento / Twink & bear

Ieri questo blog è esploso di visite, quindi è il momento giusto per dedicarci ad un pornocommento, che in genere ripaga sempre in termini di numero di clic.

Partiamo allora da questi due ragazzi dalla faccia simpatica, un twinkettino ed un orsacchiotto, così accontentiamo tutti.
Che poi sono entrambi dolcissimi. Diamo i voti, però.

ORSACCHIOTTO
Tecnica: 7-
Buono svolgimento, a tratti monotono.
Impegno: 8
Si ravvisa particolare dedizione nell’opera e adeguato appetito.
Deepthroat: 6 ½
Non male, ma si richiede più resistenza e profondità.

TWINKETTINO
Tecnica: 6 ½
Svolgimento monotono ma buona pressurizzazione delle labbra.
Impegno: 4 ½
Inizia bene ma si stanca subito; trascina a lungo l’esecuzione in modo svogliato, scadendo nella manualità per lunghi tratti.
Deepthroat
: 5 ½
Nessuna prestazione di rilievo.

Definizione addominale e tonificazione muscolare

Voglio ringraziarti, Locke, per la bellissima mail e per i complimenti.

Mi chiedevi un consiglio in merito alla definizione addominale e alla tonificazione muscolare.

Dunque, per ottenere ciò che desìderi è necessaria una combinazione di più fattori che sono:

  • Alimentazione
  • Allenamento
  • Riposo

Si è soliti raffigurare questi tre elementi come lati di un triangolo la cui area rappresenta i risultati. Questo per dimostrare come ciascuno di essi influisca nell’ottenimento degli obiettivi.

Si tratta di argomenti complessi che non posso riassumere in un post unico e per i quali ti invito a fare ricerche.

Perché per esempio potrei scrivere di limitare i carboidrati ad alto indice glicemico ma, da sola, non sarebbe un’informazione parecchio esplicativa.
Allora ti dirò soltanto: mangia poco, bene e spesso. Così facendo scanserai i picchi glicemici e favorirai una regolazione in positivo dei centri della sazietà nel tuo cervello.

Riguardo all’allenamento ti si chiede costanza. Devi dedicartici almeno due volte alla settimana, ma – se puoi – anche più frequentemente (3 è il numero perfetto per cominciare).
Tuttavia, allenamento non significa soltanto esecuzione di crunch ed esercizi per l’ipertrofia, ma anche attività cardiofitness.
Allenarti ad esempio nella corsa ti aiuterà a bruciare lo strato di adipe che ricopre l’addome – e questo è indispensabile.
Per ottenere risultati apprezzabili ti si consiglia ovviamente di eliminare il tabacco, il che ti consentirà di non avere in circolo nel tuo organismo livelli abnormi di monossido di carbonio, un veleno potentissimo che rimane elevato nel tuo sangue fino a dodici ore dopo l’ultima sigaretta. Esso si lega all’emoglobina ed ostacola il trasporto di ossigeno che, come sai, è alquanto necessario al nostro corpo, soprattutto nelle attività sportive e nella crescita muscolare (anche per non sovraccaricare il cuore).

Riguardo al riposo, ti si raccomanda di dormire almeno otto ore a notte: l’organismo ne ha bisogno per potersi migliorare. E inoltre sappi che allenare i muscoli quando sono pesantemente doloranti è davvero controproducente.

Detto questo, in bocca al lupo e grazie di avermi scritto.

Ralph McTell – Michael in the garden

Di Ralph McTell avevo già parlato a proposito di Streets of London.
Però tanti ignorano che nel suo repertorio vi sono anche diverse altre canzoni dai testi segnatamente lirici ed evocativi.
E soprattutto mi riferisco a Michael in the Garden che tratta il tema dell’alienazione mentale, dell’isolamento, dell’unicità.

L’immagine di un bambino abbandonato, che piange tra i cespugli e vede cose inesistenti, si contrappone a quella d’una schiera di individui sani e savi, pronti a giudicarlo e sentenziare che le sue rotelle sono fuori posto.

L’autore si chiede chi davvero abbia un problema. Perché, in fin dei conti, i sapienti sono pur sempre ciechi: in grado di pontificare, etichettare, classificare – è vero – eppure, dall’alto della loro scienza, compiutamente incapaci di accostarsi alle immaginifiche percezioni del bambino.

E dunque, se non vedono, come fanno davvero a comprendere?
Michael, frattanto, dispiega le ali e vola, attraverso la mente. È libero e felice poiché sfugge alla prigione della realtà.

Pagina 20 di 39« Prima...10...1819202122...30...Ultima »