Il sesso gay ai tempi di Facebook

La nuovissima generazione ha dalla sua l’enorme vantaggio che pressappoco tutti i suoi componenti sono già iscritti ad un social network, nella fattispecie Facebook.

Alcune osservazioni spontanee: si abbassa sempre più l’età della consapevolezza del proprio orientamento e delle prime esperienze; urge per questo educare i giovanissimi all’utilizzo del profilattico, moltissimi sono assolutamente disinformati.

Se pensate che sia Lady Gaga la beniamina di una certa generazione, almeno a giudicare dalle mie ricerche, siete in errore.
I brittaroli sembrano molti di più, ma talvolta le due sindromi convivono pacificamente.

Adesso occupiamoci di alcuni casi specifici.
Per esempio, secondo voi, quali sono le preferenze sessuali di questo ragazzo?
Secondo me dovrebbe essere più chiaro.

Nello stamp che segue non abbiamo a che fare con un ragazzino, però ugualmente credo che questa persona abbia doti nascoste. Molto nascoste.
Come dice il blogger Davey, if you can reach my heart, you can have it.

Questo Salvatore invece è parecchio giovane e sembra anche intelligente.
Infatti ha afferrato come il messaggio debba adeguarsi al ricevente. Per cui nel gruppo dei gay seri scrive:

Si chiamano orge e non incontri, mi è venuto da pensare.
Poi ho creduto di essere troppo malizioso, finché ho trovato un annuncio della stessa persona su un’altra pagina con finalità più esplicite.

Ecco. Di sicuro poi sarà anche un latinista perché la forma plurale con la i dopo la g rispetta l’etimologia della parola :D

Imbiancando / Vic

Giornate molto intense, visto che stiamo imbiancando una buona parte dell’appartamento.
C’è un disordine maestoso in ogni stanza e una parte di me adora la confusione e la novità.

Senza considerare tutte le centinaia di musicassette di mio padre che sono in giro – così meravigliose da guardare – e tanti adorabili floppy disk del vecchio tipo, quelli appunto da cinque pollici e un quarto.

Più che altro la palestra si è rivelata immensamente utile: mi son sentito abbastanza erculeo a spostare, con uno sforzo non troppo grande, i nostri immensi mobiloni di cui alcuni giocoforza ancora stracolmi.
E uno di essi – grande, lungo, zeppo di abiti – dato che proprio non riuscivo a smuoverlo, l’ho spostato, facendo forza con i palmi appoggiati alla parete, a colpi di gluteo. Tutta tonificazione in quelle zone :P

I muratori sono molto simpatici: giocano a fare gli sketch tra loro, come fossero Totò e Peppino.
Ogni tanto uno urla all’altro: Johnny how are you?, e quello, di tutta risposta, s’inventa qualcosa in una sorta di arabo con lievi influenze ottomane, se ho capito bene.
Oppure enuncia, a gran voce e con qualche errore, il verbo latino sum, es, fui, esse.
In ogni caso: approvàti.

—–

Continuano ad arrivarmi tanti messaggi e telefonate da Ventenne In Carne, che d’ora innanzi chiamerò Vic.
Mi ha detto: non voglio che ricambi, ma mi va di sentirti; scusami se ti do fastidio, ti prego, mi dài il permesso di chiamarti qualche volta?
Non è che potevo rispondere di no, e poi – nonostante l’età giovane ed ingenua – penso sia un tipetto interessante e affettuoso: credo lo rivedrò.

Elogio dei ventenni in carne

Ringrazio coloro che hanno espresso il loro apprezzamento per la mia foto pubblicata l’altro giorno.

C’è qualcosa di molto bello nei ventenni con parecchi chili in sovrappiù.

Forse è il fatto che ti guardano e già si scusano che sono grassi. Portano con sé un profondo disagio, un marchio ignobile, una condanna che pare loro inappellabile.

E non hanno ancora l’età né gli anticorpi per ignorare il giudizio e la cattiveria della gente, per cui finiscono davvero col credere di valere poco.

Hanno molto bisogno di affetto e restano volentieri a coccolarsi con te per ore intere, senza osare nemmeno toccarti nei posti più scabrosi: alla fine bastano loro tanti abbracci e qualche bacio.

Venerano il tuo corpo che gli altri dànno per scontato, ti fanno sentire desiderato e concupito, come se il tuo essere in forma ti rendesse davvero intimamente un uomo migliore.

Poi li guardi e li chiami morbidosi: svengono dalla contentezza e si dimenticano della loro panciera contenitiva.

E si muovono con circospezione, un po’ per la stazza (che non consente loro slanci decisi), un altro po’ per paura, come se davvero fosse in loro il potere di disintegrarti. Allora puoi sorridere ed aggiungere che tu sei forte e indistruttibile.

A quel punto ti osserveranno dritto dritto negli occhi e, dall’alto dei loro quattro lustri, ti chiameranno cucciolo.

Autoscatto con addome basso

Allora, chiariamo una cosa.
Se non avessi giocato con i livelli e con il contrasto la visione sarebbe stata poco nitida.
Però, ecco, non ho creato nulla.

Leo

Leo si strinse a me: non parlava e pareva che tremasse, eppure non si moveva.

«Sai», mi disse, «devo confessarti una cosa…»

E la scelta dei termini lasciava intendere che si trattava d’una sua colpa. Invece proseguì:

«Da bambino ero violentato».

E così, mentr’eravamo abbracciati, mi raccontò la sua storia: orfano di padre a cinque anni, la madre dopo un po’ si risposa.
Lui, finalmente, la vede sorridere di nuovo; sembra che del passato ora possa restare soltanto un’immensa cicatrice sulle carni strinate, ma è pur lecito – talvolta – nuovamente gioire.

Invece no. C’è un solo papà, sopravanzano unicamente gli orchi.
E così il mal uomo instaura un nuovo rito ferale, e lui, cucciolo, si sente responsabile della felicità della mamma: se racconta il suo segreto, i due si lasceranno ed ella piangerà di nuovo.

«Devo riferire questa storia ad ogni persona importante che incontro, altrimenti non sarei me stesso», aggiunge un poco timido.
Io me lo traggo addosso, mi provo a consolarlo più che posso: ha gli occhi scuri e ricolmi di cenere.

Ci vediamo tre volte, lui prende a chiamarmi ogni giorno e mi invita ad uscire con gli amici.
Cerco allora di frenare il suo impeto, voglio essere limpido: se c’è qualcosa di buono verrà fuori col tempo.
Lui sceglie di tornare nel nulla.

Trionfo dello pseudoeterismo

C’è qualcosa di molto più sospetto dell’essere presenti in palestra quando si gioca una partita del Napoli.

Per esempio tu, che oggi cercavi di capire se anch’io ero gay; andavi cianciando di calcio per sviare la verità, ma nel frattempo ti sei illuminato non appena ho risposto al tuo saluto.
Poi mi hai mostrato in bella vista il tuo pene, decisamente barzotto.
Non contento, ti sei avvicinato ulteriormente a me, per ridurre la distanza.
Quindi hai iniziato a phonarti i peli pubici, come se volessi pettinarli secondo una nuova foggia sufficientemente à la page, e nel frattempo il tuo flusso ematico continuava ad essere sostanziosamente convogliato presso i corpi cavernosi.
Io, dal mio canto, ho accuratamente evitato di posare lo sguardo su di te più a lungo dello stretto necessario: la prossima volta non ti spacci per etero.

Così pure tu, che eppure mi sei simpatico!
Sappi che riempire la palestra di urletti non appena il Napoli segna, come se stessi avendo una visione di Lady Gaga appesa alla lat machine, non ti renderà più etero.
Ma proprio, decisamente, no.

E’ svilente mostrare la propria intimità?

Ne parlavo, attraverso Twitter, con un cinguettatore.
Dunque, poiché il discorso è complesso, comincerò con un esempio.

Consideriamo due coppie: i primi sono pornoattori che si esibiscono in cam per far denaro; gli ultimi due, invece, innamorati gelosi della propria intimità che mai si mostrerebbero all’esterno.
Si potrebbe dire che la seconda coppia è legata da un vincolo più puro? Certamente, io credo: l’amore è più nobile dei soldi.

Però, se da questo confronto era semplice giungere ad una conclusione, cosa penseremmo invece nel caso di due fidanzati, evidentemente uniti da un sentimento genuino, che decidessero ad esempio di mostrarsi in webcam?
Dunque, qualcuno – fondamentalista – forse potrebbe concludere che la loro scelta sia indice del fatto che qualcosa non marcia più per il verso giusto.
Avrebbe ragione? Qualche volta. Per esempio, nel caso in cui effettivamente la coppia non fosse più in grado di trovare soddisfazione esclusivamente in sé stessa.
Ma, nell’eventualità in cui l’azione di esibizionismo sia fatta per aggiungere un po’ di pepe alla routine, mi risulta difficile pensare che essa, da sola, possa sporcare qualcosa di autentico.

Io credo che il motivo di molti giudizi duri sia da ascriversi a vecchi retaggi secondo cui era opportuno nascondere il sesso e tutto ciò che in qualche modo avesse a che fare con esso.
Tuttavia, a meno che non concordiamo con questa premessa, secondo me potrebbe essere il caso di rivedere il nostro pensiero.

In verità, io penso che il pudore sia un sentimento nobile e legittimo: rispetto pienamente coloro che, mossi da esso o da altre considerazioni, decidano in questo senso di adeguare la loro condotta. Reputo che seguano un modo ugualmente appagante di vivere la sessualità, purché rispondente alle proprie inclinazioni e ai propri desidèri.

Tuttavia, personalmente, non ritengo affatto che la parte più importante dell’intimità tra due persone possa essere rappresentata dalla possibilità di guardarsi a vicenda gli organi genitali.
Che cosa, allora? Secondo me è fondamentale, prima d’ogni altra cosa, il vincolo che unisce quei due individui, il modo in cui due esistenze  – diverse, separate – vicendevolmente si sono avvinte, i loro segreti, i ricordi che li uniscono; insomma, la forza e il quid del loro legame.

Piero

Piero è un ragazzo di origini latinoamericane; l’ho conosciuto dieci anni fa ed incocciato l’ultima volta, per casualità, l’altroieri: si aggirava in libreria, io ero fermo a consultare un testo, e mi ha intercettato. Ho dovuto constatare che è caruccissimo vestito da studente modello.

Ci conoscemmo, dunque, tanto tempo fa: a volte andavamo nei parchi della città per scambiare qualche semplice abbraccio.

Fin dai tempi antichi, e periodicamente ad intervalli biennali, ho costantemente ricevuto proposte di fidanzamento da lui.
E a me è sempre dispiaciuto rifiutarle tutte, ma la verità è che non trovo sufficiente una forte attrazione sessuale per cominciare una storia.

La sua caratteristica fondamentale, comunque, è sempre stata quella di sbucare dal nulla e materializzarsi improvvisamente nella mia vita per poi tornare a dissolversi dopo poco.
Infatti, anche la prima sera che ebbi un appuntamento con Elle, lui comparve, seduto su un divanetto del locale in cui ci eravamo recati.

Oggi si potrebbe dire che siamo amici con qualche piccolo benefit occasionale; alla fine è senz’altro una bella persona: gli voglio bene.

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