Fabrizio De André – Spiritual

De André ha spesso stigmatizzato, nelle sue canzoni, l’ipocrisia ed i moralismi in cui è talvolta facile che i credenti incorrano.
Però, nel contempo, ha scritto anche questo brano che descrive – in modo genuino e profondo – un bisogno, che definirei perfino laico, di spiritualità, di preghiera, di ricerca della fede.

Mi piace instaurare un rapporto one-to-one con Colui-che-spero-ci-sia, quindi apprezzo questo pezzo che purtroppo, invece, lo stesso Faber ha poi sminuito («Bisognava finire un disco che era scarso come minutaggio»).

Ma, a parte tutto, trovo abbia decisamente un netto valore apotropaico e propiziatorio.

Messaggi da cestinare

Apro la posta di Me2 e purtroppo scopro che, come sempre, la maggior parte dei messaggi in arrivo è totalmente inutile.

Grazie, vorrei poter dire lo stesso, ma le tue foto dove sono? E in più quella tripla X, che fa?  Mi prende in giro, lasciandomi illudere che vi possa essere un’immagine hot quando non c’è, appunto, un cazzo?

Mi sa che mi confondi con qualche amico tuo.
Sebbene io mi masturbi frequentemente e con molto gusto, non sono solito farlo in cam.
Escludendo, ben inteso, qualche caso non frequente in cui io stia comunicando con un’altra persona, discretamente carina, che farebbe lo stesso; ma che quindi non può permettersi di chiamarmi segaiolo, salvo abbia ben radicate vocazioni autolesioniste.

Hai detto che studiavi lettere? Sei sicuro?
A limite dovrei valutare se precluderti l’eloquio, tappandoti in qualche modo la bocca.

Dunque ti rivolgi a me iniziando con l’insinuare che io possa non esserlo? Nice move.

Cominici col definirti un maschio. Ebbene lo sono anch’io; mica lo scrivo?
E poi cosa vuol dire “conoscenza, capisci a me”?
Le cose si chiamano per nome, senza ipocrisia, e magari con un tocco di classe, se è possibile. Per esempio, io adoro parlare di “contatto fisico”.
Trovo sia un’espressione efficace e non volgare che sottende anche l’essere bisognevoli di un po’ di pène.

Considerazioni sull’empatia

Sam Richards è un sociologo e in questa conferenza parla di empatia, cercando di far comprendere ad un pubblico americano cosa voglia dire essere nei panni di un terrorista iracheno.
Questo tema, in generale, mi è particolarmente caro perché è ciò che cerco di fare da sempre; ossia: uscire dal mio corpo, dalle mie idee, dalla mia persona, ed indossare il ruolo di qualcuno che sostiene le ragioni opposte alle mie.

Per esempio, immagino di identificarmi con un fondamentalista cristiano conservatore e poi, invece, di essere gay.
Oppure rifletto sulla mia vita, osservandola esattamente com’è ora, e quindi penso a come mi comporterei se fosse l’opposto.
O ancora, mi figuro felicemente fidanzato e anche, subito dopo, mi dipingo single.
Qualunque situazione, insomma, che ammetta stati contrastanti e opposti, è adatta a quest’esercizio.

Che, tra l’altro, trovo particolarmente illuminante quando decido di riflettere e meditare.

Personalmente, ho appreso questo: la verità è sempre sfaccettata e non appartiene mai integralmente ad una prospettiva unica.
I discorsi, quindi, che mettono da parte sfumature e scale di grigio soffrono, spesso, di errori macroscopici e distorsioni.

Autoscatto con spazzola

Improvvisiamo uno scatto, au naturel.
(altro…)

From the beach

  • Un nonno, capelli bianchi e pelle adusta, fa il bagno con la sua piccolina, cinque o sei anni. E le sussurra all’orecchio: «Ma no che non ti serve il reggiseno, quando crescerai le donne staranno tutte con le zizze da fuori».
    Sì, la pedagogia deve aver raggiunto nuove e più sublimi vette :D
  • Una donna, urlante bassifondista tamarra, si rivolge alla sua creatura: «Pìgliame l’aifòn a dint’a burzetta».
    Ma rob de màtt – dicono a Milano: adesso questo giocattolone lo usa anche certa gente!
    Per la cronaca, io tifo Android (che tra l’altro continua a fare passi da gigante).
  • Mi càpita a fianco un ragazzo asiatico chiaramente in vacanza con i genitori. Mi fissa, un po’ impacciato.
    Cavoli, quanto è caruccio. Dicono che una certa razza ce l’abbia piccolo.
    Ma io sono convinto che a farglielo crescere ci penserei poi io.
  • È ora di rincasare: la gente si accalca e fa capanello attorno al pullman che è diretto alla stazione.
    Ma siamo in troppi. L’autista inizia a dire che deve chiudere le porte.
    Gli astanti brontolano, una signora si erge a paladina di tutti e spiega che in realtà lo spazio c’è.
    Ne sorge una mezza tarantella: uno spiega che il bus è lungo solo nove metri e non vuole perdere la patente professionale trasportando passeggeri in sovrannumero; l’altra controbatte che non è ammissibile arrivare a casa troppo tardi.
    Il conducente la incalza, lei comprende di avere torto e scende. Gli altri si rassegnano ad aspettare.
    Io, frattanto, guardo l’autista e gli sorrido, in pieno stile Gabrielle Solis.
    Dopodiché monto a bordo. Si parte.

Buone vacanze

La flessione delle visite mi informa che siete tutti in vacanza.

Dunque, anche questo blog se la prenderà comoda.

À bientôt!

Il viaggio che immagino

È agosto: il caldo afoso non aiuta a scrivere, nemmeno di sera.

Però qualche pensiero sempre s’infiltra nella mente, sfiora le dita e si trasforma in sequenza di bit.

Le uniche vacanze che vorrei per me stesso non possono ancora accadere e, a questo punto, la mia casa vale quanto qualsiasi altra comune destinazione.

Nell’anima si portano dentro tutti i luoghi del mondo, si dice – ed io ci credo.

Tuttavia, se vi state chiedendo come e per dove vorrei partire, vi rispondo subito.

Mi piacerebbe davvero trascorrere almeno qualche anno in un sito remoto e abbandonato. Non sarebbe una vacanza, ma piuttosto un esperimento di vita, che protrarrei indefinitamente nel caso in cui ne fossi soddisfatto.

La verità è che la civiltà e il capitalismo cominciano a starmi molto stretti: avverto, invece, il forte desiderio di appartenere ad un posto in cui mi sarebbe impossibile accedere a qualunque comodità della vita moderna.

Volete che spinga il mio sogno all’estremo? Immagino una tribù cosiddetta primitiva in cui, per esempio, porterei la scrittura, una specie di novello Sequoyah. Anche senza che si sapesse mai di me, ché non sarebbe la fama il mio desiderio, ma il benessere.

Certo, forse sono in molti ad indugiare in fantasticherie simili, finché si limitano ad essere almanacchi della mente.
Sogni bislacchi che spesso svaniscono al contatto arido con la realtà.

Nel mio caso, però, avverto qualcosa di diverso.

Attualmente, sono legato alla mia città nativa dalla necessità di essere d’aiuto a mia madre.

Ma in futuro, onestamente, mi vedo privo di qualunque vincolo.

Nel cuore, questo è vero, porto anche altri affetti importanti; ma la vita funziona in un certo modo, si sa: ciascuno costruisce il proprio microcosmo e non è che io potrei entrarci più di tanto.

E allora, quale motivo avrei di trattenermi qui?

Adoro l’informatica, ad esempio. Ma essenzialmente perché la vedo come un mezzo comunicativo importante in una società davvero distratta. In un altro tipo di contesto non sarebbe affatto necessaria.

E anche: non mi interessano i soldi, il prestigio, la carriera; non corro dietro al lusso; non ho pretese particolari.

Forse soltanto un compagno di vita potrebbe vincolarmi in qualche modo. Però non sono affatto sicuro di riuscire più a figurarmelo.

Frattanto, il tempo continuerà a scorrere.

Manic Street Preachers – Postcards from a young man

Mi piace molto il tema che questa canzone affronta: lo scontrarsi degli ideali con la realtà quotidiana.
Per lo stesso motivo, ho adorato il telefilm Kyle XY che, essenzialmente, descrive come perfino un’anima pura sia costretta a scendere a compromessi con il mondo.

Il fatto è che le esperienze ci formano, sempre. Ed impariamo ad evitare il ripetersi delle cose che ci hanno addolorato, anche per questo siamo in continua evoluzione.
Però, di base, è vero anche che è pressoché infattibile riuscire a stravolgere la propria natura: e io, per mia somma sventura, sono uno schifoso sognatore romantico.
Di quelli che portano sempre con sé un malloppo grande così di emozioni e sentimenti e vorrebbero tanto credere che non saranno mai delusi.

Bene: ho fatto il mio coming out quotidiano.

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