Consiglio ad un amico

La domanda che mi ponevo è come deve agire una persona che:
 cerca di tutelare sé stessa, la sua salute, la sua libertà
non ha scelto di essere nel ruolo in cui è
non è stata preparata a trovarvisi, anzi l’opposto
non è mai andata contro nessuno, ma si è limitata a scrivere i suoi pensieri al computer.

Sinceramente io credo che costui, se non fosse completamente soddisfatto, avrebbe diritto a scegliere soluzioni eccezionali. Inoltre penso che, anche se lo fosse, potrebbe ugualmente ravvisare la mancanza di talune condizioni essenziali.
Pare opportuno notare che, in ogni caso, le decisioni si prendono alla fine, non a metà del percorso. Comunque io penso che egli dovrebbe andare avanti per tutto il tempo necessario al totale appagamento d’ogni suo desiderio, ad ogni costo, nei limiti dell’etica che lui rispetta.
Tutto ciò tenendo a mente che con la forza, il complotto, la congiura, la menzogna e la corruzione si può incettare molto. Per questo motivo egli dovrebbe ricordarsi che, di fronte al mondo, egli è impotente.
Idealmente dovrebbe essere in grado di disporre del suo destino, ma — se non gli fosse consentito — avrebbe da comportarsi in modo da ottenere, cosa nemmeno questa garantita, di comandare su altri più impalatabili aspetti che lo riguardino.

Tiziano Ferro – Potremmo ritornare

Ho saputo che quest’oggi è in uscita l’album “Potremmo ritornare” di Tiziano Ferro, così sono corso ad ascoltarlo su Spotify.
Non l’ho fatto interamente perché la musica bisogna godersela a pieno, però ho ugualmente sentito qualcosa.
E anche se oggi non credo di esprimermi al meglio, volevo lo stesso radunare qui sopra alcune considerazioni.
Ho dovuto cercare il testo scritto per concentrarmi adeguatamente sulle parole, ma dunque:

∙ “Il conforto” sembra esattamente voler lenire e cullare, e ci riesce benissimo. Ecco, allora non sono l’unico a cui il sonno non è amico, e poi «per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio».

∙ “Potremmo ritornare” ha sicuramente un tono intimista, ed io sulle emozioni degli altri non metto bocca. Però, talvolta, anche se parzialmente, esse si sovrappongono alle mie.
Il brano infatti mi ha ricordato:

1) che, da adolescente, scrivevo e recitavo preghiere, alla cerca di emozioni e desideri mai esauditi;
2) che, in tema di perdono e odio, magari può esser vero per qualcuno che i sentimenti negativi a volte preludano a quelli positivi, ma — per quanto mi riguarda — anche se la rabbia mi tenta e ghermisce ordinariamente, essa mai si trasforma in un sentire annichilente o distruttivo;
3) che ho pianto in passato con qualcuno, ma non con un essere umano con cui mi ritenessi profondamente legato;
4) che la vita travolge e subissa all’improvviso, come io so bene;
5) che in un’altra esistenza ho anelato l’altrui approvazione, ed oggi mi accorgo di quanto fatuo questo placet sia;
6) che quando c’infliggono delle ferite non è mai agevole soppesarle in gravità e numero (“tornerai ferito grave“, si canta in quest’album);
7) che avrei voluto imparare a canticchiare “a voce alta” queste parole, ma oggi purtroppo non ce la faccio;
8) che mi domando se abbia senso parlare di troppo amore, oppure se — forse — questo sentimento nella sua forma più genuina include in sé stesso l’iperbole.

Se si pesa il cuore con entrambi le mani cosa succede? Io, piuttosto, nel 2013 mi son fatto una ecografia, e questi sono i risultati. 
Sono incoraggiato dal sapere di disporre di un muscolo cardiaco particolarmente resistente, come mi hanno sempre ripetuto sin dall’infanzia, tuttavia l’indistruttibile in medicina non esiste, checché ne dica qualche mente mediocre. Per questo servirebbe ripetere l’esame.

A me stesso

Lungi da me il giudizio morale inappellabile, soprattutto verso altri esseri umani. Se non si conosce a sufficienza sé stessi, figuriamoci se ci si può calare negli altrui panni, nell’altrui vita, o nelle esperienze e nella biochimica di individui che non siamo noi.
Però magari certe azioni, anche dopo un lungo rimuginìo, rimangon frutto di compromesso e sollevano perplessità etiche, pur rinunciando ad emettere stigmi definitivi.
Ed alla fine credo che molte sventure da me sperimentate possano essere riassunte come la conseguenza di qualcuno che è venuto a patti con la propria coscienza per ragioni che non spetta a me sondare.
Quindi oggi il mio sentire, da sempre attento all’etica, vorrebbe ancor più provare a raggiungere la migliore moralità che possa ottenersi, ed avere anche il coraggio di fare rinunce a dispetto dei propri egoismi.
Oltre alla salute, auguro questo a me stesso. Per voi, scegliete voi.

El amor engendra el amor

 


Me gustaba escribir también cuando era niñito: cada vez que un cuaderno se terminaba se lo daba a mi padre que lo entregaba a su colega de Palermo.
Él contestaba a través de una larga carta en la que analizaba mis preferencias de estilo y disertaba sobre mi concepción de la vida, generalmente con palabras muy lisonjeras.
Yo me quedaba deslumbrado: de veras mis escritos escondían significados tan profundos? Pero, sin embargo, si alguien los encontraba, puede ser que estuviesen allí, lo que me animaba a aplicarme más.
Pensaba en eso porqué me acordé del proverbio inglés ‘love begets love’ (‘el amor engendra el amor’) y creí con una ráfaga de esperanza que a veces eso occurre.
Y ojalá las buenas obras hallen una forma de devolver lo bueno que hicimos en maneras inimaginables.
Quizás en aquella ocasión la vida nos agradece porqué la ayudamos a afirmarse.
Y yo también agradezco a quien me ayude.

In italiano qui.
English version here.

Fedez e Mika – Beautiful disaster

Conobbi questa canzone di Fedez e Mika sbirciando sul mio Spotify.
Notai che qualcuno la ascoltava, e allora mi precipitai a farlo anch’io.
C’è un qualcosa di travolgente in questa musica, in queste voci, in queste parole: è come se il brano ti portasse sull’orlo di un precipizio, al di là del quale s’intravede baluginare una speranza.
L’idea che mi faccio è quella di avvenimenti che siano burattinati da un “destino malevolo. Lo dice la parola stessa disastro che etimologicamente più o meno vuol dire «stella avversa».
E questo mi riporta alla mente gli «star-crossed lovers» della tragedia shakespeariana: in quel caso, come si sa, la sorte «pietosa e turbinosa» (nella traduzione di Goffredo Raponi) culminò con la morte.
Ci sono altri esiti per le sventure che oltrepassino una certa soglia? Tutto è possibile, ma allo stesso tempo non si può escludere che prima o poi si scelga la strada intuitivamente più agevole.

Articolo 31 – 2030

Da adolescente ascoltavo frequentemente gli Articolo 31.
E quando partiva il brano 2030 l’inquietudine mi pervadeva: anche se vivevo in un mondo ovattato, quella canzone riusciva a tirarmene provvisoriamente fuori.
Era come se acquistassi per un momento gli occhi di chi vede e conosce. Ed un brivido mi attraversava nell’immaginare lo scenario descritto: quello di un mondo che avesse irreparabilmente rovinato sé stesso.
Questo perché le parole a volte parlano davvero. E riescono, quando sanno farsi portatrici di un messaggio, a comunicarlo anche a chi è troppo ingenuo per afferrarlo a pieno.
Basta avere la sensibilità per ascoltarle col cuore.

Do unto others…

In mancanza di sonno, cerco di esporre (sia pure con qualche difficoltà perché oggi scrivere non mi è facile) alcuni pensieri che ritengo importanti.
Il primo tra essi è che ho la coscienza estremamente pulita, e desidero sia così per sempre.
La biochimica, le esperienze subite, l’istinto di autoconservazione, taluni pensieri pensati, possono aver prodotto qualche ammaccatura in me.
Ma quella, magari, sparirà, e soprattutto di essa non ho colpa alcuna: anzi, se dovessi essere totalmente sincero, pur ritenendomi fallibile, giudico negativamente chi la giudica e perciò mi giudica.
Soprattutto perché aver ricevuto nella vita diverse ingiustizie mi ha raffermato tetragonamente nel proposito di sforzarmi a non far mai del male nessuno, ed agire sempre nel modo più morale possibile. Questa è sì un’aspirazione, ma soprattutto una legge scalpellata nella coscienza dal giorno in cui son nato, ed ho costantemente provato ad applicarla.
E forse sarebbe bastato che l’umanità si fosse attenuta a questo solo principio, e non ad altri più superficiali criteri, perché oggi noi esseri umani fossimo immensamente più avanti nel progresso e nel benessere.
Il concetto, rivoluzionario per alcune menti, è che fare gli interessi di tutti coincide in ultima analisi con il badare esattamente ai nostri.
Ciò è semplicissimo da dirsi, ma ributtato con fermezza dall’egoismo che ci divora, il quale in effetti forgia dinanzi a noi una prospettiva errata sul mondo.
Speriamo di essere ancora in tempo a correggerla.

Question time: Perché ti piace studiare il sistema nervoso?

Studiare il sistema nervoso mi piace perché le possibilità ad esso collegate sono infinite.
Esaminiamo allora qualche concetto.

Per esempio una cosiddetta notizia che ha attratto la mia attenzione è stata quella di un chip in grado di controllare i movimenti di un individuo, agendo sul suo cervello. Potete leggere l’articolo in questione qui.

Ciò ha un’importanza fondamentale perché probabilmente, alla luce di questa scoperta, non dovrebbe essere parimenti difficile gestire anche innumerevoli altri aspetti del suo comportamento. 

Ad esempio le nostre preferenze sessuali, alimentari e così via dipendono da quanto queste cose siano in grado di scatenare delle reazioni positive nel sistema nervoso. Siamo programmati per cercare il piacere ed evitare il dolore, quindi se ricaviamo sensazioni positive da qualcosa essa ci piacerà e inizieremo a farla più spesso.

Non solo: il nostro umore e quello che abbiamo voglia di fare, secondo la scienza ufficiale, dipendono dal rilascio di sostanze chimiche che possono renderci felici, tristi, arrabbiati, amichevoli, sospettosi, e finanche folli.

Continuando poi ad approfondire la materia, potremmo magari citare i libri di Oliver Sacks che teorizzano l’esistenza di cellule specifiche dedicate ad ogni concetto di cui siamo a conoscenza: ad esempio questo neurologo, purtroppo ufficialmente deceduto, parla di «Aston Martin cells», che avrebbero il compito di far riconoscere e ricordare le Aston Martin agli appassionati.
Quindi il suo sistema teorico ci lascia dedurre che se rivolgessimo a qualcuno la domanda «Quale macchina hai visto ieri sera?» mentre tali cellule sono attive, probabilmente la persona inizierebbe a vagliare l’ipotesi di aver visto una Aston Martin — e magari se ne convincerebbe.

Inoltre la medicina ci insegna che la vergogna, la paura, i sensi di colpa e la personalità hanno origine nel cervello. Ad esempio uno studio che si trova qui afferma che:

Activations were found for both of these emotions in the temporal lobe (shame condition: anterior cingulate cortex, parahippocampal gyrus; guilt condition: fusiform gyrus, middle temporal gyrus). Specific activations were found for shame in the frontal lobe (medial and inferior frontal gyrus), and for guilt in the amygdala and insula.

Parimenti interessanti sono i processi di oblio, ma anche i correlati neurali della morale che ci consentirebbero di prendere decisioni etiche.

Infine trovo il concetto di ictus molto interessante e spaventoso, sia perché sarebbe in apparenza capitato a mia nonna, allettata per anni, sia perché ultimamente riscontro diverse difficoltà nella lettura e nella memoria in generale.

In ogni caso nozioni come queste sono intimamente affascinanti, e credo continuerò ad interessarmi ad esse, nonostante naturalmente molta conoscenza che circola sia assolutamente fasulla.

Per restare in tema, guarda anche qui e qui. A quest’ultimo link puoi trovare un documentario tratto da YouTube.

Lezioni di vita


Tra le altre cose che la vita mi ha riservato, posso citare qualche momento edificante e sereno: tra questi il privilegio di poter ascoltare i racconti e gli insegnamenti di zio G. i quali hanno saputo educarmi e mostrarmi cosa davvero significhi trovarsi in una situazione difficile.
Soprattutto ho imparato che per raggiungere un fine in cui si crede bisogna mettere in conto anche di perdere la propria vita.
Questo vale in special modo se non si sia mai dato il proprio consenso ad essere in certe situazioni e si abbia la coscienza pulita.

Alcune considerazioni in ordine sparso

Ho appena guardato la timeline del mio Twitter: in essa era citata la parola grazia.
Questo mi riporta alla mente un pensiero di cui sono fermamente convinto: quando talvolta si parla di concedere la grazia a qualcuno, generalmente si intende il perdonarlo per un male ch’egli ha commesso. Ma se per caso si discorresse di grazia in merito ad un individuo che non ha colpa alcuna (ad esempio io), piuttosto che trattarsi di un atto di clemenza ci si potrebbe trovare di fronte ad una calunnia.
E le calunnie e la non piena salute, ad esempio, tolgono a mio giudizio valore e dignità alla vita. Ovviamente però non ci si dovrebbe lasciare abbrancare dalle emozioni.
È più importante aspettare finché sia necessario. Poi c’è tempo, molto tempo davanti a sé, per essere soddisfatti. Oppure naturalmente per non esserlo, con tutte le conseguenze a ciò connesse.
Ed infatti io credo proprio tanto nel concetto di soddisfazione: esso è così intimamente intrecciato con la vita che mi piace ripetere la frase: «I’d rather be dead than unsatisfied».
Quindi il pensiero si rivolge ai miei affetti che, appunto, dànno valore all’esistenza. Credo di essere sicuro di averne alcuni grandissimi tra i miei amici (o magari nel mondo di quelli che un giorno saranno tali) e li ringrazio infinitamente. Tra le persone care, soprattutto, c’è mia madre, e mi auguro che ella resti al mio fianco per i prossimi cinquant’anni.
E sicuramente ― mi scappa da dire ― quando un giorno lontano essa percorrerà altri lidi verrà indubitabilmente meno un motivo fondamentale che mi lega a quest’esistenza.
Dopotutto alle cose, anche a quelle più tragiche, bisogna pensarci con largo anticipo.

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