Missione di salvataggio

Avevo già parlato di Mario, il mio istruttore in palestra.

Oggi nello spogliatoio ha lo sguardo parecchio corrucciato: anzi, si direbbe che il terrore stia per assalirlo.
Mi osserva mentre cerco alla bell’e meglio di riprendermi da un allenamento (midiciale, per via del caldo atroce!) e mi fa:

– Ti prego, aspettami e fammi compagnia.

– Va bene, va bene, tranquillo. Ma ch’è succieso?

– C’è quel ragazzo lì…

Mima il gesto dell’orecchio con cui si allude all’omosessualità. E, senza dubbio, ci ha azzeccato.

– Oi Ma’ – ribatto io – ma tu gli hai dato da parlà fino a mo’!

– Sì, sì, ma c’era gente. Da solo mi sentirei molto a disagio, nun tengo niente contro, ma nun ce pozzo fa’ niente!

Così si spoglia davanti a me, mentre siamo soli, e mi costringe ad assistere.
Da sottolineare che non mi piace, vuoi per l’età, fuori range, vuoi perché difetta dell’unico requisito che la palestra non può fornire: un viso dolce. E poi, volendo essere pignoli, non ha nemmeno una grossa stazza: i muscoli sul suo corpo sembrano soltanto scarabocchi tracciati con la matita.

Comunque, mi fa sentire davvero perplesso, a dir poco; lui quantomeno il sospetto che io sia gay lo ha, che senso ha ciò che ha fatto?

Forse con quell’altro aveva la certezza? Forse vuole farsi guardare?

Insomma, questi presunti etero con le loro turbe omofobe, pur con tutta la buona volontà del caso, mi lasciano molto, molto, molto interdetto :D

M.

M. aveva diciott’anni quando l’ho beccato in chat un sabato pomeriggio.

Sembrava un ragazzino dai modi tranquilli e morigerati: mi ero deciso ad incontrarlo, senz’alcuna pretesa.

All’improvviso mi fa: no, se non me lo fai vedere, niente. E poi gìrati: fai così, fai cosà.

Quale subitanea metamorfosi!

Comunque, era troppo caruccio perché lo scontentassi.

Ci incontrammo: non era oggettivamente bellissimo ma, secondo i miei gusti, estremamente sexy e fascinoso. Soprattutto mi arrapava infinitamente che unisse ad una candida acerbità una lussuria da peripatetica esperta.

Discutemmo educatamente ed in modo composto di molti argomenti cólti, davvero cólti.

Poi, appena fermi, mi spiazzò:  in un secondo si abbassò immediatamente pantaloni e slip e rivolse un deciso gesto di invito verso di me.

Mi sporsi, abbastanza timidamente: lui, invece, con violenza mi spinse, assestò un colpettino sulla mia nuca e poi trattenne il mio capo in suo potere.

Non era previsto: non sono un tipo a cui piace fare certe cose immediatamente e senza scambi di tenerezza. E, soprattutto, preferisco decisamente conoscere prima, e in ogni caso stornare più che si può eventuali rischi per la salute, anche i più piccoli.

Ma, in quel caso, accadde tutto improvvisamente: come facevo a tener serrata la bocca?

Giovanissimo e apparentemente indifeso, assunse completamente il controllo di me e non accennava a lasciarmi andare. Persi istantaneamente ogni velleità di oppormi, ma riuscii ad evitare il rischio più grosso.

Placati che si furono gli spiriti, ridivenne subito dolcissimo.

Dopo quella serata, continuammo a sentirci attraverso Internet; aveva molti corteggiatori, però mi diceva d’aver capito che mi stavo affezionando davvero a lui e non ero falso come tutti.

E lo stesso anche da parte sua. Così, cercai di aiutarlo quando potevo nelle sue attività di scuola e conversando di argomenti vari e disparati sui quali voleva confrontarsi.

Sono convinto che lui abbia un’intelligenza particolare: appena maggiorenne e già appassionato di letteratura, lingue morte, pittura, retorica, cultura in generale.

«Credo molto in te dal punto di vista intellettuale», un giorno gli faccio.

«Grazie: più di me», mi risponde.

Ci rivediamo altre due volte, in cui vi sono alcuni poco innocenti déja vu.

In una di queste mi regala un libro, in segno d’affetto. Non ci perdiamo mai di vista telematicamente.

E a volte mi dice che ha pensato a me e poi mi invita ad uscire con i suoi amici.

Declino ma sono contento.

Questione di fede

È difficile descrivere il mio rapporto con la fede in poche parole.

Io non ho la certezza dell’esistenza di un’entità trascendente, tuttavia credo che non si possa escludere.

Secondo me, potrebbe chiamarsi Gesù, Budda, Visnù, ma anche Pasquale Esposito: a mio modo di vedere, non è importante.

Quale che poi sia stata la sua vita, è argomento parecchio avvincente, ma non penso vi siano notizie sicure: se me la racconterà Lui, con onore ne prenderò atto.

In merito al suo volere, mi pare sia altrettanto difficile stabilirlo da quaggiù e ancor più trovarlo scritto in un libro sacro: credo però sia probabile si manifesti attraverso quella che chiamano voce della coscienza.

Un mio amico testimone di Geova mi faceva notare che essa dice ad ognuno qualcosa di diverso. A questo io rispondo: forse perché dobbiamo fare percorsi differenti in questa vita.

Mia madre mi ripeteva sempre che la fede è un dono. Mi guardava ed aggiungeva: come gli occhi azzurri.

Non si può incolpare chi non l’ha, non è colpa sua.

Mi spiegava anche che secondo lei non è necessario averla per essere ben visti dal Creatore: basta sforzarsi di comportarsi nel miglior modo di cui si è capaci.

Tra i talenti che ho ricevuto alla nascita, io non posso citare una incrollabile certezza in una realtà divina. Ma di certo ho avuto in regalo il conforto della preghiera.

Con questo intendo che da essa, spesso, ricavo serenità.

Perché questo avvenga non so dirlo, soprattutto considerando che, ripeto, non ho certezze. Può essere solo suggestione? Potrebbe, ma se un qualcosa mi fa stare bene e non presenta controindicazioni, perché non farlo?

In ogni caso, secondo me è importante il rispetto trasversale di ogni convincimento, anche quello totalmente ateo.

Il fermo della finestra

La giornata è decisamente afosa, arida, caldissima.
Dall’altra stanza, sento mia madre che mi chiama:
«Aiutami a mettere il fermo a questa finestra».
Salgo sulla poltrona e mi protendo verso l’esterno: ora l’anta è ben fissata, non può sbattere; così l’aria della prima sera invade la stanza.
Osservo il fermo (è fragilissimo ma serve ancora allo scopo per cui è stato creato!) e ad un tratto mille ricordi delle estati della mia infanzia si affastellano dal nulla nella testa.
Condizionatore? Ventilatore? Fanno male.
Aprire la finestra? No, nemmeno si può. Si romperebbe il fermo.
Per questo, da piccolo, sentivo caldo e ci avevo rinunciato. Ora, ovviamente, le cose sono molto cambiate.
Però osservare quel fermo mi tiene con la mente, piuttosto che con l’anta, spalancata. Per esempio, mi ricorda la lavatrice.
Sì, quella che non si doveva acquistare. Perché l’avevamo già.
Funzionava, sì. Soltanto, non si poteva usare: era un modello così vecchio che avrebbe sùbito saturato il contatore per eccesso di kilowatt.
Ne segue che, siccome non si poteva buttare una cosa che funzionava e nemmeno comperarne un’altra perché essenzialmente già la si aveva, il vestiario era lavato a mano.
La filosofia del fermo che si rompe, perciò resti chiusa la finestra, e della lavatrice-che-già-ce-l’abbiamo, trovava altri àmbiti di applicazione.
Però una certa educazione ti forgia e ti fortifica; oggi mi appare tutto superfluo e niente necessario: non credo riuscirei mai a spendere cifre eccessive quando è possibile risparmiare, va contro un qualcosa scolpito troppo in profondità nel mio cervello.
E alla fine impari anche che per vivere serve soltanto trovare l’equilibrio con sé stessi.
Il resto a volte è desiderabile ma sempre in sovrappiù.

Confessioni

Trovo sia interessante osservare le diverse, infinite sfaccettature della sessualità.

Per esempio, spesso ho riflettuto sul fatto che io – se non ho un partner stabile – a differenza di molti, non ho particolari esigenze per sopravvivere: le uniche due cose, a cui non credo potrei rinunciare a lungo, sono la masturbazione e le coccole, fossero anche frutto d’improvvisazione con uno sconosciuto.

«Come fai?», mi han detto in diversi. «A me, nel sesso occasionale, piace soltanto trivellare».
Be’, io invece funziono al contrario: volendo ridurmi all’essenziale, ho bisogno soprattutto di contatto fisico.

Invece, se mi trovo con una persona per me importante – cioè con cui almeno c’è un forte affetto – ciò che più mi dà piacere è procurare piacere.

Non so: è un circolo edonistico vizioso.

Ci sono cose che forse non cercherei mai per me stesso, ma se sapessi soddisferebbero colui che amo o a cui comunque voglio bene, proverei più che posso a metterle in atto.

Per esempio mi sovviene che *** era estremamente eccitato dal toccarmi in autostrada, mentr’era alla guida.
Non si accontentava di palpare: voleva che gli attributi fossero en plein air.
Ricordo le macchine che ci sorpassavano e, sia pure per pochissimi secondi, credo vedessero tutto: io mi industriavo a soffocare un minimo di imbarazzo, però il sapere d’appagarlo al contempo mi eccitava.

Così, un giorno, volli fargli un regalo.
Conoscendo questo interesse, decisi in preda all’estro di praticare su di lui sesso orale frattanto che guidava.
Fu estremamente apprezzato: la sua eccitazione era talmente tanta che ci impiegò solo pochi secondi.
Ovviamente, non fu per niente un comportamento intelligente e, ora che sono patentato, non lo ripeterei di certo: tanto è vero che “al momento culminante del finale travolgente” perse per qualche istante il controllo ed urtammo, senza conseguenze, il guard-rail.
Un lungo momento di terrore, ben meritato.

La stessa persona annoverava tra i comportamenti per lui gratificanti anche il condurmi quasi fino alla fine e poi – come si dice nelle riviste adatte ad un pubblico conservatore – negarmi la gioia.
Mi faceva promettere che, una volta tornato a casa, non avessi provveduto da solo e fossi così ben pronto per il nostro successivo incontro.
In questo caso, però, era il mio egoismo a prevalere: spergiuravo di averlo accontentato ma in realtà mi ero dato parecchio da fare :P

I vecchietti col Mac et al.

Dunque: volevo scrivere qualcosa, ma non so bene cosa.
Ho pensato a diversi possibili post, solo che non so perché la mia mente mi ha suggerito soltanto argomenti porno e per questa volta non va bene: bisogna pur variare un poco :D

Oltretutto, sono anche leggermente a pezzi: sto soffrendo da un annetto di intestino irritabile e stanotte sono stato male fino alle cinque del mattino; alle otto, poi, ci hanno pensato i muratori a svegliarmi con il rumore del martello pneumatico.
Ora ho un cacchio di mal di testa. Vabbè, niente, prendetelo per un saluto.

Vi regalo anche, casomai non la conosceste, una clip di questa adorabile coppia di ottantenni che si è appena comprata un Mac e vuole scattare una foto, invece realizza un filmato.

Did you hear a click?

Plain White T’s – Cirque dans la rue

Adoro questa canzone.

Mi trasmette allo stesso tempo malinconia e gioia, se è possibile; desiderio di vivere il momento; carica per superare gli ostacoli in una grande, immensa fratellanza.
Si uniscano tutti a questo ballo: danzino, signori, danzino.
Venga ognuno in questo cerchio e lasci all’esterno ogni sorta di àncora.

Put me in the front row, make my problems disappear.

I wanna have a party in the middle of the street. Invite all the carnies and the crazy acrobats and bearded ladies and the fire breathers. All the people just like me.

Mario

Mario, nome di fantasia, è il mio istruttore in palestra.
Si fa per dire: ha fatto un corsetto e via. Però la sua passione per il body building è autentica, anche se poi di scienze motorie ne capisce poco.
Quando all’orecchio gli è giunta la voce che io potessi essere gay, ha preso la fisima: ogni giorno trovava il modo di parlare dell’argomento, ma io dopo poco sono diventato bravo a stoppare ogni discussione sul nascere.
Poi ho guardato sul suo Facebook, visto che ha la bacheca pubblica: anche lì è ossessionato dai froci, anche lì fa spesso battute omofobe.

Però, è strano: alla sua età ha soltanto storielle, anche se in realtà vorrebbe una relazione fissa.
Recentemente un ragazzino ha iniziato ad allenarsi: biondino, viso dolce, lineamenti gentili.
Per magia, sembra diventato il suo migliore amico, nonostante i decenni di differenza di età: lo va a prendere a casa ed insieme vanno a correre. Succede soltanto con lui.

Diceva Andreotti che a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina.

Probabilmente, la ragione per cui è così attratto da quel cucciolotto non la conosce nemmeno lui. Avrei una mezza idea.

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