Coppie aperte, chiuse ed ”ammarrate”

Ammarrà è un verbo della lingua napoletana (ma anche di diversi dialetti) che indica, tra le altre cose, l’azione di socchiudere. Tutto questo per introdurre il tema di oggi che nasce da una conversazione telematica di questi giorni.

Ieri sera una mia conoscenza virtuale mi diceva che aveva pensato di, per così dire, aprire la sua coppia, e sollecitava in questo senso il mio parere.

Io sono dell’opinione che l’unica cosa altamente sconsigliabile in un rapporto a due sia mentire ed ingannarsi, contravvenendo così alle regole che insieme si erano stabilite. La coppia aperta, tuttavia, suscita qualche interrogativo in me, ma quelli che esporrò sono soltanto i miei punti di vista e coglierò l’occasione per raccontarvi anche qualche cosetta che mi riguarda.

Il primo interrogativo concerne il sesso. Vi parlerò innanzitutto della mia storia e poi discorrerò più in generale.

Ecco, io sono un gay alquanto atipico: infatti non ho tantissime esperienze nel sesso anale. L’ho fatto solo con due ragazzi, il primo sarebbe il mio ex, il secondo non si capisce bene cos’era, ma comunque ero legato da un forte affetto a lui e ci sentivamo quotidianamente da qualche anno. Con il mio ex sono stato due anni e mezzo, ma le volte in cui l’abbiamo fatto si contano sulle dita di una mano. Lui era bloccatissimo ed aveva paura di trasmettermi una variante dell’epatite che aveva (il vaccino che avevo fatto in realtà mi proteggeva, solo che la cosa non era semplicissima perché, appunto, era una variante non comune) e quindi non l’abbiamo mai vissuta in modo tranquillo e davvero soddisfacente, però lo amavo e non mi interessava. Con il secondo l’ho fatto solo una volta ed è stata la mia unica esperienza bareback.
Nella mia vita da single ho fatto parecchi incontri e nella totalità dei casi mi sono imposto di limitarmi, al massimo, al sesso orale. Non sono mai riuscito neanche ad immaginare di poter scopare con una persona a cui, almeno, non volessi bene. Forse è che ancora devo sbloccarmi, chi lo sa? Questo per dire che mi risulta difficile immaginarmi a fare certe cose con sconosciuti.

Per quanto riguarda gli altri di tipo sesso, però, ho voluto fare una esperienza: ero single ed un amico di chat mi fece sapere che stava per incontrarsi con uno che gli aveva detto che aveva la fantasia di provare a tre. Dopo aver chiarito che il sesso anale era escluso, non ho avuto dubbi nel voler sperimentare.
In realtà, poi, è stata un’esperienza non malvagia, ma un po’ awkward e non particolarmente soddisfacente perché io ed il mio “amico” non ci piacevamo granché, ma ad entrambi piaceva il terzo. Quindi, bene o male, ci siamo concentrati su di lui, e, alla fine, è stato lui a provare un’eperienza diversa, non noi :D
Se mai dovessi ripeterla, quindi, mi accerterei che ci piacciamo tutti e tre e che, quantomeno, si facciano dei turni per stabilire chi deve stare al centro delle attenzioni :D

Questa premessa serve anche a far capire che non sono un puritano ed un bigotto. Però, ciononostante, avrei diversi dubbi nel vivere una relazione aperta:

  • Nei momenti in cui ero davvero innamorato non desideravo altro. Questa fase, forse, è normale che passi, però la gelosia non so se passerebbe. Credo, alla fine che dipenda molto da com’è impostata la cosa. Però una certa parte di me è anche portata a pensare che una coppia che non riesce a soddisfarsi da sola abbia forse perduto qualcosa: uno dei più grandi sostenitori della poligamia con cui mi sono confrontato è un blogger britannico che seguo da diversi anni. Ebbene, da quando si è lasciato con il suo ragazzo di una vita, e si è di nuovo reinnamorato, è tornato ad essere monogamo ed a scrivere che è pienamente soddisfatto, contraddicendo così centinaia di post del passato :D
  • Per via delle mie esperienze personali e di crescita, ho una paura fottuta delle malattie. Qualunque attività sessuale che non sia una sega rischia di trasmetterne anche di gravi, e ci sono dei rischi spesso sottovalutati. Ora, finché si è single, voglio dire, qualcosa la si deve pur fare perché non si può mica campare solo di pippe :D Però, quando si è in coppia, penso che un pelino più appagati sessualmente si debba esserlo, ed allora, fino a che punto vale la pena correrli? Lascio la domanda aperta.
  • Durante la mia carriera di cruiser (o “persona che fa acchiappanza”) ci hanno provato diverse volte con me ragazzi che mi avevano detto di essere in una relazione aperta ma che, però, avevano convenuto di rimanere astinenti in assenza del loro compagno. Peccato che del partner, quando sono stati con me, non vi era traccia: quindi, se queste persone avevano aperto la coppia per evitare scappatelle, è segno che non era servito a granché, anzi, forse, aveva sortito l’effetto contrario.

Quindi, coppie aperte sì o no? Secondo me, dipende dai casi. Per quanto mi riguarda, potrebbe essere, con molti dubbi, al massimo un ni :D
Però, ecco, alla fine, penso anche che, per dirla all’inglese, it’s not all about pleasure. Stare assieme ad una persona comporta anche fare delle rinunce perché si ama il proprio compagno e quindi si sceglie non la strada più piacevole ma quella che rende più felici entrambi. Invece la concezione del sacrificio per amore, e qui parlo in generale, non ha molti adepti. Risultato? Quando non conviene più, ci si lascia e addio. Ed io questo lo chiamo, come già ho scritto: do ut des.

Yann Tiersen – Fuck me

Yann Tiersen non sarà un nome parecchio evocativo per tanti, eppure, tra loro, sono molti coloro che avranno ascoltato ed assaporato con gusto la colonna sonora de Il Fantastico Mondo di Amélie, da lui composta.

Ecco: lui è l’autore anche di questa canzone che mi rilassa, mi fa sorridere e mi intriga. Perché adopera la tanto volgare f word, e non solo, ma lo fa con dolcezza.

E allora, almeno a me, sembra che parli di un’unione più sublime, e che forse trascende il piano fisico. Che tuttavia è sempre lì, ben presente. Make me cum again.


Intro

Inizio questo blog un po’ alla ventura, forse semplicemente per esprimermi, per farmi conoscere e per conoscervi.
Il primo post, del resto, è sempre il più difficile.

Comunque, mi presenterò come un ragazzo gay, napoletano, single, a cavallo tra i venti e i trent’anni. Vabbè, più vicino ai trenta, d’accordo. Rompipalle.

Il titolo di questo spazio prende spunto da alcuni interrogativi che la mia mente, soprattutto quando è buio, partorisce: uno di essi è fino a che punto nella vita abbiamo bisogno degli altri.

O al singolare: di qualcuno che ci guidi, ci voglia bene, resti sempre al nostro fianco, e forse ci salvi dalla solitudine. E cosa poi vuol dire davvero “voler bene” in questo caso? Che ci guardi con gli occhi a cuoricino? Che divida con noi la nostra vita? Che faccia sesso con maestria? Che sia fedele e leale?  Io sono convinto che il requisito più importante sia che nutra un moto di affetto così profondo verso di noi, così grande, così incondizionato, da desiderare di esserci a fianco e da accettare i sacrifici, spesso molto grandi, che ciò comporta.

Però, perché mai qualcuno dovrebbe prendersi questo incomodo? Ed ecco che perfino tanti rapporti sono in realtà un semplice do ut des. Ma, dopotutto, forse la spiegazione è che amare è un po’ una follia, e forse non dipende nemmeno dalla nostra volontà.

Ecco, un post zuccheroso, mielato e diabetico. Vabbè, non importa: in questo blog voglio esprimermi senza freni, scrivere ciò che sento, senza pensare ad altro.

Però alla fine credo anche che quello romantico sia solo uno dei tanti modi per giungere alla serenità. E che quest’ultima possa derivare anche dallo stare bene con noi stessi, dall’assecondare i nostri valori e dal coltivare le nostre passioni.

 

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