Do unto others…

In mancanza di sonno, cerco di esporre (sia pure con qualche difficoltà perché oggi scrivere non mi è facile) alcuni pensieri che ritengo importanti.
Il primo tra essi è che ho la coscienza estremamente pulita, e desidero sia così per sempre.
La biochimica, le esperienze subite, l’istinto di autoconservazione, taluni pensieri pensati, possono aver prodotto qualche ammaccatura in me.
Ma quella, magari, sparirà, e soprattutto di essa non ho colpa alcuna: anzi, se dovessi essere totalmente sincero, pur ritenendomi fallibile, giudico negativamente chi la giudica e perciò mi giudica.
Soprattutto perché aver ricevuto nella vita diverse ingiustizie mi ha raffermato tetragonamente nel proposito di sforzarmi a non far mai del male nessuno, ed agire sempre nel modo più morale possibile. Questa è sì un’aspirazione, ma soprattutto una legge scalpellata nella coscienza dal giorno in cui son nato, ed ho costantemente provato ad applicarla.
E forse sarebbe bastato che l’umanità si fosse attenuta a questo solo principio, e non ad altri più superficiali criteri, perché oggi noi esseri umani fossimo immensamente più avanti nel progresso e nel benessere.
Il concetto, rivoluzionario per alcune menti, è che fare gli interessi di tutti coincide in ultima analisi con il badare esattamente ai nostri.
Ciò è semplicissimo da dirsi, ma ributtato con fermezza dall’egoismo che ci divora, il quale in effetti forgia dinanzi a noi una prospettiva errata sul mondo.
Speriamo di essere ancora in tempo a correggerla.

Question time: Perché ti piace studiare il sistema nervoso?

Studiare il sistema nervoso mi piace perché le possibilità ad esso collegate sono infinite.
Esaminiamo allora qualche concetto.

Per esempio una cosiddetta notizia che ha attratto la mia attenzione è stata quella di un chip in grado di controllare i movimenti di un individuo, agendo sul suo cervello. Potete leggere l’articolo in questione qui.

Ciò ha un’importanza fondamentale perché probabilmente, alla luce di questa scoperta, non dovrebbe essere parimenti difficile gestire anche innumerevoli altri aspetti del suo comportamento. 

Ad esempio le nostre preferenze sessuali, alimentari e così via dipendono da quanto queste cose siano in grado di scatenare delle reazioni positive nel sistema nervoso. Siamo programmati per cercare il piacere ed evitare il dolore, quindi se ricaviamo sensazioni positive da qualcosa essa ci piacerà e inizieremo a farla più spesso.

Non solo: il nostro umore e quello che abbiamo voglia di fare, secondo la scienza ufficiale, dipendono dal rilascio di sostanze chimiche che possono renderci felici, tristi, arrabbiati, amichevoli, sospettosi, e finanche folli.

Continuando poi ad approfondire la materia, potremmo magari citare i libri di Oliver Sacks che teorizzano l’esistenza di cellule specifiche dedicate ad ogni concetto di cui siamo a conoscenza: ad esempio questo neurologo, purtroppo ufficialmente deceduto, parla di «Aston Martin cells», che avrebbero il compito di far riconoscere e ricordare le Aston Martin agli appassionati.
Quindi il suo sistema teorico ci lascia dedurre che se rivolgessimo a qualcuno la domanda «Quale macchina hai visto ieri sera?» mentre tali cellule sono attive, probabilmente la persona inizierebbe a vagliare l’ipotesi di aver visto una Aston Martin — e magari se ne convincerebbe.

Inoltre la medicina ci insegna che la vergogna, la paura, i sensi di colpa e la personalità hanno origine nel cervello. Ad esempio uno studio che si trova qui afferma che:

Activations were found for both of these emotions in the temporal lobe (shame condition: anterior cingulate cortex, parahippocampal gyrus; guilt condition: fusiform gyrus, middle temporal gyrus). Specific activations were found for shame in the frontal lobe (medial and inferior frontal gyrus), and for guilt in the amygdala and insula.

Parimenti interessanti sono i processi di oblio, ma anche i correlati neurali della morale che ci consentirebbero di prendere decisioni etiche.

Infine trovo il concetto di ictus molto interessante e spaventoso, sia perché sarebbe in apparenza capitato a mia nonna, allettata per anni, sia perché ultimamente riscontro diverse difficoltà nella lettura e nella memoria in generale.

In ogni caso nozioni come queste sono intimamente affascinanti, e credo continuerò ad interessarmi ad esse, nonostante naturalmente molta conoscenza che circola sia assolutamente fasulla.

Per restare in tema, guarda anche qui e qui. A quest’ultimo link puoi trovare un documentario tratto da YouTube.

Lezioni di vita


Tra le altre cose che la vita mi ha riservato, posso citare qualche momento edificante e sereno: tra questi il privilegio di poter ascoltare i racconti e gli insegnamenti di zio G. i quali hanno saputo educarmi e mostrarmi cosa davvero significhi trovarsi in una situazione difficile.
Soprattutto ho imparato che per raggiungere un fine in cui si crede bisogna mettere in conto anche di perdere la propria vita.
Questo vale in special modo se non si sia mai dato il proprio consenso ad essere in certe situazioni e si abbia la coscienza pulita.

Alcune considerazioni in ordine sparso

Ho appena guardato la timeline del mio Twitter: in essa era citata la parola grazia.
Questo mi riporta alla mente un pensiero di cui sono fermamente convinto: quando talvolta si parla di concedere la grazia a qualcuno, generalmente si intende il perdonarlo per un male ch’egli ha commesso. Ma se per caso si discorresse di grazia in merito ad un individuo che non ha colpa alcuna (ad esempio io), piuttosto che trattarsi di un atto di clemenza ci si potrebbe trovare di fronte ad una calunnia.
E le calunnie e la non piena salute, ad esempio, tolgono a mio giudizio valore e dignità alla vita. Ovviamente però non ci si dovrebbe lasciare abbrancare dalle emozioni.
È più importante aspettare finché sia necessario. Poi c’è tempo, molto tempo davanti a sé, per essere soddisfatti. Oppure naturalmente per non esserlo, con tutte le conseguenze a ciò connesse.
Ed infatti io credo proprio tanto nel concetto di soddisfazione: esso è così intimamente intrecciato con la vita che mi piace ripetere la frase: «I’d rather be dead than unsatisfied».
Quindi il pensiero si rivolge ai miei affetti che, appunto, dànno valore all’esistenza. Credo di essere sicuro di averne alcuni grandissimi tra i miei amici (o magari nel mondo di quelli che un giorno saranno tali) e li ringrazio infinitamente. Tra le persone care, soprattutto, c’è mia madre, e mi auguro che ella resti al mio fianco per i prossimi cinquant’anni.
E sicuramente ― mi scappa da dire ― quando un giorno lontano essa percorrerà altri lidi verrà indubitabilmente meno un motivo fondamentale che mi lega a quest’esistenza.
Dopotutto alle cose, anche a quelle più tragiche, bisogna pensarci con largo anticipo.

Ictus (Stroke)

Stroke is when poor blood flow to the brain results in cell death. There are two main types of stroke: ischemic, due to lack of blood flow, and hemorrhagic, due to bleeding. They result in part of the brain not functioning properly.[1] Signs and symptoms of a stroke may include an inability to move or feel on one side of the body, problems understanding or speaking, feeling like the world is spinning, or loss of vision to one side among others.[2][3] Signs and symptoms often appear soon after the stroke has occurred. If symptoms last less than one or two hours it is known as a transient ischemic attack (TIA).[3] Hemorrhagic strokes may also be associated with a severe headache.[3] The symptoms of a stroke can be permanent.[1] Long term complications may include pneumonia or loss of bladder control.[3]

(Source: Wikipedia)

Love begets love

Even when I was no more than a child, I liked writing.
When a notebook was over, I gave it to my father and he passed it on to his colleague from Palermo.
And he wrote a long letter sifting through my words, ferreting out my thoughts about life and extolling my perception.
But on my part I was sincerely befuddled to comprehend that such a plethora of meanings was concealed within my sentences. On the other hand, if someone did excavate them in my prose and laid them bare, there had to be a kernel of truth in that interpretation. And that’s precisely why my motivation soared.
I was reminded of this by thinking of the proverb ‘love begets love’, and I said to myself with a slight twinge of hope that in some occurences things might possibly be like this.
Good deeds may give back to us  in unpredictable ways  the offspring of the positive things we accomplished throughout life.
Life herself becomes grateful to us because we indirectly help her in her process of self-affirmation.
And likewise I believe in gratitude.

In italiano qui.

Il bizzarro funzionamento di Planetromeo

Sono sempre stato un estimatore di Planetromeo: credo sia davvero un sito di riferimento per la comunità LGBT per quanto concerne la ricerca di partner.
Apprezzo molto come questa risorsa sia accessibile da quasi qualunque piattaforma, fissa o mobile, e mi piacciono le sue funzionalità innovative.

Tuttavia, recentemente mi capita che i miei account sul sito diventino improvvisamente non funzionali, nel senso che ogni messaggio che invio risulta praticamente non letto, come si vede dalla sottostante acquisizione di schermo.

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Il problema sembra risolto quando creo un nuovo account, ma converrete che non è un modo soddisfacente di procedere.
Mi accingo a compiere proprio quest’ultima operazione: funzionerà? Sarà si spera l’ultima volta che sarò costretto ad agire così?

Scriverò altri post se i problemi dovessero persistere.
Ringrazio in ogni caso lo staff di Planetromeo per la collaborazione e l’attenzione.

(Update Nov. 20)  Al momento utilizzo questo profilo che in questo istante sembra funzionare. Il nome utente è wwwwcanibesavedcom.

Love begets love

Anche quand’ero bambino mi piaceva scrivere: ogni volta che finivo un quaderno lo affidavo a mio padre che lo portava ad un suo collega palermitano.
Questi rispondeva con una lunga lettera in cui analizzava le mie scelte stilistiche e discorreva sulla mia concezione della vita, generalmente con belle frasi molto lusinghiere.
Io un po’ mi meravigliavo: ma davvero dietro le mie parole si celavano significati così profondi? Però, se qualcuno li percepiva, magari può darsi ci fossero: quindi ero incoraggiato ad impegnarmi ancora maggiormente.
Pensavo a queste cose perché ho ricordato il proverbio inglese love begets love (l’amore genera amore) e mi son detto con tono appena speranzoso  che qualche volta forse le cose stanno così.
E le buone azioni, magari, potrebbero trovare un modo di restituirci il bene commesso in vie che nemmeno ci figuriamo.
Forse la vita stessa, in quel caso, ci diventa riconoscente, poiché noi indirettamente l’abbiamo aiutata ad affermarsi.
Alla riconoscenza dopotutto io ci credo.

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