Sonno, sogni e dormire

Continuiamo a scrivere questi post dedicati alla lingua ed alla cultura napoletana seguitando a parlare di sonno, sogni, e dormire (magari torneremo ancora sull’argomento!).
In napoletano, così come in altre lingue, vi è una sola parola per indicare i due distinti concetti italiani di sonno e sogno (‘o suonno). La cosa va da sé: dormire è sognare, sognare è dormire.
Si potrebbe mai immaginare di dormire e non sognare, o – peggio – di non ricordare i propri sogni?
La canzone napoletana ha spesso trattato quest’argomento con grande lirismo. Per questa ragione ho scelto sei canzoni che mi piacciono particolarmente e sono dedicate a questo tema:

* Aggio perduto ‘o suonno
* Suonno ‘e fantasia
* Vieneme ‘nzuonno
* Suonno sunnate
* Lasseme sunnà
* Scetate

Threesomes (‘E ccose a ttre)

A Napule se chiammeno “’e ccose a ttre”. I’ putesse addimannà a dduje amici d’’e mie ‘e fa’ coccosa anziemme sotto ‘e llenzole ‘mbaranza tutt’e ttre, o ammacare tènere ‘na relazzione a ttre pperzone.
V’’o ‘mmaggenate comme cagnasseno ‘e ccanzone napulitane si ‘stu fatto pigliasse pere? Avessemo ‘a cantà chella canzone ‘e Carosone e dicere: “’A cinche mese nun durmimmo cchiù, ‘na vucchella vurrìamo scurdà, ce ricite comm’amma fa’?”.
‘E mise addeventasseno cinche – e no tre! – pecché tuttecose addeventa cchiù assaje quanno ‘o tiempo passa e ‘a suggità cagna.
Nun ve fa parià pure a vvuje?

Threesomes in Naples are called “’e ccose a tre”. I could ask two of my friends to have some fun and sleep together, all three of us. Hey, we could have a threeway relationship, couldn’t we?
Could you guess how Neapolitan songs would get changed if our mores evolved?

We should sing that Carosone’s song like this: “We’ve not been sleeping for five months, we’d like to forget our lover’s little mouth, tell us how we gotta do?”.
Yes, I said five months – and not three! – because everything gets magnified with the passage of time and the transformation of our society.
Isn’t that legit?

Valorizzazione della lingua napoletana

Da adolescente adoravo la lingua napoletana: ho deciso che ho messo da parte questa passione per troppo tempo. Per questa ragione d’ora innanzi risponderò ironicamente in napoletano ai tweet della mia timeline quando avrò voglia.
Saranno cinguettii irreverenti e volgari, ma hanno come unico scopo il divertimento e la valorizzazione di un linguaggio così bello. Non c’è l’intenzione di offendere nessuno, piuttosto quella di testare i social media ed il modo con cui ci interfacciamo con essi. Voglio vedere chi risponde e come lo fa, chi mi desegue, chi mi blocca, eccetera.

Question time: Sei una persona ordinaria o stravagante?

Mi sono sempre considerato un po’ stravagante, ma nessuno ha mai dubitato con ragione della mia intelligenza o dei miei valori etici.
Citerò comunque alcuni esempi di accadimenti casuali che casualmente mi hanno reso quel che sono.

1) All’asilo vomitavo tutte le mattine.
2) Al liceo trascorrevo le notti a studiare, e non a dormire.
3) Da bambino, quando provavo a cantare, ero enormemente stonato. Anche oggi lo sono, però a volte riesco a cavarmela un po’ meglio unendo la mia voce a quella di altri più abili di me.
4) Ho imparato a scrivere prestissimo, ma all’inizio non è stato semplice: tracciavo infatti lettere enormi e sgraziate che attraversavano obliquamente il foglio.
5) Non ho mai saputo disegnare: quando provavo a rendere la sagoma di un uomo, ad esempio, i piedi prendevano la forma di piccole patate. Attualmente sono a livelli impercettibilmente superiori, o quasi.
6) Fino ai diciannove anni ero fruitore di materiale pornografico eterosessuale o lesbico, ma poi questo ha iniziato a lasciarmi indifferente.
7) Pur disponendo ora di ottima salute sotto un profilo psichiatrico, nel 2013 ho subìto un TSO.

L’elencazione potrebbe andare avanti ancora a lungo, ma mi fermerò qui.

disegn

Question time: Quando hai avuto la tua prima erezione?

Mi sovviene che da bambinetto a volte sentivo il bisogno di stare sdraiato a pancia in giù e di strusciarmi: con il senno di poi posso ricostruire che quelle fossero erezioni ed accenni precoci di masturbazione.
Inoltre, attorno ai dieci anni, alcuni coetanei – sotto il pretesto di giocare tutti insieme – afferrarono tra le altre cose le mie mani e le sovrapposero, costringendole a dare dei colpettini sul mio pene. Allora inequivocabilmente mi eccitai, nonostante la giovanissima età (pur non sapendo cosa mi stesse succedendo) e ricordo che essi indicarono la mia tuta rigonfia, esclamando: “Guarda là”.
Nel corso degli anni questi episodi (ed altri ancora, come quello già raccontato di Guglielmo all’asilo) mi sono spesso tornati alla mente, suscitandomi miriadi di interrogativi sulla sessualità, ed a volte ho immaginato di rivivere quelle scene che mi avevano coinvolto in età infantile.
Oggi, invece, mi sforzo più che posso di distaccarmi da quei pensieri, sebbene di tanto in tanto tornino alla mente. Ci avevo pensato per l’appunto anche nel 2011 quando ne riferii su queste pagine.

‘A cunfessione ‘e Taniello

Mi è capitato tra le mani un libro di poesie che comprai quand’ero al liceo.
Ricordo che la nostra classe era in uscita, ed incrociammo sul nostro cammino una bancarella con vari testi.
All’epoca la lingua napoletana era una delle mie principali ossessioni, perciò fui sùbito attratto da questo tomicino azzurro.
Si parlava di erotismo ed anche quest’argomento mi intrigava, data l’età che avevo.
Quando lessi ‘A cunfessione ‘e Taniello ne fui sinceramente divertito, ma cominciai a riflettere sul metasignificato.
Partiamo dal testo: in quei versi Taniello – peccatore inveterato – confessa i suoi misfatti al frate in confessione, ma al contempo si sente rassicurato nel valutare il suo agire perché segue sterilmente altri precetti religiosi, e la seconda cosa compenserebbe la prima (chello va pe cchesto).
Il colmo è che intrattiene una tresca persino con la sorella del religioso. Quest’ultimo però, con una salace punchline, conclude affermando di far l’amore con la madre di Taniello.
Il pensiero che ne scaturisce è il seguente: il concetto di compensazione è davvero moralmente inappuntabile? Ad esempio, posto che fosse etico far esperimenti sugli animali, potenziare l’udito giustificherebbe un peggioramento della vista? Un’abilità particolarmente sviluppata discolperebbe per la causazione di uno o più handicap IRREVERSIBILI ad un essere vivente che non abbia colpa alcuna né libertà di scelta in materia? Immaginiamoci poi l’arrecare danni e basta, di modo che la vita divenga un insieme di limitazioni!
Sembrerebbe dunque che il mio ragionamento regga, e che questi versi riescano a spiegare un concetto così complesso, eticamente parlando, attraverso l’utilizzo di immagini familiari per chiunque, in quanto afferenti alla dimensione dell’eros.
La nostra esistenza, ovviamente, è sempre dettata dalla casualità (la quale però è magistra vitae) e ciò è a tutti enormemente lampante, ragion per cui mi interrogo su cosa il fato m’abbia voluto comunicare facendomi incappare in questo componimento.

‘A cunfessione ‘e Taniello

Taniello, ch’ave scrupolo,
mo’ che se vo’ ‘nzurà,
piglia e da Fra Liborio
va pe se cunfessà.
– Patre, – le dice, – io roseco
e pe niente me ‘mpesto;
ma po’ dico ‘o rusario,
e chello va pe cchesto…
Patre, ‘ncuollo a li ffemmene
campo e ‘ncopp’a ‘o bburdello;
ma sento messe e prèreche
e chesto va pe cchello.
Jastemmo, arrobbo… ‘O prossimo
spoglio e lle dongo ‘o riesto;
ma po’ faccio ‘a llemmosena…
e chello va pe cchesto.
– E mo’, Patre, sentitela
st’urdema cannunata:
‘a sora vosta, Briggeta,
me l’aggio ‘nzapunata… –
Se vota Fra Liborio:
— Guaglió, tu si Taniello?
Io me ‘nzapono a mammeta,
e chesto va pe cchello!

(Marchese di Caccavone)

Getting to know your brain

Different parts of the brain control specific aspects of our behavior. Localized parts of the brain have specific functions. If you could stimulate different parts of my brain you could control my movements, my memories, and even my personality. Poke my brain over here and my arm would twitch, poke it here and I’d remember my first kiss, do it up here and I’d be filled with a tremendous Hulk-like rage!

My favorite passage from ‘De Profundis’

Society, as we have constituted it, will have no place for me, has none to offer; but Nature, whose sweet rains fall on unjust and just alike, will have clefts in the rocks where I may hide, and secret valleys in whose silence I may weep undisturbed. She will hang the night with stars so that I may walk abroad in the darkness without stumbling, and send the wind over my footprints so that none may track me to my hurt: she will cleanse me in great waters, and with bitter herbs make me whole.

(Oscar Wilde)

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