Suffering is one very long moment

Non vi è razionalità alcuna nella tortura, nella sofferenza, nella cattiveria: danneggiare gli altri significa al postutto depauperare il valore di ciò che ci circonda, e a cui tutti a piene mani attingiamo per esistere nel miglior modo possibile.
Vi sono tuttavia dei sostrati biologici che indicano le circostanze in cui si assumono certi errati comportamenti, ed anche alcune ottime ragioni per ritenere che il concetto di colpa debba fortemente essere stemperato da considerazioni di ordine autobiografico, biochimico, ambientale, di modo che esso ne risulti grandemente ridimensionato, e forse quasi annullato.
Se tale premessa sembra però adeguata per stornare gli eccessi del giustizialismo, non lo è invece per ordire un alibi, ovvero per abbandonare quell’afflato che spinga all’automiglioramento.
La verità, infatti, è che in noi custodiamo anche istinti bassi e miserevoli: l’umanità ne è stata provvista dalla notte dei tempi, e vieppiù ne dispone ora che agisce in modo macchinale ed invasato.
Si tratta di meccanismi posti molti secoli fa dalla natura a difesa di predatori e pericoli di vario genere. Utilizzarli oggi con l’intento di perseguire finalità egemoniche, materialiste e dominatrici fatalmente equivarrebbe al percorrere un sentiero unidirezionale verso la disfatta.
Nel mio caso, tuttavia, sono almeno confortato da una coscienza assolutamente limpida.

There is nothing rational in torture, in suffering, in evil deeds: hurting other people is tantamount to impoverishing the milieu by which we are surrounded and from which we derive our glee in life.
However, our biological patterns provide us with an insight into our deviant behaviors, so that we can esteem with good reason that the very idea of culpability must be matched against autobiographical, biochemical and societal motives. In the wake of this comparison, we can hardly find little room for placing the blame.
And that is why we should be wary of a mere and pedantic application of justice, but still bear in mind that we cannot acquit ourselves, unless we actively pursue the amelioration of who we are.
It is true that our befouled instincts reside within us, and that nature has bequeathed them to us since ancient times, but nowadays, in this mechanical and deranged universe, they seem to be magnified.
Those mechanisms were meant to protect us from predators and sundry dangers of every ilk. If we were to use them with hegemonic and materialistic intents we would be bound to the doom and gloom of our society.
In my case, though, my unblemished conscience is my utmost relief.



Questo è un post di admin scritto in data 16 maggio 2017 alle ore 15:44 e appartiene alla categoria English, Personale. Puoi seguire i commenti a quest'articolo attraverso un feed apposito. Sei invitato a lasciare un commento. Non è consentito il ping.

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