The Ark – The most radical thing to do

Adoro quest’album dei The Ark.
Sì, è vero che vi sono legato da un ricordo personale, in quanto piacevano ad uno dei miei ragazzi.
Ma non è solo quello: ne apprezzo la musica e giudico i loro testi semplici, intelligenti, spesso in linea con il mio modo di pensare.
Per mia natura, infatti, sono portato a diffidare da chi scrive cose tremendamente astratte, molto immaginifiche ma prive di coesione narrativa: spesso infatti nasconde, dietro espressioni vacuamente suggestive, una carenza nello scopo, nel fine, nel messaggio da comunicare.

Qui, invece, con grande semplicità, gli Ark (sì, dovrei scrivere nuovamente: i The Ark però, perdonatemi, non ce la faccio)  elencano  una serie di azioni percepite dai più quali scelte radicali: darsi alla prostituzione, abbracciare il sacerdozio, proclamarsi figlio di Dio, smettere di lavarsi i denti, eccetera.

Ma concludono: la scelta più radicale, e difficile, è quella di amare un individuo, anche se la società tenta, in tutti i modi, di scoraggiare questi ideali (But the most radical thing to do is to love someone who loves you, even when the world is seemingly telling you not to.)

Poi c’è una frase che, come dire…  it totally strikes a chord with me! If only i were writing in english! So, yep, back to italian.
Dicevo, mi ci rispecchio parecchio: I don’t know what’s wrong or right but i know what’s worth a fight.
È così: non ho certezze assolute nella mia morale, però alcune cose, ed alcune persone, mi trasmettono la carica e la voglia di lottare per costruire un qualche sentimento positivo.

La canzone termina con l’esternazione di un desiderio irrealizzato: I wish that i could be that radical!



Questo è un post di admin scritto in data 13 giugno 2011 alle ore 13:59 e appartiene alla categoria Chiave di violino. Puoi seguire i commenti a quest'articolo attraverso un feed apposito. Sei invitato a lasciare un commento. Non è consentito il ping.

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