Uno sguardo alla cronaca

La giornata di oggi è piena zeppa di notizie di cronaca per niente desiderabili.
Lasciate, dunque, che esprima un paio di commenti.

La Norvegia e il mondo tutto sono sotto choc per l’efferato massacro portato a termine da Anders Behring Breivik, il quale, tra l’altro, si definiva cristiano fondamentalista, e perciò tutti i giornali hanno riportato questo dato, in modo assolutamente scontato.
Ma davvero basta definirsi in un certo modo per esserlo? Perché non mi sembra che nel messaggio di Cristo, per quanto pedissequamente e intransigentemente lo si voglia seguire, si inciti, in qualche punto, a commettere eccidi.

La seconda notizia di oggi è questa: secondo uno studio dell’Osservatorio Europeo per la Sicurezza, la media continentale delle notizie di nera è del 28%, mentre in Italia si arriva a punte del 91,7%; ben poco spazio, invece, è riservato alle questioni economiche e sociali.
Tutto ciò non mi meraviglia: la tendenza era ben nota in tutta la sua dilagante drammaticità a chiunque seguisse, anche solo distrattamente, il mondo dell’informazione italiana, specie televisiva.
E la sensazione netta è che il giornalismo si stia ammalando di caccia allo share oltre il limite patologico e del buon gusto, oltre ad asservirsi in modo sempre più corrotto ai poteri dominanti.
Si cammina dunque a grandi falcate verso una realtà in cui sarà soprattutto una certa fascia di internauti – attraverso siti, blog e social media – ad informare attraverso il passaparola.

La terza notizia riguarda la morte di Amy Winehouse, probabilmente da attribuirsi ai suoi problemi con le droghe e l’alcol, a quanto sembra. E la cosa non mi sorprende, considerando che queste sostanze fanno ammalare il cervello e le aree di esso deputate al processo decisionale, alla sopravvivenza, alle emozioni.
In ogni caso, mi dispiace.
In giro per la rete, invece, si trova anche tanta facile ironia.
Ritengo che dinanzi alla morte si debba tacere. E, per quanto mi riguarda, vale anche per il trapasso di Bin Laden.
Mi muove soprattutto il rispetto nei confronti del valore della vita di un essere umano ma, più oltre, anche quel che riguarda il trascendente, ciò che oltrepassa la nostra limitatissima realtà materiale.
E io credo che il trascendente meriti rispetto (per lo stesso motivo non mi piace sentire bestemmiare: ma è un’altra storia).
Oggi, però, non mi incazzo più: ho capito che una certa sensibilità non appartiene a tutti e non si può imporla per decreto.
Così sorrido su quella che mi appare pochezza di spirito e guardo avanti.



Questo è un post di admin scritto in data 23 luglio 2011 alle ore 21:40 e appartiene alla categoria Personale. Puoi seguire i commenti a quest'articolo attraverso un feed apposito. Sei invitato a lasciare un commento. Non è consentito il ping.

Un commento

  1. Dario ha detto:

    mi dispiace per amy winehouse, un talento sprecato :(

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