Riflessioni personali

Sono state giornate cariche di preoccupazione, tristezza e rabbia.
Dunque, non so quanto il lettore comprenderà ma, poiché scrivo per sfogarmi, mi si perdoni se lo taglio un po’ fuori per questa volta.

Dicevo, preoccupazione perché, qualunque cosa mi venga detta, io mi fido delle mie sensazioni.
L’utilizzo del sesso e dell’etanolo come coping mechanisms porta con sé molti rischi, ancor più se vi è tra loro associazione (limitandosi ad un piano pragmatico, il primo non è mai safe ma al massimo safer; ed il secondo porta con sé, tra gli effetti, il suo addictive potential e la induzione a correre rischi; e scusate l’inglese, ma sono abituato a leggere di queste cose nella lingua di Albione).

Tristezza e rabbia, poi, perché ho ricevuto insinuazioni su di un sentimento bello, puro ed incondizionato che da decenni porto nel cuore.
Anche se sono fatto di carne ed ossa, certe frasi sono ugualmente dolorosissime, brutali, infamanti.
Offendermi su questo vale peggio che farlo su me stesso. Solo una persona (che chiamerò con un nome a caso, il primo che mi viene in mente, vediamo: Subaru Fossergrim; ma come li penso?) ci era riuscita fin ora e, a distanza di undici anni, ricordo ancora il dolore di quel momento con estrema lucidità.
Ero al pc, l’orologio di sistema segnava le 16.38, c’erano aperti mIRC, Outlook e Napster;  ho conservato uno screenshot mentale nitidissimo di quell’attimo. In sottofondo, la televisione accesa blaterava di calcio.
Il concetto era lo stesso e la frase irripetibile ai miei orecchi.
Non tanto per via delle parole (per le quali però il discrimine lessicale poneva enfasi unicamente sul suo aspetto materico e corporale) e nemmeno dell’azione, ma era la sintesi ad essere condotta in una chiave completamente e totalmente errata.
Ecco, non so davvero cosa mi si potrebbe dire di peggio. Forse soltanto: ami tua madre perché vuoi che ti prepari il pranzo.

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Ringrazio il cielo che Elle, il mio ex storico, si è rifatto vivo con grande tempismo. Questo perché la lunga chat che abbiamo fatto, riguardo a noi due, mi ha restituito un po’ di serenità, e solo lui poteva riuscirci.
È bello sapere che non ho amato inutilmente. Anche lui, del resto, conserva e conserverà sempre un posto unico nel mio cuore.

Ritratto di Beniamino

Beniamino, come voglio chiamarlo, frequenta la mia palestra, avrà 25 anni e il suo nome è un po’ strano, ma non troppo.
Beniamino è un po’ effeminato, ma una sottile lanugine gli avvolge il volto ed il collo.
Beniamino canta tutte le canzoni che trasmettono alla radio, anche quelle più strane, senza mancarne una. Lo fa con un tono il più possibile contenuto, ma che a volte comunque straborda.
Beniamino deve aver sofferto molto per essere com’è. Ci tiene a nascondersi e mostrarsi come etero, ma non può ingannare nemmeno una lucertola.
Beniamino ha l’aria un po’ triste appena smette di cantare, allora forse sarebbe il caso che non smettesse.
Beniamino oggi mi ha chiamato per nome, dopo tanto tempo, e mi è parso esitare un pochetto.
Beniamino ha una voce fragile, però quando dice “ciao” la trasforma e sembra divenire un maschiaccio del far west.
Io mi immagino che gli altri gli dicevano:
Ma comme saluti, pari propio ‘nu ricchione!
E lui a casa, davanti allo specchio, avrà fatto gli esercizi di impostazione vocale – dieci, venti, cento ripetizioni – affinché almeno quella parola fondamentale gli sgorgasse maschile e naturale.
Beniamino vorrei abbracciarlo cinque minuti e basta, senza nemmeno baciarlo o toccarlo.
Beniamino viene con me negli spogliatoi e da un po’ di tempo a questa parte cerco di far coincidere la fine dei nostri allenamenti.
Lui fa la doccia ed ha cura di mostrarmi il suo pene. Io in genere indosso la tuta sopra ai pantaloncini, vado a lavarmi a casa e non ho bisogno di spogliarmi.
Ma oggi ho voluto ricambiare la cortesia, perciò almeno mi sono fatto vedere con gli slip aderenti, esitando prima di ricoprirmi mentre mi sforzavo di bere a garganella.
Avrei potuto togliere anche quelli, ma era meglio lasciare qualcosa all’immaginazione.
Lui mi ha guardato, si è svestito, anche lui molto lentamente, e tra le gambe sembrava più contento del solito.
Ci siamo salutati. Mi ha risposto con il consueto tono roboante.

Bravo, Gigi!

Quando uno apre il cuore e tramuta in testo o musica le proprie personali emozioni può essere apprezzato, oppure incompreso, oppure non suscitare sentimento alcuno.

Io sono giunto alla conclusione che molte canzoni di Gigi Finizio mi piacciono per il semplice motivo che fanno nascere in me sensazioni forti.
A livello nazionale questo artista ha avuto poca visibilità, se si eccettuano due festival di Sanremo, ma è molto ben conosciuto a Napoli, già a partire dagli anni ’80.
Vi propongo i brani che apprezzo o mi colpiscono maggiormente.

Maledetta voglia di te mi ha fatto piangere una marea di lacrime: racconta di quella che, almeno per me, è una verità indiscutibile; per quanto possiamo desiderare altrimenti, non riusciremo mai ad eliminare dal cuore qualcuno che abbiamo amato.

Fammi riprovare (che qui pubblico nella versione remix assieme a Mr. Hyde) descrive la sensazione di impotenza e fragilità a séguito di una delusione affettiva.

Ti cercherò affronta il tema della ricerca dell’amore vero, in cui l’essenza di noi stessi possa completarsi. L’artista si chiede quanto tempo manca perché lo ritrovi nuovamente.

Il cuore in gioco ha un ritmo sincopato come il sesso: lui riesce finalmente ad ottenere il corpo di lei, ma il suo tormento nasce dal fatto che ne desidera il cuore.

Quante abitudini tratta della disillusione e rassegnazione in campo sentimentale: visto che la maggior parte della storie, raffrontate alle aspettative, ha vita breve, sorge la tentazione di rinunciare a piè pari a cercarne di nuove.

Includo poi questi altri due brani per l’originalità dei temi trattati.

Erotic line traspone schiettamente in musica il tema del sesso virtuale. Ha precorso i tempi ed oggi può adattarsi, senza una piega, al mondo telematico.

Bella di notte è in lingua napoletana. La riporto qui perché racconta la sofferenza provocata dalla disforia di genere. Lo fa con toni abbastanza delicati e molti anni di anticipo.

Criteri d’azione

Non credo – l’ho detto tante volte – alle ricette universali, valevoli per tutti, quelle che se fai così è giusto e se fai cosà sbagli.
Penso che a ciascuno la vita abbia riservato situazioni diverse fin dalla nascita, e perciò ognuno ha da seguire il suo cammino, personale e unicizzante.

Ciò detto, non giudico affatto tutte le scelte equivalenti: ognuna è pur sempre indicativa di qualcosa (dietro c’è un percorso che porta l’individuo a compierla) ed ognuna produce le sue conseguenze, vuoi nel senso positivo che in quello negativo.
E del resto è ragionevole pensare che anche gli obiettivi e le mete della gente siano diversificati, non vogliamo mica tutti la stessa minestra.

Detto questo, ci si potrebbe chiedere se, secondo me, esistano azioni e comportamenti che dovremmo evitare.
Io penso di sì, e schematicamente, secondo la mia personalissima opinione, mi riferisco a quelli che:

  • Causano danno a noi stessi (o rischi elevati che tali danni accadano)
  • Causano danni ingiustificati ad altre persone (o rendono ragionevole l’eventualità che essi si verifichino)
  • Ostacolano a lunga scadenza il perseguimento dei nostri desidèri e dei nostri sogni.

E forse quest’ultimo punto – una sorta di corollario più specifico del primo enunciato – è il più difficile da giudicare, per tutti.

Pensieri

Questi righi, forse, non avranno molto senso ma, per una volta, voglio scrivere in modo decisamente spontaneo.
Il fatto è che oggi, se mi si chiedesse di render conto del mio umore, esso sarebbe assai difficile da definire.
Mi sento – posso azzardare – un po’ triste?, ma non sono neppure bravo a spiegare perché. Forse è che avverto il bisogno di sguinzagliare la mente per concepire qualcosa che mi tenga vivo, ma non ci riesco come vorrei.
In genere ho sempre creduto molto negli ideali, nei valori astratti e puri, belli anche soltanto da immaginare. Non so: provate a figurarvi ad esempio un affetto immenso che non chieda contropartite, oppure uno strenuo combattimento per ottenere alla fine qualcosa di raro e meraviglioso. Non vi si scalda l’animo? Ecco, a me sì.
Però è come se, sempre più fortemente, sempre più spesso, mi rendessi conto del carattere esagerato, fittizio ed illusorio di questi concetti. E, una volta privati delle loro caratteristiche extraordinarie, essi a quel punto si sgretolano senza possibilità di recupero, quasi si inabissano.

Forse non dovrei soffermarmi su queste cose; oppure, magari, sarebbe meglio soltanto che mi limitassi a cogliere le mille proposte di divertimento e sesso che mi piovono addosso da tantissimi fronti e miracolosamente continuo a rifiutare nella maggioranza dei casi.

Eppure, il lato materiale ed edonista di me esiste ed è ben vivo e talvolta si fa prepotentemente sentire. A livello mentale i miei pensieri frequentemente indugiano nella lussuria, forse anche molto più di quanto vorrei.
Ma qualcosa, cosa?, spesso mi blocca.

Magari mi servirebbe proprio come anestesia mentale, magari ne trarrei piacere e basta, magari starei meglio; oppure, forse no, tutto il contrario.

Ecco, perdonate, era soltanto una matassa sbrigliata di pensieri.

Di buon umore

La giornata è meteorologicamente molto grigia oggi, ma il mio umore è ottimo.
Sono appena rientrato dal mio elettrocardiogramma annuale ed ho sorriso quando il dottore mi ha detto che si vedeva che praticavo attività sportiva.
Del resto, basta confrontare questo esame con quello di qualche anno fa; all’epoca il mio stile di vita era del tutto insalubre.

Come si vede, frequenza cardiaca, pressione e perfino il “rumore del cuore” sono tutti molto migliorati: perfetti ora, sballati allora.
Conservo tutti gli accertamenti, quindi non si tratta di rilevazioni isolate: la frequenza cardiaca, che era di 96 (ma anche 100 in altri esami), è oggi 63.
La pressione, un tempo 130/90, è divenuta 110/70.
I toni cardiaci adesso possono definirsi “puri”.
L’attenzione alla salute, insomma, ha pagato.

Poi be’, su altri fronti, ho ricevuto diverse proposte di incontri e ne sono contento.
Non salterà fuori il principe azzurro ma, anche in mancanza di tutto il resto, scambiare quattro chiacchiere con qualcuno di simpatico è sempre piacevole; e soprattutto – lasciate che ve lo dica – sono adorabili i ragazzi modesti che vengono a dirti frasi come: “ma davvero io potrei piacerti?”.
Ad majora a tutti.

Some Jonathan Livingston quotes

So this morning I was walking aimlessly in the bookshop when the little Jonathan Livingston Seagull book called my name.
I had already skimmed through its pages on many occasions but, today, I decided to take the time for a more relaxed reading.
I’m sure many of you already know the story of this seagull, exiled for being different. But here are some inspirational quotes of passages I particularly enjoyed.
They do are food for thoughts.

  • What he had once hoped for the Flock, he now gained for himself alone; he learned to fly, and was not sorry for the price that he had paid. Jonathan Seagull discovered that boredom and fear and anger are the reasons that a gull’s life is so short, and with these gone from his thought, he lived a long fine life indeed.
  • But then the day came that Chiang vanished. He had been always talking quietly with them all, exhorting them never to stop their learning and their practising and their striving to understand more of the perfect invisible principle of all life. Then, as he spoke, his feathers went brighter and brighter and at last turned so brilliant that no gull could look upon him. 
    “Jonathan,”  he  said, and these were the last words that he spoke, “keep working on love.

And yes, my eyes watered when I read this:

  •  “Sully, I must go back,”  he said at last. “Your students are doing well. They can help you bring the newcomers along.”
    Sullivan sighed, but he did not argue. “I think I’ll miss you, Jonathan,” was all he said.
    “Sully, for shame!” Jonathan said in reproach, “and don’t be foolish!  What are we  trying to practise every day? If our friendship depends on things like space and time, then when we finally overcome space and time, we’ve destroyed our own brotherhood!  But overcome space, and all we have left is Here. Overcome time, and all we have left is Now. And in the middle of Here and Now, don’t you think that we might see each other once or twice?”

And if we were to draw a moral from the story:

  • He spoke of very simple things — that it is right for a gull to fly, that freedom is the very nature of his being, that whatever stands against that freedom must be set aside, be it ritual or superstition or limitation in any form.
    “Set aside,”  came a voice from the multitude, “even if it be the Law of the Flock?”
    “The only true law is that which leads to freedom,” Jonathan said. “There is no other.”

Un tipo che mi intriga(va), parte 2

E dire che voi lettori mi avevate avvertito:

Ma in effetti anche io sapevo che non poteva essere vero, diciamo solo che speravo in quel 5% di possibilità a mio favore.
Alla fine trovo buffo che, dopo tanti anni, ancora sono capace di avere qualche slancio di entusiasmo, sia pure raramente.

Il tipo cambia proposito ogni cinque minuti. Chissà cosa gli passa per la testa.

Provo a chiarire ma mi risponde in modo pressappoco incomprensibile.

E quindi, niente, fout-toi. Lo dicono a Parigi, vedete come sono fine?

Diciamo che ora mi aspetterà in panchina. In campo ci richiamo Vic che non vedo da prima delle vacanze di Natale e che, invece di scrivermi “non ci vediamo da tanto”, mi ha inviato una mail alquanto efficace:

I miei complimenti a lui!

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